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L'intervista

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Jason Derülo

Dario Argento N. 62 Luglio-Agosto 2010

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di Elena Del Duca


Il colore della paura è Argento”. La frase, presa come citazione dalla pagina di apertura del sito web ufficiale dedicato al maestro dell’horror, Dario Argento, riassume in poche parole quello che il regista di fama internazionale ha rappresentato per generazioni di appassionati. Da “Profondo Rosso”, passando per “Suspiria” e “Il fantasma dell’Opera”: i trailer di queste pellicole che lasciano sempre con il fiato sospeso, fanno ormai parte dell’immaginario collettivo. Abbiamo incontrato il genio italiano del thriller cinematografico contemporaneo che ci ha appassionato attraverso un inedito “file rouge” che va dai ricordi di un periodo “favoloso”, quello della collaborazione con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci all’attuale crisi inventiva del cinema nostrano. Buona “visione”

Nella pagina di apertura del suo sito ufficiale si legge una citazione: “Il colore della paura è Argento”…

Volevo precisare che non è mia, ma è una frase dell’autore che cura il sito…


Sì, però è bella! Rende l’idea…

(Ride) Certo!


Giallo” è il suo ultimo film, a che cosa fa riferimento questo titolo?

È un film poliziesco, thriller ma non giallo nel senso di genere. Nella storia c’è un’idea legata al colore giallo…


Bene, allora lasciamo la suspense. Il film è stato girato due anni fa e solo il 29 maggio scorso c’è stata l’anteprima al Fantafilm Festival di Roma. Uscirà solo in dvd. Perché questa scelta? Ritorna prorompente la polemica sulle difficoltà di distribuzione dei film in Italia o a cosa è legata?

Penso che sia dovuta alla difficoltà di distribuzione che hanno i film in Italia e anche a quelle incontrate dalla produzione nel realizzare l’opera cinematografica e nel commercializzarla perché non è italiana, è americana, quindi sono proprio problemi che ha avuto la distribuzione durante questi due anni.


A proposito, per la  serie TV americana “Masters of Horror” ha diretto due film: “Jenifer” e “Pelts” rispettivamente nel 2005 e nel 2006…

Quella è stata un’esperienza bellissima fatta con tanti amici americani. “Jenifer” è stato il più venduto dell’anno.


Cosa le piace e cosa invece non le va a genio degli horror americani?

Mah, l’horror americano è un po’ troppo facilone, praticamente c’è sadismo senza nessuna psicologia, c’è violenza. In genere, non è un granché, è piuttosto sempliciotto e facile.


Qual è la definizione di Dario Argento di “suspense cinematografica”?

La suspense è creare emozione nel pubblico. Sottrarre la verità e tenerla nascosta per far capire e non capire. È un po’ complessa. Io penso sempre che la suspense è qualcosa che l’autore ha dentro di sé e non se la inventa nel corso dell’esistenza. È uno stile, un modo di raccontare che un cineasta ha innato.


Abbiamo di recente intervistato Federico Zampaglione che ha dichiarato di considerare lei come uno dei registi di riferimento per girare il suo horror “Shadow”, uscito di recente nei cinema italiani. Ha visto il film? Cosa ne pensa?

L’ho visto, il film è interessante.


È un buon inizio?

Sì, sì, è un buon inizio.


Molti appassionati dell'horror italiano degli anni ’70 - ’80 sostengono che il genere ha smesso inspiegabilmente di essere prodotto nel nostro Paese. Si può parlare di una certa disaffezione? Perché non nascono nuovi registi italiani di horror?

Credo che sia un problema di costi poiché il film horror costano un pochino più della commedia. Sa, in quest’ultimo caso, si prendono degli attori, si piazzano davanti alla macchina da presa ed è fatta, invece il film horror ha bisogno di effetti speciali e di una certa cura e quindi è stato un po’ abbandonato. Se lei fa caso tra i cortometraggi, il 70% di essi sono horror. In realtà, c’è una grande tendenza e desiderio di fare, però poi ci si scontra con i distributori, con i produttori che non vogliono spendere o non hanno da spendere perché ci sono queste ultime leggi che colpiscono il cinema italiano e il cinema di una certa novità che potrebbe essere rappresentato proprio dall’horror o dal thriller.


Ci vorrebbe una nuova legge?

Ci sono manifestazioni quasi tutti i giorni a proposito. Ci vuole per forza una nuova legge. Se non si fa, il cinema italiano è destinato a morire o a restare una cosa misera, un piccolo aspetto del panorama mondiale.


A Taormina ha tenuto una master class. Quale rapporto ha con l’insegnamento? Qual è il messaggio che trasmette volentieri ai giovani cineasti?

Penso che in questo momento i giovani vogliono sapere come si realizza questo genere di film e conoscere la mia esperienza professionale. E io racconterò questo.


La sua biografia potrebbe essere considerata una buona base di partenza per la sceneggiatura di un film… me lo conceda…

(Ride) Certo…


Da adolescente ha, infatti, abbandonato il Liceo Classico, è scappato di casa ed è stato costretto a vivere di espedienti; nella sua permanenza a Parigi, ad esempio, ha lavorato come lavapiatti. C’è stata un’esperienza di quel periodo che ha poi riversato in uno dei suoi film, come un personale transfert?

No. È stata un’esperienza molto passeggera. Poi sono tornato in Italia è ho ricominciato a studiare ma è stata davvero una vera esperienza! Ho iniziato a lavorare prestissimo come giornalista, come critico. La mai carriera è stata abbastanza turbinosa…


Lei ha appunto un passato di critico cinematografico (collaborava con “Paese Sera”). Quando poi è passato dall’altra parte, quindi ha cominciato la sua carriera di sceneggiatore e di regista, qual è stato il suo rapporto con la critica?

Sono stato molto perseguitato dalle critiche, quindi è stata una cosa abbastanza pesante, durata anni. I critici dicevano che i miei film non erano commerciali, non mi capivano. Erano critici italiani. Invece all’estero, come in Francia, in Inghilterra, in America ho avuto una grande risonanza. Ho scritto anche molti libri sui miei lavori cinematografici. Invece in Italia c’è stata più difficoltà.


Ha scritto con Sergio Leone e Bernardo Bertolucci “C’era una volta il west”: cosa le manca di quegli anni e di quelle collaborazioni tra maestri del cinema italiano?

Mi manca un po’ il cinema italiano, che non c’è più, quindi, mi manca per forza; un cinema sperimentale e “sperimentativo” in cui si inventava, un cinema anche grandioso, esaltato in tutti i festival. Anche i colloqui con questi grandi maestri mi mancano moltissimo. Io ero ragazzino, però rimanevo incantato ad ascoltarli…


Dalla descrizione che ne ha fatto, emerge un periodo quasi “favolistico”…

Sì, favoloso: dagli anni quaranta fino alla fine degli anni settanta.


Torniamo al presente. Recentemente è apparso in due episodi della fiction di successo “Tutti pazzi per amore 2” nei panni del Presidente di Commissione cattivo che intimoriva molti alunni e soprannominato “Ugolino”, nome di chiaro richiamo dantesco… scommetto che si è divertito molto ad interpretare questa parte!

Sì, mi sono divertito molto! Me l’ha chiesto il regista, è stato così insistente e anche così garbato che alla fine ho accettato.


Quali sono i “veri fantasmi” di cui le persone dovrebbero liberarsi?

I veri fantasmi sono quelli della cattiva coscienza, del cinismo, del cattivo del governo, del razzismo…


A volte l’immaginazione va oltre la realtà. C’è un episodio di cronaca che le ha provocato un senso di “orrore”?

C’è stato l’episodio di quel padre che in Austria ha tenuto segregata la figlia per anni e ci ha fatto anche figli. Spaventosa quella storia!


Anche sua figlia Asia, come è successo a lei, ha incontrato il cinema in casa. Ha girato come attrice nei suoi film ma ha fatto anche tante altre cose, come anche la dj. Nel vostro futuro artistico è ipotizzabile ancora una vostra collaborazione?

Sì, è pensabile, può darsi!


Ci può rivelare un progetto futuro?

Veramente ancora non ho scritto la sceneggiatura di un altro film. Sto pensando a un altro progetto, ma non sono ancora sicuro al cento per cento di farlo. Vorrei fare Dracula in 3D.


Quindi deve ancora avviare la macchina da presa…

Sì, devo ancora avviare questa macchina! (sorride)


Per concludere, lasci una dedica “profondamente Argento” ai lettori di What’s Up!

Buon horror a tutti