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Rassegna Stampa

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L'intervista

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Jason Derülo

International 8 luglio 2010

Norvegia, arrestati tre uomini accusati di essere legati ad al-Qaeda

 

Tre persone sono state arrestate con l'accusa di avere a che fare con l'organizzazione di un attentato in Norvegia.

A dare la notizia è stata la polizia di Oslo che li sorvegliava da un anno. Sono sospettati di avere legami con al-Qaeda: "Crediamo che questo gruppo abbia avuto collegamenti con persone all'estero a loro volta legate ad al-Qaeda e con persone coinvolte in investigazioni in altri Paesi, tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna", a dirlo è stato il capo della polizia norvegese, Janne Kristiansen.

Due uomini sono stati catturati in Norvegia, mentre il terzo in Germania. Si tratta di un cittadino norvegese, 39 anni, musulmano uiguro della Cina; un iracheno di 37 anni e un uomo di nazionalità uzbeca di 31 anni. La polizia non ha fornito ulteriori dettagli sul luogo esatto dell'arresto nè altre informazioni in merito ai luoghi che avrebbero dovuto essere colpiti. 

(Peacereporter)

 

India, sette morti durante lo sciopero indetto dai ribelli maoisti

In seguito all'uccisione, la settimana scorsa, di uno dei leader dei ribelli maoisti, gli stessi guerriglieri hanno indetto uno sciopero generale di due giorni in diversi stati del Paese.

Durante la manifestazione di protesta, i naxaliti hanno attaccato postazioni della polizia e stazioni ferroviarie provocando sette vittime e diversi disagi alla circolazione dei treni. Per il secondo giorno di fila, diverse regioni del paese si trovano con il traffico ferroviario e il commercio bloccati.

Il primo ministro indiano, Manmohan Singh, ha definito le agitazioni come la più importante sfida di sicurezza interna che sta affrontando ora il suo governo.

I maoisti sono determinati nella loro azione di protesta a vendicare l'uccisione del loro leader, Azad, considerato il numero due dell'organizzazione e suo portavoce. Le autorità hanno dichiarato che Azad è morto durante uno scontro a fuoco ma i guerriglieri credono invece che sia stato ucciso dalla polizia, la quale, ha poi inscenato la notizia del confronto armato.

(Peacereporter)

 

Turchia, il Consiglio d'Europa denuncia: 'troppi minori nelle carceri'

"In Turchia ci sono troppi bambini detenuti". Parole scritte dal Commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, in due lettere inviate lo scorso giugno ai ministri turchi degli Interni, Besir Atalay, e della Giustizia, Sadullah Ergin.

"Occorre una radicale riforma del sistema penitenziario minorile", ha affermato il Commissario. Nel testo delle due lettere, reso noto solo oggi, Hammarberg esprime la sua forte preoccupazione per la situazione nel sud est della Turchia dove i bambini vengono incriminati, processati e detenuti sulla base dell'attuale legislazione anti-terrorismo. "Tutto ciò non è in linea con gli standard internazionali e europei. La detenzione dei bambini dovrebbe essere una misura eccezionale", sottolinea il Commissario.

Secondo Hammarberg il fatto che in Turchia i bambini subiscano, in base alla legge anti-terrorismo, pesanti condanne per atti che in altri Paesi sarebbero giudicati come reati minori, solleva seri problemi sulla proporzionalità che deve esistere tra la pena e lo scopo che con questa si vuole raggiungere. In base a tale legge infatti, in Turchia, un minore può essere condannato a 15 anni di reclusione per aver causato disordini durante manifestazioni considerate pro-terrorismo. Secondo quanto indicato nelle lettere inviate ai due ministri, alla fine del 2009 erano 2.500 i minori detenuti in carcere, di cui solo il 10 per cento è stato effettivamente incriminato.

"Spero - conclude il Commissario - che le proposte di riforma della legislazione anti-terrorismo e la loro futura applicazione aiuteranno a costruire un sistema giudiziario più a misura di minore, focalizzato maggiormente sull'educazione, e forme alternative alla detenzione".

(Peacereporter)

 

Indonesia, l'organizzazione Muhammadiyah lancia l'Islam cosmopolita

Si è chiuso il congresso dell'organizzazione moderata islamica indonesiana, Muhammadyah, il secondo movimento per importanza nel paese e che raccoglie a sé circa 30 milioni di fedeli. Durante l'evento, il vice presidente, Haedar Nashir, ha enunciato il nuovo manifesto che preannuncia una futura collaborazione tra il mondo islamico e l'Occidente, non dimenticando l'impegno politico che è tra le finalità del movimento. L'organizzazione è legata al partito moderato islamico del Partai Amanat Nasional (Pan), facente parte della coalizione del governo indonesiano, guidato dal presidente Susilo Bambang Yudhoyono, in carica dal 2004. Il congresso si è tenuto in occasione, secondo il calendario musulmano, del primo centenario della Muhammadyah. Il movimento, che ha anche auspicato il rifiuto dei conflitti tra le diverse civiltà, è un'organizzazione molto influente in Indonesia, capace di avere un forte ascendente sull'opinione pubblica locale, composta per l'88 per cento da musulmani.

(Peacereporter)

 

Il cuoco di bin Laden patteggia due anni di carcere dopo otto anni a Guantanamo

L'ex cuoco di Osama bin Laden, il sudanese Ibrahim al-Qawsi, sarà condannato dal tribunale di Guantanamo a due anni di carcere e al termine della pena sarà rimpatriato in Sudan. Sarebbero questi i termini dell'accordo che sarebbe stato raggiunto tra l'accusa e l'ex terrorista, secondo indiscrezioni riportate dalla tv satellitare 'al-Arabiya'. Sembra che al-Qawsi abbia accettato di dichiararsi colpevole, come è avvenuto ieri, in cambio di una forte riduzione della pena. La sentenza nell'ambito del processo a suo carico è prevista per il 9 agosto. In caso di una condanna piena per il suo sostegno al terrorismo al-Qawsi avrebbe potuto essere condannato alla pena capitale. L'uomo, 50 anni, e' stato detenuto a Guantanamo per oltre otto anni. Al-Qawsi aveva confessato di aver lavorato nelle cucine di al-Qaida nel campo 'Stella della Jihad' vicino a Jalalabad e di aver viaggiato in Afghanistan con altri membri dell'organizzazione di bin Laden. L'uomo e' stato catturato in Afghanistan alla fine del 2001 dove, secondo l'accusa, combatteva al fianco dei Talebani.

(Studio Cataldi)

 

Grecia, nuovo sciopero contro riforma pensioni

Migliaia di lavoratori greci sono scesi in piazza oggi per chiedere al parlamento di non approvare la riforma del sistema pensionistico, ma la ridotta partecipazione alla manifestazione è un segnale del calo di interesse per le proteste contro le misure di austerity.

Circa 12.000 persone con tamburi, fischietti e striscioni con la scritta "Se non reagiamo, moriremo di fame" hanno sfilato pacificamente verso il parlamento per protestare contro il piano, che riduce gli assegni e alza l'età pensionabile a 65 anni.

"E' orribile, abbiamo pagato tutti i contributi, abbiamo pagato le tasse e non avremo niente", ha detto una manifestante, la 54enne Vaso Spoulou, che ha appena fatto domanda di prepensionamento temendo che la riforma tagli il suo assegno.

Nel giorno del sesto sciopero proclamato dai sindacati dall'inizio dell'anno, gli uffici pubblici non hanno aperto e voli in arrivo e in partenza, traghetti e trasporti pubblici sono rimasti fermi.

La partecipazione è ai livelli di quella registrata nell'analoga manifestazione di settimana scorsa, ma rimane di gran lunga inferiore a quella della protesta del 5 maggio, a cui hanno preso parte 50.000 persone.

Più tardi il parlamento voterà sulla riforma, che rientra nel piano di austerity deciso in cambio del pacchetto di salvataggio Ue-Fmi da 110 miliardi di euro, stanziato per aiutare il Paese ad uscire da una grave crisi del debito.

I parlamentari ieri hanno votato a favore della riforma in una votazione preliminare, risultato che suggerisce che probabilmente il governo socialista -- che ha 157 seggi su 300 -- approverà la riforma oggi nel voto finale, nonostante i dissensi interni.

(Reuters)

 

Bettencourt: accusatrice di Sarkozy ritratta

"In preda al panico", Claire Thibout si è rifugiata dai suoi familiari, nel sud della Francia. Raggiunta dalla polizia, la ex contabile di Liliane Bettencourt, all'origine dell'ipotesi di finanziamento illecito al partito di Nicolas Sarkozy, è tornata sulle sue affermazioni, ritrattando e smentendone molte: questa la ricostruzione del quotidiano Le Monde degli ultimi colpi di scena in questa vicenda che scuote la Francia.

La polizia ha ritrovato ieri la prova del prelievo di 50.000 euro in contanti indicato da Claire Thibout nella sua deposizione alla polizia e nella sua intervista al sito on line Mediapart. Non c'é però alcuna prova - al di là della testimonianza della donna - che quel denaro fosse finito davvero nelle casse della campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy, passando prima dalle mani del tesoriere dei Bettancourt, Patrice de Maistre, poi da quelle del tesoriere dell'Ump, Eric Woerth. Così come non è stato possibile verificare l'esistenza dell'altra tranche della tangente, i 100.000 euro che sarebbero stati prelevati in Svizzera. La Thibout ha confermato di aver consegnato i soldi alla famiglia ma non è sicura della data del 26 marzo 2007, da lei indicata nell'intervist a Mediapart. Confrontando le dichiarazioni della donna, la polizia ha rilevato che in un primo interrogatorio, aveva parlato di una data "fra marzo e aprile" e non era stata così categorica come nell'intervista. La ex contabile non conferma neppure che Sarkozy fosse frequentatore abituale di casa Bettencourt, dove sarebbe andato regolarmente per incassare "omaggi" fin da quando era sindaco di Neuilly: "Mediapart - ha dichiarato a Le Monde - mi fa dire che io avrei dichiarato qualcosa riguardo la campagna elettorale di Balladur (nell'intervista c'erano affermazioni su finanziamenti anche all'ex premier, ndr). E' totalmente falso. E' un romanzo di Mediapart. Così come non ho mai detto che venivano regolarmente date delle buste a Sarkozy". La Thibout rientra a Parigi in giornata, la polizia vuole metterla a confronto con de Maistre per avere finalmente una verità conclusiva. La redazione di Mediapart, che nelle ultime settimane è stata sempre in prima linea nel dare notizie sulla vicenda, fa sapere che le dichiarazioni di Claire Thibout sono state scrupolosamente trascritte nel corso di due conversazioni, alla presenza ogni volta di un diverso testimone indipendente.

(Ansa)

 

 

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