Condividi


Rassegna Stampa

 gen   Febbraio 2012   mar

DLMMGVS
   1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
26272829 
ASIC Resources

Tonight With

febbraio 2012 Calendario
lunmarmergiovensabdom
0102030405
06070809101112
13141516171819
20212223242526
272829

L'intervista

derulo_1.jpg

Jason Derülo

Scienza e Psiche 13 luglio 2010

Estate, la coppia torna... single

L'estate è una stagione tutta particolare anche per la coppia. Alla fine delle scuole sono molte le famiglie in cui lui o lei mandano i figli in vacanza con il coniuge e tornano ad essere single per parte del tempo, da soli a casa. Affari d'oro dunque per una serie di esercizi, come lavanderie, take away, palestre e centri benessere, tanto da trasformare certe abitudini in veri e propri fenomeni di costume. Ma ci sono anche molte coppie in cui lui e lei si lasciano subito prima delle vacanze: ecco come reagire al "lutto", tra restyling personale e domestico,  e nuova vita sociale in vista di un nuovo incontro. Quando si è costretti a rimanere in città dopo aver mandato la famiglia in vacanza, chi resta a casa tende a spendere di più per una serie di servizi che, a famiglia riunita, vengono adoperati con maggiore parsimonia. Soprattutto quando il coniuge che resta a casa a lavorare è l'uomo. Il temporaneo "single" arriva a generare un giro d'affari che in Italia raggiunge i 200 milioni, a tutto vantaggio di lavanderie, ristoranti, palestre, servizi di wellness, come emerge dall'indagine 'Abitudini e costumi estivi' dell'Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, condotta su quasi 600 imprese lombarde e da un'elaborazione su dati del Registro Imprese. In Lombardia, sono soprattutto gli uomini a rimanere soli in città mentre lei è via con i figli, il triplo rispetto alle donne al lavoro mentre lui è in vacanza. (78% contro il 22%). I papà da soli a casa spendono in media quasi 60 euro in più rispetto al resto dell'anno, mentre se a casa resta lei, spende solo 43 euro. Quando si ritrova "single a tempo" l'uomo va di più al ristorante (34,7%), fa uso di lavanderie e tintorie (20,2%), o prende il cibo al take away (l'8,1%), prevalentemente da solo (57,2%) e occasionalmente con amiche e amici (35,3%). Se è lei, invece, a restare, approfitta della maggiore libertà per dedicarsi a sé in palestre, centri sportivi ed estetici (28,6%) uscire a cena (24,5%) molto spesso in compagnia: il 61,2% frequenta di più amici e amiche.  Se invece lo stato di single è dovuto a una ragione più seria, ovvero a una crisi coniugale che ha portato alla rottura della coppia, scocca l'ora del "restyling" per tornare splendide e trovare un nuovo fidanzato. L'importante è "non colpevolizzarsi, elaborare il lutto, concedersi pure un momento di tristezza, ma reagire e tornare a vivere". L'indicazione arriva dalla giornalista Betta Andrioli, anche lei "felicemente separata dal suo primo marito" e autrice di un frizzante "Manuale della neoseparata" (Edizioni Red!), che insegna a tornare in piena forma in sei mesi e a trovare un nuovo fidanzato. Tutto questo passa  attraverso un'operazione di "restauro" fisico, dalla dieta al trucco e parrucco, remise en forme della casa e nuova vita sociale. Anche se, spiega l'autrice, una grossa delusione d'amore può capitare in qualunque fase della vita, "quando si riesce a elaborare il lutto e a ributtarsi nella mischia, ci si sente delle ventenni anche a quarant'anni-e-passa".

Quando una donna ritorna single, di solito fa tre cose: prima si abbuffa di cibo, poi si mette a dieta fino a trasformarsi in uno stecchino, e dopo ancora va dal parrucchiere e gli dice "fai tu..." Eppure non c'è niente di più sbagliato. Il manuale suggerisce una strategia di dieta intelligente, il giusto look tra make up e pettinatura, che cosa salvare e cosa buttare dal guardaroba e come fare lo shopping giusto. L'importante è tornare a pensare "da single", dal restyling domestico per cancellare i segni degli anni passati insieme nella stessa casa, fino a quel che c'è da  imparare per rendersi davvero autosufficiente. Per quanto riguarda la vita sociale, è imperativo allargare il giro di amicizie: e scegliere i posti giusti per mettersi a caccia di un nuovo fidanzato. "Se l'obiettivo non è una storia di (solo) sesso o fidanzarti con il primo che passa - si legge - devi discostarti dal cliché sociale della 'lei' che cerca disperatamente un lui". Tra i posti alternativi spiccano i supermercati: durante la settimana dalle 18 alle 20 sono pieni di scapoli che fanno la spesa, dopo essere usciti dall'ufficio. Ottimo terreno di caccia sono anche i negozi gourmet, stavolta soprattutto di sabato. Attenzione anche a associazioni umanitarie e politiche, partite di calcio ed eventi sportivi, specie se di sport estremi, molto amati dagli uomini. E alla fine, quando scocca il momento di "letto e dintorni", il manuale suggerisce un vademecum per affrontare insicurezze e paure sotto le lenzuola nei confronti del nuovo partner.  Con tanto di test a punti per vedere "a che punto siamo" sul cammino della rinascita.

(Tgcom)

 

Il caldo che piace agli italiani

Caldo sì, ma senza esagerare. La temperatura "giusta" è tra i 24  e i 26 gradi. La bevanda più dissetante? E' il latte freddo. Gli occhiali da sole più efficaci sono quelli che hanno le lenti marroni o verde-grigio, mentre il piatto ideale per le torride giornate estive è prosciutto e melone. A indagare sulle preferenze degli italiani  nelle giornate afose e sul loro rapporto con il caldo estivo è il portale  www.staibene.it, tutto dedicato alla salute e al benessere realizzato in partnership con il CNR. Con un dato forse a sorpresa: il vecchio caro ventilatore a pale è più amato del condizionatore per rinfrescare gli ambienti domestici. Il portale ha pubblicato un sondaggio, a cui hanno aderito oltre mille persone che hanno accettato di sottoporsi al test "Sai difenderti dal caldo in città?". Dal sondaggio è emerso un ritratto piuttosto sorprendente, da cui emerge che gli italiani sono un popolo di vacanzieri tutt'altro che tecnologico nell'affrontare la calura estiva. Innanzi tutto, il 50% considera il ventilatore "il metodo più sano per rinfrescare la casa" rispetto all'aria condizionata. Quest'ultima è comunque  preferita dal 29% del campione, mentre un 19% vota per il ventilatore a patto che sia ben orientato.

Tra gli altri aspetti valutati dal sondaggio ci sono poi i sapori e l'alimentazione con il grande caldo. La parte del leone spetta al prosciutto e melone, letteralmente piatto forte dell'estate, in grado di prevenire i cali di pressione dovuti al caldo e scelto dal 44% degli intervistati. Seguono frutta e verdura, ma anche le trenette al pesto. Quanto alle bevande, la classifica delle più dissetanti è vinta dal latte freddo (scelto dal 76%), seguita da caffè (14%) e tè (9%), sempre ovviamente in versione fredda.

Per affrontare la luce delle giornate estive non si può rinunciare agli occhiali da sole.  Per avere il massimo confort le lenti devono essere di colore marrone o grigio-verdi (79%),ma anche giallo ocra (12%) mentre per l'8% non esiste un colore particolarmente efficace. In ogni caso, agli italiani il caldo non dispiace: la temperatura ideale è quella che oscilla tra i 24 ai 26 gradi) ma c'à un 15% per il quale la temperatura ideale in casa dipende da quanto fa caldo all'esterno.

(Tgcom)

 

 

Anche il dolore è una malattia

Sono moltissime le persone che lamentano un dolore cronico e costante, senza altre malattie correlate. Per loro arriva un aiuto in più: la legge infatti si mette dalla loro parte e riconosce che il dolore, anche di per se stesso, è una malattia e va curato e seguito esattamente come ogni altra patologia. E sarà il medico di base a doversene occupare. La disposizione di legge, promulgata il 15 Marzo 2010, attribuisce infatti al medico di medicina generale un ruolo centrale nella gestione del dolore cronico. "La legge n. 38" spiega il professor Guido Fanelli, coordinatore Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative, Ministero della Salute "rappresenta una rivoluzione nella concezione e nella gestione del dolore in Italia. Riconosce infatti che il dolore, da solo, può costituire una malattia; disciplina il diritto a non soffrire con importanti novità assistenziali che coinvolgono sia il personale sanitario che i pazienti. Tra esse, l'obbligo per medici e infermieri di monitorare il dolore dei pazienti, a prescindere dalla patologia per la quale vengono ricoverati, allo stesso modo con cui si misura, ad esempio, la  pressione sanguigna."

Una novità, questa, che porta con sé nuove necessità, tra cui insegnare ai pazienti a descrivere il dolore. Spesso i pazienti non sanno neppure spiegare al medico "come sia" il loro mal di testa o il tipo di dolore che li affligge. Dolori misteriosi e molto diffusi che, nel nostro Paese, colpiscono almeno il 5% della popolazione. Ecco perché presto prenderà il via una campagna di informazione chiamata "Dolore Misterioso" che cercherà di insegnare ai pazienti come descrivere le caratteristiche del loro dolore al proprio medico.

Cinque le tipologie di dolore descritte: bruciante, formicolante, freddo, folgorante e lancinante. A ogni categoria si associa un sintomo e una malattia: la parola "bruciante" descrive una sensazione "avvolta dalle fiamme", una sensazione dolorosa che ricorda una striscia di formiche riporta a un male "formicolante", la parola "lancinante" descrive l'impressione di "punte d'acciaio acuminate", il dolore "folgorante" è simile a lampi, mentre quello "freddo" ricorda la sensazione del ghiaccio.
La campagna permetterà al paziente e al medico di avere uno strumento comune di dialogo per riconoscere, affrontare e controllare il dolore. Il progetto coinvolge le associazioni dei medici di base che distribuiranno negli ambulatori brochure e poster esplicativi a disposizione dei pazienti, o indirizzeranno i pazienti sul sito internet www.doloremisterioso.it, dove è disponibile un semplice test che permette di identificare le caratteristiche del proprio dolore, riassunte poi in una scheda da stampare e portare al proprio medico.

Riguardo alla cura del dolore, considerato come dicevamo una malattia, ora sarà necessario impegnarsi di più per curarlo.  "Il progetto sperimentale in 4 Regioni - spiega la dottoressa Donatella Alesso, della FIMMG  - prevede una rete per cure e terapia del dolore che usi le risorse esistenti,  ovvero le Aggregazioni Territoriali di Medici di Medicina Generale (MMG), l'ambulatorio di terapia antalgica (spoke) e i centri di riferimento di terapia del dolore (hub).  Perché la vera emergenza sanitaria del nostro secolo è il dolore cronico  e serve disporre di una assistenza che offra continuità di cure, flessibilità, integrazione e facilità di accesso."
"Da diversi anni - spiega Terzi, Cittadinanzattiva l'associazione dei consumatori che patrocina l'iniziativa - siamo impegnati in prima linea sul tema del dolore inutile e della terapia del dolore, sia attraverso il nostro Tribunale per i diritti del malato, che attraverso il CNAMC - Coordinamento Nazionale Associazioni Malati Cronici. Siamo convinti che una alleanza tra pazienti e professionisti possa essere l'unico modo per dare davvero una svolta a questo tipo di terapie nel nostro Paese, ancora in coda, ad esempio, per uso di oppiacei. 

(Tgcom)

 

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna