| Attualità 14 luglio 2010 |
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Manovra, governo pone la fiducia al Senato
Il governo ha posto la questione di fiducia sulla manovra in Aula al Senato. Al termine della discussione generale il ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha preso la parola per presentare, a nome dell'esecutivo, la questione di fiducia sul provvedimento. La fiducia sul maxiemendamento, ha spiegato Vito, viene posta ''attesa la straordinaria importanza che il governo attribuisce all'approvazione in tempi certi di questo provvedimento''. Il ministro ha sottolineato quindi ''l'ampio confronto parlamentare che c'è stato in commissione e in questi giorni in Aula''. Ed ha annunciato la questione di fiducia ''sull'emendamento interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione''. La seduta è stata quindi sospesa per la riunione della capigruppo che ha deciso la tabella di marcia. Le dichiarazioni di voto nell'Aula di palazzo Madama sul maxiemendamento avranno inizio domani alle 9.30. Il voto finale è atteso intorno alle 11.30. In chiusura della discussione generale il relatore Antonio Azzollini ha detto che ''la manovra esce migliorata dal Parlamento, ed è ''stata fatta in Parlamento su input del governo e grazie al confronto con le parti sociali''. All'interno del provvedimento, ha rilevato, ''ci sono provvedimenti di natura strutturale, che costituiscono per i nostri conti pubblici una vera stabilizzazione di medio-lungo periodo''. A fargli eco il sottosegretario al ministero dell'Economia, Alberto Giorgetti. Il testo della manovra, ha rimarcato, ''è stato discusso in maniera approfondita in tutte le sue parti'' nel passaggio in commissione Bilancio. Una manovra che ''viene in maniera significativa migliorata''. Oggi il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, all'assemblea di Confcooperative ha detto che ''l'austerità è una necessità'', ed ha ringraziato ''chi ha avuto il senso di responsabilità di condividere il senso di austerity contenuto in questa manovra". Ma l'opposizione ribadisce punto per punto le critiche al provvedimento. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, punta il dito contro ''una strategia contabile fatta solo di tagli''. "E' intollerabile - ha osservato - il fatto che il presidente Berlusconi non governi l'Italia e i suoi problemi, ma si limiti a regnare. E' intollerabile che si faccia una manovra finanziaria che fa pagare tanto, anche sotto il profilo dei diritti sociali, ai cittadini più deboli e che i grandi redditi, i grandi patrimoni non paghino una lira. Che non ci sia una misura che riguardi le giovani generazioni, che stanno pagando più di tutti la disoccupazione, i licenziamenti, il fatto di non avere nessuna prospettiva di futuro". Un aspetto questo evidenziato nel suo intervento in Aula anche dalla senatrice del Pd Mariangela Bastico. "Il governo con questa manovra ha rinunciato ad affrontare con coraggio, competenza e determinazione la crisi e a dare prospettive di sviluppo e futuro al Paese - ha detto la senatrice democratica - Una manovra inadeguata debole e soprattutto ingiusta perché esclude dai sacrifici chi ha di più, esclude le rendite finanziarie, i grandi patrimoni, e colpisce i più deboli". "Perché il governo non ha accolto il nostro emendamento che stabilisce un prelievo straordinario di solidarietà triennale su tutti i redditi superiori ai 150 mila euro? Con questa entrata - ha spiegato Bastico - si sarebbero raccolte le risorse che invece si prelevano su chi ha di meno, in particolare sui disabili e sul personale della scuola''. Nell'occhio del ciclone, tra gli altri, ci sono infatti proprio gli interventi previsti sulla scuola. "Sui disabili - ha continuato - attraverso tre norme contenute nella manovra, il tetto per il numero complessivo degli insegnanti di sostegno, l'annullamento del limite massimo di 20 alunni quando nella classe c'è un ragazzo disabile, l'irrigidimento delle norme per la certificazione della invalidità, il governo mette concretamente in discussione la buona integrazione scolastica, colpendo i più deboli tra i deboli, cioè i bambini disabili che hanno il diritto ad imparare a crescere con i loro coetanei. Il governo apre così la strada a percorsi separati e segreganti. Queste norme - ha concluso Bastico - devono essere abrogate!". "Risparmiare sui disabili è incivile'' ha dichiarato anche la senatrice del Pd Albertina Soliani, rimarcando come ''mentre si recuperano risorse a spese dei più deboli, vengono avvantaggiati i pochi, 67 furbi splafonatori delle quote latte sostenuti dalla Lega nord''. Nella manovra la proroga del versamento dei tributi per le multe delle quote latte resta. Il maxiemendamento contiene infatti la norma approvata dalla commissione Bilancio, prevedendo la sospensione dei versamenti, scaduti il 30 giugno, fino al 31 dicembre 2010. Nessuna variazione, quindi, rispetto al testo originale approvato dalla commissione Bilancio. Sulla manovra oggi è poi nuovamente intervenuta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che, pur ribadendo il giudizio complessivo ''positivo perché serve rigore'' ha sottolineato la necessità che a settembre nella Finanziaria successiva vi siano ''iniziative a supporto della crescita''. Risorse da destinare a ricerca, innovazione, Università, ''perché senza quelle sarà molto difficile raggiungere questo obiettivo di crescita che ci siamo posti al 2% per i prossimi anni''. In giornata intanto davanti al Senato è andata in scena una singolare protesta. Un presidio 'stura orecchie' dell'Unione sindacale di Base, "rumoroso", come lo hanno definito gli organizzatori, composto da lavoratori del pubblico impiego, dei trasporti, della sanità, pensionati, precari e cassintegrati. Al suono di vuvuzelas, pentole, coperchi, tamburi, trombe e fischietti hanno 'sturato le orecchie' ai senatori all'ingresso di Palazzo Madama, per oltre due ore, per ricordare loro che "la manovra colpisce soprattutto il mondo del lavoro e che non ci sarà tregua nel contrastarla, neanche durante la stagione estiva". (Adnkronos)
Ru486: dal Governo ‘minacciose' linee guida
"Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida, le Regioni si assumeranno la loro". Così il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, ha commentato l'invio del ‘decalogo', indicativo ma non vincolante, con tutti i criteri clinici e non di somministrazione e utilizzo della Ru486 alle singole Regioni. Primo e più importante monito: sconsigliare "fortemente" alle pazienti le dimissioni anticipate dall'ospedale affinché l'aborto farmacologico non diventi una pratica attuabile facilmente fra le quattro mura domestiche. Regime di ricovero ordinario (tre giorni), dunque, fino cioè "all'espulsione del feto", anche perché, sottolinea Roccella, "il parere del Ministro era che il farmaco venisse riconosciuto solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura . Se sul lungo periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il Governo ne dovrà tenere conto". In realtà finora solo l'Emilia Romagna ha rispettato le direttive che ‘consigliano' di non lasciare andare le pazienti dopo la somministrazione della Ru486, mentre tutte le altre Regioni sembrano avere ‘dimenticato' la legge 194, concedendo alle donne la possibilità di decidere se tornare a casa o meno ad "espellere il materiale abortivo". "Ai governatori che dovessero sostenere protocolli non compatibili con quelli del Ministero - aggiunge perciò il sottosegretario alla Salute - si ricorda anche che potrebbero essere oggetto di contenziosi legislativi". "Le dimissioni - continua Roccella - significano una rinuncia al trattamento ma in questo caso non lo è: noi abbiamo comunicato alle Regioni che esiste una criticità amministrativa che potrebbe determinare dei problemi sul piano del rimborso della prestazione da parte del servizio pubblico". Un avvertimento minaccioso per le Regioni, dunque? Per Donatella Poretti, senatrice radicale, così suonano le linee guida inviate dal Governo, tanto da "configurarsi come abuso di potere". "E' evidente - continua Poretti - che la minaccia è per dissuadere Regioni, Asl e singoli ospedali a promuovere uso e diffusione di questo metodo abortivo e tutto questo in barba all'autonomia delle Regioni in materia di organizzazione sanitaria...". (Agenzia Radicale)
Gli effetti 'malefici' di Radio Vaticana
L'elettrosmog emesso da Radio Vaticana avrebbero contribuito all'aumento delle morti per tumori. Lo sostiene la perizia disposta dal tribunale di Roma e resa nota dopo cinque anni di lavoro, dove si afferma che c'è "un'associazione importante", tra l'esposizione alle strutture di Radio Vaticana e il rischio di leucemie e linfomi nei bambini fino a 14 anni che abitano a ridosso degli impianti di Cesano e La Storta. Inoltre, secondo le conclusioni cui è giunta la perizia firmata dal professor Andrea Micheli, "all'incremento di questo rischio potrebbero aver plausibilmente contribuito anche le strutture di Maritele, sia pure in modo limitato e additivo". Dal canto suo il direttore dell'emittente della Santa Sede, padre Federico Lombardi ha annunciato che "la Radio Vaticana apprende con stupore i risultati della perizia" aggiungendo che "provvederà comunque a presentare al più presto le proprie considerazioni e le controdeduzioni dei propri consulenti tecnici al prof. Umberto Veronesi e alla dott.ssa Susanna Lagorio". Padre Lombardi sottolinea anche che "secondo la letteratura scientifica internazionale in materia, non è stata mai dimostrata l'esistenza di un nesso di causalità come quello ipotizzato dalle conclusioni della perizia, che non vanno quindi ritenute assodate e ribadisce che la radio della Santa Sede dal punto di vista dell'attività di radiotrasmissione "è perfettamente in regola dal 2001, sia con le norme internazionali che con quelle italiane". (Agenzia Radicale)
Rai/ Cda rinvia nomine ad altra seduta
L'intero pacchetto delle nomine che avrebbero dovuto essere approvate oggi dal Consiglio di amministrazione della Rai è rinviato a una prossima seduta. Lo si apprende da fonti del Cda. La riunione è ancora in corso. La notizia si era già diffusa in giornata. Il caso più discusso negli ultimi giorni è stato quello di Corradino Mineo, direttore di Rainews, che avrebbe dovuto essere sostituito, nelle intenzioni del direttore generale Mauro Masi, da Francesco Ferraro, giornalista esterno proveniente da Sky. La notizia aveva suscitato proteste dall'opposizione e dai sindacati di giornalisti e dirigenti Rai, ma anche perplessità da parte di alcuni esponenti della maggioranza parlamentare di centrodestra. (Apcom)
Eolico/ Verdini e Cosentino da Berlusconi
Il premier Silvio Berlusconi sta ricevendo a Palazzo Chigi il coordinatore del Pdl Denis Verdini. All'incontro prenderà parte anche il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, che è atteso nella sede del governo. (Apcom)
Appalti, Anm chiede dimissioni magistrati coinvolti
L'Associazione nazionale magistrati ha chiesto oggi che i magistrati i cui nomi risultano coinvolti nelle inchieste su presunti appalti pilotati lascino i rispettivi incarichi negli uffici giudiziari cui appartengono. Lo ha reso noto con un comunnicato il Comitato direttivo centrale (Cdc) del "sindacato" delle toghe. "Il Cdc dell'Associazione nazionale magistrati auspica che i magistrati coinvolti, indipendentemente dall'accertamento di eventuali responsabilità, abbiano la sensibilità istituzionale di fare un passo indietro e liberare l'istituzione da ogni ombra di sospetto", dice la nota. Il comitato ha ribadito la richiesta avanzata dai giorni scorsi dal presidente dell'Anm Luca Palamara e da Cascini di "un intervento immediato delle istituzioni competenti per il completo accertamento delle responsabilità e per sanzionare eventuali comportamenti illeciti". L'Anm ha poi rinnovato la propria bocciatura nei confronti della manovra economica, esprimendo la propria "contrarietà a una manovra che colpisce in maniera iniqua e discriminatoria la retribuzione dei magistrati". (Reuters)
Manovra, 90 giorni a Regioni per decidere come distribuire tagli
La conferenza Stato-Regioni avrà tempo 90 giorni dalla conversione in legge del decreto che prevede la manovra correttiva per decidere come distribuire i tagli. Lo stabilisce il maxiemendamento alla manovra precisando che, scauditi i tre mesi, sarà un decreto del presidente del Consiglio a intervenire distribuendo i tagli "secondo un criterio proporzionale". Per anni successivi al 2011 il termine è fissato al 30 settembre dell'anno precedente. (Reuters)
''Per Napoli serve cura leghista'', coro di no alla 'ricetta' di Maroni
Una cura leghista per Napoli. A sostenerlo è il ministro dell'Interno Roberto Maroni, per il quale il modello delle amministrazioni del Nord, che hanno dimostrato di funzionare bene senza fondi europei e senza i contributi che sono arrivati, invece, al Mezzogiorno, dovrebbe essere applicato nelle città del Sud. In un'intervista al 'Mattino', alla domanda se per Napoli servirebbe una cura leghista, il ministro ha risposto: ''I sindaci leghisti possono dimostrare con i risultati di aver introdotto livelli di forte efficienza nella gestione della spesa pubblica. Un'esperienza che può essere utile a tutti''. ''Anche perché - ha sottolineato Maroni - hanno conseguito questo risultato senza avere fondi europei, senza avere leggi speciali come per Roma, senza avere quella pioggia di contributi e di soldi che molte città del Sud hanno avuto ma che non è stata sufficiente a evitare lo sforamento del patto di stabilità''. ''Molte amministrazioni del Nord - ha aggiunto il ministro - sono riuscite a offrire servizi efficienti con pochissimi soldi. Se il metodo venisse adottato nelle città del Sud, porterebbe enormi vantaggi ai cittadini''. La 'ricetta' di Maroni per Napoli non convince don Aniello Manganiello, parroco del rione Don Guanella, il 'prete coraggio' in prima linea contro la camorra, che, commentando all'Adnkronos le dichiarazioni del ministro, lancia una appello a Pdl e Lega perché ''scelgano meridionali onesti per governare Napoli''. ''Il cambiamento può avvenire ma il governo ci deve aiutare - spiega -, proponendoci candidati onesti e trasparenti che perseguano il bene della comunità''. ''Maroni si deve pure calare nella realtà di una popolazione - aggiunge don Manganiello - che ha avuto una storia diversa, che ha subito nel passato dominazioni che hanno contribuito al degrado e al sottosviluppo, alla povertà e alla miseria. Non si possono fare affermazioni così semplicistiche: per digerire secoli di dominazioni e malgoverno ci vogliono più di trent'anni''. Per la deputata del Pdl, Alessandra Mussolini, ''la ricetta per governare Napoli non è quella leghista''. ''Occorre onestà intellettuale, vero presupposto per fare politica, che non ha solo la Lega'', sottolinea all'Adnkronos. ''Dato che la situazione in Campania è incandescente - aggiunge la parlamentare - non metterei altra carne sul fuoco. Vediamo come va a finire questo gioco dell'oca''. A commentare le dichiarazioni di Maroni è anche il presidente dell'Unione Industriali di Napoli, Gianni Lettieri, che all'Adnkronos spiega: ''Apprezzo il lavoro che la Lega fa sui territori, e da questo punto di vista è da prendere come esempio. Ma - precisa - valori come legalità, trasparenza ed efficienza fortunatamente non appartengono solo alla Lega''. Secondo Lettieri, tuttavia, ''quella di Maroni è una provocazione utile che va raccolta. Certamente a Napoli occorre un'amministrazione con un sindaco legato al territorio, in sostanza quello che sta facendo la Lega, che ponga al primo posto le esigenze di Napoli e dei suoi giovani, vera ricchezza di quest'area''. Parla di provocazione da parte di Maroni anche l'imprenditore partenopeo Maurizio Marinella, il 're' delle cravatte, che ammette: ''dobbiamo iniziare a fare qualcosa, soprattutto in un momento come questo, in cui sta emergendo una politica fatta di scandali e inciuci''. ''Non mi sento di accettare una 'cura leghista' per Napoli - precisa -, ma sicuramente servono regole e maggiore educazione: viviamo in una città bellissima, che amiamo, ma non facciamo niente per evidenziarne le bellezze e i lati positivi''. ''Bisogna mettere delle regole, prima che la situazione diventi insormontabile: da imprenditore - conclude - dico che la quotidianità a Napoli diventa sempre più complicata''. Critico Paolo Russo, deputato Pdl e presidente della commissione Agricoltura della Camera, che commenta all'Adnkronos: ''Potremmo fare uno scambio con il ministro Maroni: lui ci manda un sindaco leghista a Napoli e noi mandiamo qualcuno a governare al Nord per evitare pasticci sulle quote latte. Questo dimostra che ci sono modelli di efficienza e inefficienza ovunque''. ''Sfiderei un po' di amministratori del Nord a catapultarsi nelle condizioni in cui versano gli enti locali del Mezzogiorno - sottolinea Russo - disastrati in finanza, per una storicità che non è responsabilità di chi governa oggi, con scarse condizioni di sistema, infrastrutture inesististenti o pericolanti, problemi sociali e disoccupazione, pervasività delle organizzazioni criminali''. Per il deputato dell'Idv Francesco Barbato ''la colpa è della politica, del governo, che non rende normali le regioni del Sud. Dove non c'è libero mercato, non c'è concorrenza tra le imprese, perché molti territori sono totalmente controllati dalla criminalità organizzata, in stretto rapporto con una certa politica. I protagonisti di quella certa politica sono gli alleati di Maroni, sono suoi compagni di governo, sono componenti della sua maggioranza che lo mantengono come ministro''. Secondo Barbato, ''Pd e Pdl sono i veri responsabili del fallimento del Sud''. (Adnkronos)
Carceri/ Suicidio a Torino, è il 101esimo detenuto morto nel 2010
Antimo Spada, morto tre giorni dopo aver tentato il suicidio nel carcere delle Vallette di Torino, è il 101esimo detenuto morto nel 2010, tra cui 34 suicidi accertati. Questo il bilancio delle morti in carcere, secondo L'Osservatorio di ristretti Orizzonti. L'ultimo, in ordine di tempo, a Torino: il 35enne originario di Aversa, esponente dei Casalesi di secondo piano, era stato arrestato nel 2005. L'uomo, che doveva scontare ancora nove anni di condanna all'interno del penitenziario "Lorusso e Cotugno" si era impiccato in cella domenica pomeriggio. Era stato subito soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria che l'avevano trasferito all'ospedale Maria Vittoria. Spada si trovava nella settima sezione - blocco A del carcere ed era sottoposto a regime di alta sicurezza. Dall'inizio del mese, oltre al suicidio di Antimo Spada, l'osservatorio ha raccolto segnalazioni di altri tre detenuti morti nelle carceri italiane: al Nuovo Complesso di Rebibbia, Roma, il 3 luglio è morto Hugo Cidade, 47 anni, argentino. Aveva una cirrosi epatica, patologia già ampiamente diagnosticata e per cui - pare - i medici del carcere avessero già da tempo dichiarato l'incompatibilità con il regime carcerario. Nonostante questo è rimasto in cella e qui è morto. Tra il 7 e l'8 luglio, nel carcere di Napoli Secondigliano sono morti due detenuti italiani, sembra a causa di gravi malattie di cui erano affetti: "Non sappiamo altro su di loro, né i nomi né l'età", spiega l'osservatorio. Con questi ultimi 4 casi salgono così a 101 i detenuti morti da inizio anno: 30 si sono impiccati, 7 sono morti per avere inalato del gas (4 di loro si sono suicidati, per gli altri 3 probabilmente si è trattato di un "incidente" nel tentativo di sballarsi), mentre 64 detenuti sono morti per malattia, o per cause ancora da accertare. In 10 anni i detenuti morti sono stati 1.699, di cui 591 per suicidio. (Apcom)
Fiocco azzurro al Bioparco di Roma, è nato cucciolo di zebra
Fiocco azzurro al bioparco di Roma: è nato un cucciolo di zebra di Grant, un maschio. Ed è già scattato il concorso on line tra i bambini per scegliere il nome del piccolo nato. I guardiani del reparto 'equidi-pachidermi' e lo staff veterinario da settimane tenevano sotto controllo la femmina, Wendy, arrivata al Bioparco nel 2008 da uno zoo olandese, dal quale proviene anche il padre Chucky, arrivato a Roma nel 2002. "Il parto è avvenuto venerdì 9 luglio nelle prime ore della mattina - racconta il Presidente della Fondazione Bioparco di Roma, Paolo Giuntarelli - poche ore dopo il cucciolo era già in piedi. Pesa circa 30 chili e sta bene, accudito dalla mamma che non lo perde mai di vista". La famiglia vive nel recinto misto della Savana, insieme a struzzi e antilopi alcine. Una particolarità: nelle prime fasi di vita i cuccioli di zebra sono a righe bianche e marroni per mimetizzarsi, mentre da adulti prendono il classico colorito nero e bianco per confondere i predatori, che, nella confusione di un branco in fuga, non riescono a distinguere il singolo individuo dal resto del gruppo. Il neo cucciolo non ha ancora un nome e il Bioparco invita tutti i bambini a inviare una mail all'indirizzo: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Fra tutte le proposte che arriveranno, lo staff zoologico sceglierà il nome più originale che verrà comunicato attraverso il sito: www.bioparco.it. La Zebra di Grant vive nelle savane dell'Africa sudorientale. È un animale sociale che vive in mandrie composte da branchi familiari (maschio, femmine, giovani) di circa dieci individui in cui uno stallone si accoppia con più femmine che, dopo una gestazione di un anno, partoriscono un solo piccolo dalla caratteristica colorazione marrone, già in grado di correre dopo poche ore dalla nascita. Sono animali erbivori, che si nutrono di oltre 50 specie di erbe diverse, migrando da un pascolo all'altro seguendo le piogge. Lo sviluppo agricolo e la competizione con il bestiame domestico ne hanno però fortemente ridotto il numero in natura. (Apcom) |