| International 15 luglio 2010 |
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Francia, magnate istituisce un fondo per il pagamento di multe per il niqab e burqa Dopo il passaggio alla Camera bassa della legge che vieta l'uso dei veli integrali, in Francia, oltre duemila donne su un totale di cinque milioni di musulmani, rischiano di incorrere in multe da 150 euro e nell'obbligo di frequentare corsi di educazione civica. Pene dure anche per quei padri, mariti e fratelli che le obbligheranno a rispettare la legge Coranica: un anno di carcere e fino a 30mila euro di multa, raddoppiata in caso di costrizione di minorenni. Il multimilionario di origine algerina, Rachid Nekkas, ha annunciato di voler istituire un fondo di un milione di euro destinato a tutte le musulmane che non vorranno rinunciare alle tradizioni privandosi del velo. "Non avranno che da inviarci la multa e, visto che nessuna legge lo proibisce, riceveranno in cambio un assegno", ha spiegato Nekkas al quotidiano Le Figaro. Nell'intervista ha ribadito la sua totale disapprovazione nei confronti di un provvedimento che ha definito incostituzionale e "che avvia la Francia verso un'intolleranza pericolosa tale che potrebbe minare la stabilità sociale del Paese". (Peacereporter)
Sudan, arrestati tre giornalisti per reportage 'falsi'
Tre giornalisti che lavorano per il quotidiano dell'opposizione Rai al-Shaab
sono stati condannati a pene che vanno dai due ai cinque anni di carcere per
aver pubblicato "notizie false". Un quarto giornalista è stato invece
assolto. (Peacereporter)
Iran, il ritorno in patria dello scienziato Shahram Amiri Amiri è arrivato nella capitale iraniana all'alba su un volo proveniente da Doha, in Qatar, dove era precedentemente giunto da Washington. In una intervista trasmessa dalla televisione iraniana, Amiri ha accusato i servizi segreti statunitensi di averlo rapito nel giugno del 2009 durante un pellegrinaggio in Arabia Saudita e di avere esercitato su di lui pressioni psicologiche per indurlo a dichiarare che aveva chiesto asilo negli Usa. Amiri ha aggiunto che una forte somma di denaro gli sarebbe stata offerta dagli americani allo stesso scopo e ha sottolineato di essersi sentito torturato mentalmente. Nei giorni scorsi Washington ha respinto queste accuse, affermando che Amiri si è recato volontariamente negli Stati Uniti e che ha deciso ora liberamente di fare ritorno in Iran. (Peacereporter)
Corea del Nord, Amnesty International denuncia la malasanità del paese
L'organizzazione umanitaria Amnesty International ha denunciato la pessima
situazione sanitaria della Corea del Nord. Gli ospedali del paese sarebbero
malfunzionanti e scarsi anche sotto il profilo dell'igiene. (Peacereporter)
Russia, Merkel chiede approfondimento indagini per l'assassinio di Estemirova La cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita in Russia, ha lanciato un appello a indagare ancora sulla morte della giornalista e militante per i diritti umani Natalia Estemirova, avvenuta esattamente un anno fa. Parlando a Ekaterinburg di fronte al presidente Dmitri Medvedev e a un forum di imprenditori russi e tedeschi, Merkel ha insistito perché venga fatta luce sull'assassinio della giornalista rapita in Cecenia e ritrovata morta dopo poche ore nella vicina Inguscezia. Manifestazioni per ricordare Estemirova sono state organizzate dalla sua ong Memorial in Cecenia. Memorial sostiene che gli inquirenti hanno incolpato dell'omicidio Alkhazur Bakaiev - un ribelle ceceno ucciso lo scorso autunno - senza indagare su tutte le altre piste, nonostante le promesse fatte dal presidente Medvedev. All'indomani dell'assassinio Merkel, che partecipava a consultazione russo-tedesche a Monaco, aveva preteso che "fosse fatto di tutto per fermare questi omicidi". Il presidente Medvedev: "L'assassino della giornalista e militante per i diritti umani Natalia Estemirova, uccisa un anno fa, è stato identificato". (Peacereporter)
Gaza, i carri armati di Israele e il fuoco di Hamas Tra i giovani di Gaza il 41% spera di emigrare all'estero. Mohammad Aruki cerca di spiegare così a Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera quanto la ‘Striscia' non sia ormai solo un lembo di terra, prigione di corpo e quotidianità, ma anche e soprattutto segmento limitato di pensiero e vita. La fuga, non la lotta, ripete Aruki, sembra essere l'unico rimedio rimasto ad una popolazione che al blocco economico imposto da Israele ha visto lentamente affiancarsi l'immobilismo forzato delle idee e delle espressioni perpetrato da Hamas sul suo popolo, un popolo "di sudditi da convertire alla sua lettura dell'Islam". E allora Bseiso chiede all'Occidente un mixer per il suo gruppo musicale, perché il fuoco dei militanti di Hamas brucia ogni cosa, dalle note alle parole, dagli sguardi alle voglie, dalle tende di un campo alla purezza di un bacio tra due ragazzi. Quello che Israele non riesce ad occupare con le sue armi e la sua forza, quello che rimane dell'anima e dell'uomo non riesce a sfuggire alle fiamme ‘catarchiche' del rogo islamico di Hamas. Pestaggi, torture, prigione, isolamento. Parole che gli abitanti di Gaza hanno imparato nelle carceri israeliane e che adesso echeggiano tra le pareti delle loro case, tra le mura della loro esistenza fatta di perquisizioni e violenze in nome di una fedeltà a un Dio che la musica, l'arte, le donne e le loro labbra sporche di occidente ‘offendono' e ‘rinnegano'. "Grazie ai democratici di tutto il mondo che lottano contro l'embargo israeliano su Gaza - dice allora Jamal Abu Al Qumsan dalle pagine del Corriere - Però, per favore, potete in parallelo denunciare anche la repressione di Hamas contro le libertà intellettuali?" (Agenzia radicale)
India e Pakistan tentano di riavviare processo di pace I ministri degli Esteri pakistano e indiano si sono incontrati oggi, al fine di ravvivare i negoziati di pace interrotti dopo gli attacchi di Mumbai, sebbene sembrino difficili significativi passi avanti, considerato il clima di sfiducia che regna tra i due antichi rivali. Ieri, poco dopo il suo arrivo a Islamabad, il ministro degli Esteri indiano S.M. Krishna ha detto che avrebbe fatto pressioni sul Pakistan per sollecitare il processo relativo agli attacchi del 2008 nel centro finanziario indiano, che causarono la morte di 166 persone. Poco prima della dichiarazione di Krishna, il giornale Indian Express aveva pubblicato i commenti del segretario di Stato indiano G.K. Pillai, che accusava il principale servizio di intelligence del Pakistan, l'Inter-Service Intelligence (Isi), di aver orchestrato l'assalto di Mumbai. Le osservazioni delle autorità indiane sono segni del rapporto di sfiducia che intercorre tra i due paesi confinanti, entrambi potenze nucleari, che hanno combattuto tre guerre dalla loro indipendenza dall'impero britannico nel 1947. Entrambi sono stati sollecitati a porre fine alle tensioni dagli Stati Uniti, secondo cui che la loro rivalità comporti effetti negativi sul vicino Afghanistan. I colloqui tra Krishna e il ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi potrebbero dar forma a un nuovo formato per i negoziati, con cui rimpiazzare il processo di pace del 2004, noto come "dialogo composito", che l'India ha sospeso dopo gli attacchi a Mumbai. Tale nuovo formato potrebbe rianimare il processo di pace dallo stallo politico in cui versa: l'India non può riprendere il dialogo fino a quando il Pakistan non avrà punito i responsabili dell'attacco di Mumbai. "Speriamo che, in seguito a questi negoziati, i nostri due paesi riescano ad accordarsi su un processo che avanzi con il sostegno di entrambi e non possa essere sospeso", ha detto il portavoce del ministro degli Esteri pakistano Abdul Basit prima dell'incontro. "Se non ci parliamo reciprocamente e non discutiamo tutte le questioni che per decenni hanno intralciato la normalizzazione delle relazioni... crediamo che non possa esserci un impegno di cooperazione. Guardiamo a questi negoziati in modo davvero positivo". I punti cruciali al centro dei negoziati sono il tema della sicurezza per l'India, in particolare per quanto concerne la questione degli attacchi di Mumbai, mentre il Pakistan vorrebbe una definizione definitiva della disputa sui territori della regione himalayana del Kashmir, al centro della contesa che ha dato origine alle tre guerre tre i due paesi. (Reuters)
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