Condividi


Rassegna Stampa

 gen   Febbraio 2012   mar

DLMMGVS
   1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
26272829 
ASIC Technology

Tonight With

febbraio 2012 Calendario
lunmarmergiovensabdom
0102030405
06070809101112
13141516171819
20212223242526
272829

L'intervista

derulo_1.jpg

Jason Derülo

International 16 luglio 2010

Kirghizistan, Francia e Germania chiedono inchiesta internazionale sugli incidenti di giugno

 

Parigi e Berlino chiedono alla comunità internazionale l'avvio di un'inchiesta indipendente che metta in luce gli avvenimenti che hanno portato alla morte di oltre 2 mila persone in Kirghizistan e costretto a fuggire decine di migliaia di kirghisi di origine uzbeka.
"Solo se verranno chiarite le cause potrà essere trovata la stabilità" ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, dopo una veloce visita a Osh, teatro degli scontri del giugno scorso.
Della stessa idea il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner che ha chiesto all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Ocse) di prendere una decisione in merito a un'inchiesta internazionale indipendente. Entrambi i ministri hanno espresso il loro appoggio al presidente ad interim de Kirghizistan, Roza Otumbayeva.

(Peacereporter)

 

Russia, approvata nuova legge: più potere ai servizi segreti

La camera bassa dell'assemblea federale russa ha approvato una legge che estende i poteri del Fsb (l'ex Kgb).
Grazie a questa nuova legge i servizi segreti potranno intervenire anche in mancanza di prove certe, facendo "colloqui preventivi" con eventuali sospetti. La nuova legge è stata approvata per evitare "azioni criminose contro la sicurezza della nazione". La nuova legge è stata approvata con 354 voti favorevoli ed è stata presentata dal presidente Medvedev come uno strumento di lotta al terrorismo e agli estremismi. Critiche al ddl sono piovute dalle associazioni per i diritti umani e dai deputati dell'opposizione. Per loro Medvedev vuole instaurare un regime autoritario. Ora si attende la conferma del ddl dal Consiglio della Federazione.

(Peacereporter)

 

Israele-Palestina, Gaza: bomba a mano contro associazione cristiana

L'Ong palestinese Pchr-Gaza ha reso noto che la notte tra il 13 e il 14 luglio è stata lanciata una bomba a mano contro l'edificio (fortunatamente vuoto) dell'assocazione cristiana Ymca nel centro di Gaza.

L'esplosione sarebbe avvenuta nel campo giochi annesso all'edificio. Si tratta del secondo attacco nei confronti dell'associazione, fu infatti colpita nel febbraio 2008.

L'Ong parla di uno stato di "caos di sicurezza" e si augura che i responsabili dell'attacco vengano trovati e puniti.

(Peacereporter)

 

Afghanistan, ucciso capo talebano durante operazione militare Isaf

Il mullah Aktar, responsabile per l'ingresso in Afghanistan dei combattenti provenienti dal confine con l'Iran, sarebbe stato ucciso durante un'operazione militare nella provincia di Farah, ovest dell'Afghanistan. Nell'area sono impegnati i soldati del contingente italiano.
La battaglia in cui ha perso la vita il mullah ha causato anche molti altri morti fra i talebani.
Secondo le testimonianze i talebani avrebbero aperto il fuoco contro i soldati della coalizione non appena questi si sono avvicinati al loro campo di addestramento nel distretto di Bala Baluk.
Durante l'operazione militare nessun soldato della coalizione è rimasto ferito nonostante i talebani abbiano anche fatto esplodere un ordigno. In un comunicato l'Isaf ha fatto sapere che nessun civile è rimasto vittima delle operazioni militari.

 (Peacereporter)

 

Afghanistan, censura di guerra

Parlare della guerra in Afghanistan sarà ancora piu' difficile. Dopo l'articolo del Rolling Stones sul Generale McChrystal e l'uscita di scena di quest'ultimo, il Segretario alla Difesa americano Robert Gates ha posto nuove restrizioni ai militari che parleranno con i media.

In un memorandum di tre pagine rilasciato la scorsa settimana da Gates ha ordinato che i vertici del Pentagono e i leader militari contattino il Servizio degli Affari Pubblici del Dipartimento della Difesa Usa "prima di rilasciare qualsiasi intervista o dichiarazione che abbia conseguenze dal punto di vista nazionale e internazionale". Fonti accreditate sostengono che l'ordine fosse già in cantiere molto prima che Michael Hastings, giornalista freelance del Rolling Stones, intervistasse il Generale. Nondimeno però, la nuova politica di accesso limitato alle infomazioni tracciata dal Pentagono è stata intepretata dai giornalisti e dai soldati presenti nel teatro di guerra come conseguenza dell'affaire McChrystal.

Anche la tempistica non è delle migliori. Il conflitto afgano si fa sempre più violento e i giornalisti vogliono avere gli strumenti che permettano di poter raccontare la guerra in prima linea. "Mi preoccupa. Mi preoccupano queste direttive", spiega Martha Raddatz, corrispondente di Abc News. Parlando da Kabul sottolinea che "quando aggiungi uno strato come questo è faticoso lavorare. Sei sul campo e devi ottenere il permesso da qualcun altro, non dalle persone con cui parli direttamente. Così è molto più difficile".
E' probabile che i corrispondenti più anziani non subiranno le conseguenze di queste direttive. Ma quelli più giovani, con meno esperienza, che non hanno mai avuto contatti con l'ambiente dei militari, avranno certamente delle difficoltà. "Senza contare poi i militari non abituati ad un confronto con i media", aggiunge Raddatz.

Sembra comunque che un cambiamento di atteggiamento da parte dei militari ci sia stato già prima dell'ordine di Gates. Il corrispondente di Nbc Richard Engel parla di un 'media blackout' subito dopo la pubblicazione dell'articolo del Rolling Stones. E spiega che tra le nuove restrizioni c'era anche quella di proibire ai soldati di commentare l'articolo.
"Potevamo intervistare le truppe su altre questioni - ci spiegavano gli ufficiali - tranne su McCrystal o l'articolo del Rolling Stones", racconta Engel. "Si sono un pò calmati ora - continua Engel - ma i militari più alti in grado sono ancora riluttanti a discutere di quell'articolo controverso".

Engel, che ha speso gli ultimi anni a coprire il fronte afgano e iracheno, afferma di non avere mai visto i portavoce dei militari chiudersi a riccio come questa volta. Concorda anche sul fatto che i giornalisti con meno esperienza vivranno tempi duri con queste nuove regole. "I militari saranno riluttanti ad esprimere apertamente le loro opinioni se il Pentagono passa ai raggi X ogni singola intervista".

L'episodio McChrystal non è il primo che induce i militari ad abbottonarsi con i media. Una risposta simile avvenne dopo che il giornalista di Foreign Policy Thomas Ricks - allora con il Wall Street Journal - aveva riportato alcune osservazioni poco diplomatiche sui militari da parte di un colonnello durante la crisi nei Balcani (l'ex corrispondente dal Pentagono della Cnn Jamie McIntyre recentemente ha fatto un parallelo tra le due storie, quella di Ricks nel 1995 e quella attuale, nel suo blog dedicato al settore della difesa).

Ma cosa pensa di tutto questo il giornalista che ha provocato l'uscita di scena di McChrystal? "Penso che sia i militari sia i giornalisti abbiano beneficiato dell'accesso alle notizie che è stato fornito per anni", afferma Hastings. "Penso comunque che l'accessibilità alle notizie vada un pò a periodi, a volte è molto alta, altre no".

(Peacereporter)

 

Messico, attentato a Ciudad Juarez: uccisi due agenti di polizia

Continuano le violenze a Ciudad Juarez, nella zona nord del Messico. Secondo quanto raccontato dalla polizia locale, un veicolo lanciato imbottito di esplosivo lanciato a folle velocità contro alcuni veicoli della polizia uccidendo tre agenti. Dopo l'esplosione sarebbero state lanciate anche alcune granate. La situazione nell'area resta molto tesa.
Gli inquirenti sono convinti che l'attacco sia opera dei gruppi di narcotrafficnati che volevano così rispondere alla cattura di Jesus Armando Acosta, uno dei massimi leader de La Linea, avvenuta nella città di El Paso.

(Peacereporter)

 

L'Imam teutonico - Il controllo turco sulla comunità musulmana tedesca

In Germania in pochi si erano accorti della presenza sempre più numerosa di imam provenienti dall'estero. Per decenni, infatti, la Presidenza degli affari religiosi della Turchia ha inviato imam che oltre ad occuparsi dei bisogni spirituali delle famiglie avevano anche un altro scopo, meno trascendente e decisamente più terreno: evitare che questi si allontanassero troppo dai canoni culturali turchi.

Difendere l'essenza dell'essere turco, ovunque nel mondo, è stato quindi negli ultimi anni uno dei principali scopi della Turchia dal momento in cui ha compreso che i sempre più numerosi emigranti non avevano nessuna intenzione di far ritorno in patria. In tal modo, si è cercato di "legare" intere generazioni, riaffermando non solo principi religiosi ma politici,ponendo così un freno sulla via di una compiuta integrazione. 

Oggi, però, gli imam presenti in Germania si trovano al centro di una vera e propria disputa in quanto la posta in gioco sta cominciando a diventare alta ed è rappresentata dagli oltre tre milioni di residenti turchi di Berlino, una popolazione che rappresenta i due terzi dei musulmani del paese, la cui fedeltà è bramata sia da Ankara che da Berlino.

Come dicevamo, anche la Turchia ha conosciuto il triste fenomeno dell'emigrazione e gli imam sono, appunto, le uniche autorità riconosciute dai Deutschtürken, i turchi tedeschi che per primi sono arrivati in Germania negli anni sessanta come forza lavoro a basso costo.

Gli scenari che la querelle potrebbe aprire non sono di facile previsione, tuttavia, un libro pubblicato recentemente in Germania, da Rauf Ceylan, lui stesso figlio di lavoratori curdi immigrati, offre un'analisi chiara della situazione, dimostrando puntualmente quanto gli imam nati all'estero siano cruciali per il destino dell'Europa. "Fondamentalmente", afferma, "essi decidono se i giovani musulmani appoggeranno un islam liberale, conservatore o estremista".

Questo non vuol dire assolutamente che i predicatori stiano incoraggiando potenziali terroristi, tutt'altro. In Germania gli imam estremisti rappresentano una percentuale inferiore all'1%, ma la maggior parte degli imam, aggiunge Ceylan, si attesta su posizioni decisamente tradizionaliste, coniugando usanze profondamente conservatrici ad un'indole autoritaria.

Ma chi sono davvero questi imam?

Essi sono, sostanzialmente, dipendenti statali turchi che vengono collocati nelle moschee attraverso la più grande organizzazione islamica della Germania, l'Unione turco-islamica per gli affari religiosi (DITIB), creata dalle autorità turche nei primi anni Ottanta per tenere sotto controllo il flusso costante e l'emancipazione culturale della diaspora turca. Roba da "Guerra Fredda".

I salari sono pagati dal governo di Ankara che critica costantemente l'integrazione come un tradimento. "I turchi all'estero dovrebbero restare turchi a prescindere dalla loro cittadinanza", ha proclamato il Primo Ministro Erdogan fino ad arrivare addirittura a definire l'assimilazione un "crimine contro l'umanità".

La morale che si può trarre da questa storia è, personalmente, di quelle che lasciano spazio a perplessità sensate che si basano, essenzialmente, sulla scarsa propensione ad accettare le altrui scelte, qualsiasi esse siano, con pressioni di ordine politico che rappresentano una continua minaccia all'integrazione sociale.

Se da un lato questa ingerenza della Turchia negli affari tedeschi attraverso l'invio degli imam, è (forse) l'unica possibilità per la Germania di evitare la radicalizzazione dei suoi musulmani, dall'altra certamente l'immagine che ne scaturisce della Turchia, sempre più decisa a legittimarsi come partner strategico di riferimento nell'area, non è certamente delle migliori. Definire infatti l'integrazione come un tradimento, non credo possa rappresentare il miglior viatico per un paese che si candidata all'adesione alla UE che riconosce all'integrazione, non solo a livello politico ed economico ma anche sociale, un valore capitale e che fa di essa uno dei principi fondanti dell'Unione.

(Agenzia radicale)

 

Scienziato iraniano informatore della Cia da tempo, dice NYT

 Lo scienziato nucleare iraniano che dice di essere stato rapito un anno fa dagli agenti americani, è stato a lungo un informatore della Cia in Iran. A sostenerlo è il New York Times che cita alcuni funzionari americani.

Shahram Amiri è ritornato a Teheran ieri mattina, dicendo di aver ricevuto pressioni per mentire sul programma nucleare iraniano. Washington ha negato di aver rapito Amiri, sostenendo invece l'iraniano ha liberamente vissuto negli Stati Uniti.

I funzionari hanno detto che lo scienziato ha spiegato ai funzionari dell'intelligence americana come un'università di Teheran sia diventata il quartier generale dei lavori nucleari iraniani, dice il quotidiano americano.

(Reuters)

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna