| International 16 luglio 2010 |
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Kirghizistan, Francia e Germania chiedono inchiesta internazionale sugli incidenti di giugno
Parigi e Berlino chiedono alla comunità internazionale l'avvio di
un'inchiesta indipendente che metta in luce gli avvenimenti che hanno portato
alla morte di oltre 2 mila persone in Kirghizistan e costretto a fuggire decine
di migliaia di kirghisi di origine uzbeka. (Peacereporter)
Russia, approvata nuova legge: più potere ai servizi segreti
La camera bassa dell'assemblea federale russa ha approvato una legge che
estende i poteri del Fsb (l'ex Kgb). (Peacereporter)
Israele-Palestina, Gaza: bomba a mano contro associazione cristiana L'Ong palestinese Pchr-Gaza ha reso noto che la notte tra il 13 e il 14 luglio è stata lanciata una bomba a mano contro l'edificio (fortunatamente vuoto) dell'assocazione cristiana Ymca nel centro di Gaza. L'esplosione sarebbe avvenuta nel campo giochi annesso all'edificio. Si tratta del secondo attacco nei confronti dell'associazione, fu infatti colpita nel febbraio 2008. L'Ong parla di uno stato di "caos di sicurezza" e si augura che i responsabili dell'attacco vengano trovati e puniti. (Peacereporter)
Afghanistan, ucciso capo talebano durante operazione militare Isaf
Il mullah Aktar, responsabile per l'ingresso in Afghanistan dei combattenti
provenienti dal confine con l'Iran, sarebbe stato ucciso durante un'operazione
militare nella provincia di Farah, ovest dell'Afghanistan. Nell'area sono
impegnati i soldati del contingente italiano. (Peacereporter)
Afghanistan, censura di guerra Parlare della guerra in Afghanistan sarà ancora piu' difficile. Dopo l'articolo del Rolling Stones sul Generale McChrystal e l'uscita di scena di quest'ultimo, il Segretario alla Difesa americano Robert Gates ha posto nuove restrizioni ai militari che parleranno con i media. In un memorandum di tre pagine rilasciato la scorsa settimana da Gates ha ordinato che i vertici del Pentagono e i leader militari contattino il Servizio degli Affari Pubblici del Dipartimento della Difesa Usa "prima di rilasciare qualsiasi intervista o dichiarazione che abbia conseguenze dal punto di vista nazionale e internazionale". Fonti accreditate sostengono che l'ordine fosse già in cantiere molto prima che Michael Hastings, giornalista freelance del Rolling Stones, intervistasse il Generale. Nondimeno però, la nuova politica di accesso limitato alle infomazioni tracciata dal Pentagono è stata intepretata dai giornalisti e dai soldati presenti nel teatro di guerra come conseguenza dell'affaire McChrystal.
Anche la tempistica non è delle migliori. Il conflitto
afgano si fa sempre più violento e i giornalisti vogliono avere gli strumenti
che permettano di poter raccontare la guerra in prima linea.
"Mi preoccupa. Mi preoccupano queste direttive", spiega Martha
Raddatz, corrispondente di Abc News. Parlando
da Kabul sottolinea che "quando aggiungi uno strato come questo è faticoso
lavorare. Sei sul campo e devi ottenere il permesso da qualcun altro,
non dalle persone con cui parli direttamente. Così è molto più
difficile".
Sembra comunque che un cambiamento di atteggiamento da parte dei militari ci
sia stato già prima dell'ordine di Gates. Il corrispondente di Nbc Richard
Engel parla di un 'media blackout' subito dopo la
pubblicazione dell'articolo del Rolling Stones. E spiega che tra le nuove
restrizioni c'era anche quella di proibire ai soldati di commentare
l'articolo. Engel, che ha speso gli ultimi anni a coprire il fronte afgano e iracheno, afferma di non avere mai visto i portavoce dei militari chiudersi a riccio come questa volta. Concorda anche sul fatto che i giornalisti con meno esperienza vivranno tempi duri con queste nuove regole. "I militari saranno riluttanti ad esprimere apertamente le loro opinioni se il Pentagono passa ai raggi X ogni singola intervista". L'episodio McChrystal non è il primo che induce i militari ad abbottonarsi con i media. Una risposta simile avvenne dopo che il giornalista di Foreign Policy Thomas Ricks - allora con il Wall Street Journal - aveva riportato alcune osservazioni poco diplomatiche sui militari da parte di un colonnello durante la crisi nei Balcani (l'ex corrispondente dal Pentagono della Cnn Jamie McIntyre recentemente ha fatto un parallelo tra le due storie, quella di Ricks nel 1995 e quella attuale, nel suo blog dedicato al settore della difesa). Ma cosa pensa di tutto questo il giornalista che ha provocato l'uscita di scena di McChrystal? "Penso che sia i militari sia i giornalisti abbiano beneficiato dell'accesso alle notizie che è stato fornito per anni", afferma Hastings. "Penso comunque che l'accessibilità alle notizie vada un pò a periodi, a volte è molto alta, altre no". (Peacereporter)
Messico, attentato a Ciudad Juarez: uccisi due agenti di polizia
Continuano le violenze a Ciudad Juarez, nella zona nord del Messico. Secondo
quanto raccontato dalla polizia locale, un veicolo lanciato imbottito di
esplosivo lanciato a folle velocità contro alcuni veicoli della polizia
uccidendo tre agenti. Dopo l'esplosione sarebbero state lanciate anche alcune
granate. La situazione nell'area resta molto tesa. (Peacereporter)
L'Imam teutonico - Il controllo turco sulla comunità musulmana tedesca In Germania in pochi si erano accorti della presenza sempre più numerosa di imam provenienti dall'estero. Per decenni, infatti, la Presidenza degli affari religiosi della Turchia ha inviato imam che oltre ad occuparsi dei bisogni spirituali delle famiglie avevano anche un altro scopo, meno trascendente e decisamente più terreno: evitare che questi si allontanassero troppo dai canoni culturali turchi. Difendere l'essenza dell'essere turco, ovunque nel mondo, è stato quindi negli ultimi anni uno dei principali scopi della Turchia dal momento in cui ha compreso che i sempre più numerosi emigranti non avevano nessuna intenzione di far ritorno in patria. In tal modo, si è cercato di "legare" intere generazioni, riaffermando non solo principi religiosi ma politici,ponendo così un freno sulla via di una compiuta integrazione. Oggi, però, gli imam presenti in Germania si trovano al centro di una vera e propria disputa in quanto la posta in gioco sta cominciando a diventare alta ed è rappresentata dagli oltre tre milioni di residenti turchi di Berlino, una popolazione che rappresenta i due terzi dei musulmani del paese, la cui fedeltà è bramata sia da Ankara che da Berlino. Come dicevamo, anche la Turchia ha conosciuto il triste fenomeno dell'emigrazione e gli imam sono, appunto, le uniche autorità riconosciute dai Deutschtürken, i turchi tedeschi che per primi sono arrivati in Germania negli anni sessanta come forza lavoro a basso costo. Gli scenari che la querelle potrebbe aprire non sono di facile previsione, tuttavia, un libro pubblicato recentemente in Germania, da Rauf Ceylan, lui stesso figlio di lavoratori curdi immigrati, offre un'analisi chiara della situazione, dimostrando puntualmente quanto gli imam nati all'estero siano cruciali per il destino dell'Europa. "Fondamentalmente", afferma, "essi decidono se i giovani musulmani appoggeranno un islam liberale, conservatore o estremista". Questo non vuol dire assolutamente che i predicatori stiano incoraggiando potenziali terroristi, tutt'altro. In Germania gli imam estremisti rappresentano una percentuale inferiore all'1%, ma la maggior parte degli imam, aggiunge Ceylan, si attesta su posizioni decisamente tradizionaliste, coniugando usanze profondamente conservatrici ad un'indole autoritaria. Ma chi sono davvero questi imam? Essi sono, sostanzialmente, dipendenti statali turchi che vengono collocati nelle moschee attraverso la più grande organizzazione islamica della Germania, l'Unione turco-islamica per gli affari religiosi (DITIB), creata dalle autorità turche nei primi anni Ottanta per tenere sotto controllo il flusso costante e l'emancipazione culturale della diaspora turca. Roba da "Guerra Fredda". I salari sono pagati dal governo di Ankara che critica costantemente l'integrazione come un tradimento. "I turchi all'estero dovrebbero restare turchi a prescindere dalla loro cittadinanza", ha proclamato il Primo Ministro Erdogan fino ad arrivare addirittura a definire l'assimilazione un "crimine contro l'umanità". La morale che si può trarre da questa storia è, personalmente, di quelle che lasciano spazio a perplessità sensate che si basano, essenzialmente, sulla scarsa propensione ad accettare le altrui scelte, qualsiasi esse siano, con pressioni di ordine politico che rappresentano una continua minaccia all'integrazione sociale. Se da un lato questa ingerenza della Turchia negli affari tedeschi attraverso l'invio degli imam, è (forse) l'unica possibilità per la Germania di evitare la radicalizzazione dei suoi musulmani, dall'altra certamente l'immagine che ne scaturisce della Turchia, sempre più decisa a legittimarsi come partner strategico di riferimento nell'area, non è certamente delle migliori. Definire infatti l'integrazione come un tradimento, non credo possa rappresentare il miglior viatico per un paese che si candidata all'adesione alla UE che riconosce all'integrazione, non solo a livello politico ed economico ma anche sociale, un valore capitale e che fa di essa uno dei principi fondanti dell'Unione. (Agenzia radicale)
Scienziato iraniano informatore della Cia da tempo, dice NYT Lo scienziato nucleare iraniano che dice di essere stato rapito un anno fa dagli agenti americani, è stato a lungo un informatore della Cia in Iran. A sostenerlo è il New York Times che cita alcuni funzionari americani. Shahram Amiri è ritornato a Teheran ieri mattina, dicendo di aver ricevuto pressioni per mentire sul programma nucleare iraniano. Washington ha negato di aver rapito Amiri, sostenendo invece l'iraniano ha liberamente vissuto negli Stati Uniti. I funzionari hanno detto che lo scienziato ha spiegato ai funzionari dell'intelligence americana come un'università di Teheran sia diventata il quartier generale dei lavori nucleari iraniani, dice il quotidiano americano. (Reuters)
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