| Attualità 19 luglio 2010 |
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Via DAmelio diciottanni dopo lattentato, Napolitano: "Fare piena luce su stragi" "Indispensabile è il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi che sconvolse il Paese nei primi anni novanta". Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato ad Agnese Borsellino, nell'anniversario della strage di via D'Amelio a Palermo, nel quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i membri della sua scorta. "Con armonia d'intenti e pieno spirito di collaborazione -scrive il capo dello Stato alla vedova del magistrato- le istituzioni tutte debbono contribuire a fare piena luce su quegli episodi rispondendo così all'anelito di verità e giustizia che viene innanzitutto da chi, come lei e i suoi famigliari, è stato colpito negli affetti più cari, ma nello stesso tempo e più che mai dall'intero Paese". Ma questa mattina nel giorno della memoria, via D'Amelio si presentava semi deserta: poche persone presenti al 'presidio delle agende rosse' della società civile. A metà mattinata sono stati i bambini (dai 3 ai 7 anni) dell'associazione Ubuntu, del centro salesiano Santa Chiara e dell'associazione Ragazzi di strada dello Zen, ad animare la strada con canti e balli. Aymen, otto anni, originario del Marocco ha spiegato ai cronisti chi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: "Due eroi che salvavano tutta la città, poi un assassino li ha sparati". Alle 17 un corteo raggiungerà l'albero Falcone dopo il minuto di silenzio. Secondo Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo, "ci sono personaggi nelle istituzioni e negli alti vertici dello Stato che hanno perso il diritto di commemorare e di piangere Paolo". Rispondendo a chi gli chiedeva le ragioni di una scarsa partecipazione della società civile alle manifestazioni in memoria dell'eccidio l'eurodeputata ha replicato: "Mi sono stufata di sentire contare le persone, che non sono numeri ma individui. A luglio le scuole sono chiuse e non ci sono pullman che portano a Palermo gli studenti. Qui c'è la gente che sceglie di esserci e poi ci sono state manifestazioni sabato e domenica scorsi che hanno registrato una grande partecipazione della società civile, ma nessuno ne parla". Per la sorella del giudice antimafia "la società non è assente. Mi rifiuto di accogliere questa provocazione, perché farlo sarebbe un regalo alla mafia". Non risparmia critiche invece sull'assenza delle istituzioni in Via D'Amelio: "Si vanno a chiudere in caserma, ma è qui che sono morte sei persone - ha detto Rita Borsellino -. L'assenza dello Stato in via D'Amelio è una cosa scandalosa. Forse non vengono -ha poi spiegato - per paura delle contestazioni, ma è loro dovere essere qui e affrontare eventuali critiche". Duro il commento di Salvatore Borsellino, fratello del giudice e animatore del Movimento delle agende rosse: "Io e il mio movimento siamo qui per impedire alle istituzioni di porre le proprie ipocrite corone in via D'Amelio, profanando questo luogo sacro. Prima dovrebbero assicurare giustizia e verità sulle stragi". E ha aggiunto: "Un governo che compie atti di intimidazione nei confronti dei collaboratori di giustizia, che etichetta i magistrati come deviati mentali non può venire qui a porre ipocrite corone". Il presidente del Senato Renato Schifani è arrivato questa mattina alla caserma Lungaro di Palermo rendendo gli onori agli agenti di scorta uccisi nella strage del luglio '92. Poi si è trattenuto brevemente con i loro familiari. Schifani ha ricordato Paolo Borsellino in un messaggio inviato alla vedova Agnese: "A lui dobbiamo tanto" perché "il suo contributo alla lotta alla mafia ha segnato un punto di svolta fondamentale nell'azione di difesa della democrazia da parte dello Stato". Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, parlando a Palermo, ha detto: "Lo sapevamo già da tanti anni che non è stata solo una strage di mafia, il problema processuale è quello di trovare gli elementi. L'importante è tendere per all'accertamento della verità e la giustizia. Questo è un imperativo morale che dobbiamo sempre avere. I familiari delle vittime hanno il diritto di sapere". E se Fabrizio Cicchitto (Pdl) fa appello alla "sobrietà e responsabilità in una giornata come questa", Vannino Chiti (Pd) sottolinea come la memoria Borsellino sia "un richiamo alto ai nostri doveri di cittadini". Chi partecipa alla manifestazione organizzata a Palermo è l'Italia dei Valori. ''E' questa un'occasione importante - ha detto Antonio Di Pietro- per onorare la memoria e l'infaticabile impegno con il quale il magistrato siciliano portò avanti la sua battaglia in difesa dello Stato di diritto, arrivando a pagare il prezzo più alto''. (Studio cataldi)
Inchiesta P3, Napolitano scrive a Mancino: Discutere delle regole al prossimo Csm l tema delle "regole deontologiche minime" per i comportamenti dei consiglieri del Csm va affrontato nel prossimo Consiglio superiore della magistratura e non nel "momento terminale di questa Consiliatura". Lo scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera inviata al vice presidente del Csm, Nicola Mancino, in risposta alla informazione ricevuta sulla richiesta avanzata da componenti del Consiglio di porre all'ordine del giorno la questione, della quale oggi è stata data lettura al Comitato di Presidenza del Csm. "La richiesta - scrive il capo dello Stato a Mancino - prende le mosse, in particolare, dalla esistenza di investigazioni su condotte indebitamente tese a interferire sul voto di alcuni componenti di questo Consiglio in occasione della nomina del presidente della Corte di Appello di Milano. La questione, lei mi scrive, dovrebbe essere dibattuta in termini generali e propositivi prescindendo dalla esistenza di indagini penali, disciplinari e amministrative sull'episodio". "A parte la seria preoccupazione, che è lecito mantenere, di non interferire in tali indagini - prosegue Napolitano - ritengo da un lato che il tema non possa essere affrontato in termini 'generali e propositivi' con la necessaria ponderazione nel momento terminale di questa Consiliatura, mentre è corretto lasciare alla prossima le appropriate decisioni in merito, e dall'altro che si debba essere bene attenti a non gettare in alcun modo ombre sui comportamenti di quei consiglieri che ebbero a pronunciarsi liberamente, al di fuori di ogni condizionamento, su quella proposta di nomina concorrendo alla sua approvazione". Il capo dello Stato oggi è intervenuto anche in merito all'elezione dei nuovi componenti laici del Consiglio e "nell'imminenza di una nuova seduta del Parlamento a Camere riunite per l'elezione dei membri laici del Csm'' ha rinnovato ''un vivo appello a tutti i gruppi parlamentari a definire senza ulteriore indugio le intese necessarie perché le prossime votazioni vadano a buon fine''. ''Confidando nell'attivo impegno dei Presidenti delle Camere - afferma Napolitano - sottolineo la assoluta necessità che alla scadenza del mandato dell'attuale Consiglio, il 31 luglio, l'istituzione sia stata rinnovata interamente così da poter svolgere senza soluzione di continuità e nella pienezza dei poteri le sue più che mai essenziali e delicate funzioni". (Studio Cataldi)
In auto da un ospedale a un altro, bimba muore dopo il cesareo: aperta un'inchiesta E' stata avviata un'indagine sul caso della bimba nata all'ospedale di Rossano, in provincia di Cosenza, e deceduta mentre stava per essere trasferita in elisoccorso alla neonatologia dell'Annunziata di Cosenza. L'episodio è avvenuto martedì scorso. La madre della piccola, alla fine del settimo mese di gravidanza, accusando dolori addominali si era recata presso una guardia medica. Aveva poi deciso, insieme al marito, di raggiungere l'ospedale di Trebisacce dove però il reparto di ostetricia e ginecologia era chiuso. A quel punto, una volta visitata, le viene consigliato il trasferimento presso il presidio di Rossano, dove i coniugi giungono in macchina, essendo l'ambulanza del 118 già impegnata per un soccorso. A Rossano viene diagnosticato un distacco della placenta e i sanitari decidono di intervenire con il parto cesareo. Appena nata la bimba viene intubata ma le sue condizioni restano gravi e la neonata viene preparata per il trasferimento all'Annunziata di Cosenza, dove arriva con l'elisoccorso, ma quando ormai per lei non c'è più nulla da fare. In considerazione di quanto avvenuto, la Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlandoha, ha chiesto al presidente della Regione Calabria con deleghe alla sanità Giuseppe Scopelliti, "una relazione volta a far conoscere ogni dato utile a seguito di questo episodio anche in ordine ad iniziative sanzionatorie e/o cautelari in riferimento a specifiche responsabilità individuali o a disfunzioni organizzative". "Da parte della Commissione che presiedo - ha affermato Orlando - non posso che esprimere vicinanza e solidarietà alla mamma della piccola e ai suoi famigliari. Ci troviamo, purtroppo, davanti a un ennesimo triste episodio che ha come protagonista un neonato e che dimostra come in Calabria sia particolarmente delicata e necessaria di attenzione la questione dei punti nascita. Daremo il nostro contributo per far luce sulla vicenda". (Studio Cataldi)
Tragica gita in barca a Cagliari, tre morti. Trentenne si salva dopo 24 ore in mare Due uomini, Gianfranco Pintus, 57 anni, e Sandro Farci, 54 anni, sono morti in seguito al naufragio della loro imbarcazione, avvenuto ieri intorno alle 9,15 nel Golfo di Cagliari, circa due miglia e mezzo a largo del capoluogo sardo. Una terza persona che faceva parte dell'equipaggio, Andrea Maccioni, di 30 anni, e' stata tratta in salvo mentre risulta disperso il figlio di Sandro Farci, proprietario della barca, Paolo di 31 anni . I quattro erano usciti in mare ieri pomeriggio per una gita a bordo di un trimarano di 4,2 metri ma intorno alle 16 i familiari, non avendo piu' loro notizie, avevano lanciato l'allarme alla Guardia Costiera. Le ricerche sono state avviate subito con motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della polizia. Ma gli esisti sono stati negativi fino a questa mattina, quando le ricerche sono ricominciate con motovedette e un aereo della Guardia Costiera, un elicottero dell'Aeronautica militare e mezzi dei vigili del fuoco. Intorno alle 9, a circa 4,5 miglia dalla costa, nel tratto di mare fra Sarroch e Cagliari, e' stato rinvenuto il primo cadavere; il secondo e' stato recuperato intorno alle 9,45. Intorno alle 10, nella stessa zona, e' stato trovato vivo Maccioni, attaccato a una boa di attracco per navi a grande pescaggio. Il trentenne, in stato di choc, ha detto: ''Ho visto morire gli altri tre miei amici''. Secondo quanto è stato ricostruito, la barca si è capovolta a causa di una forte raffica di maestrale, che soffiava a 25-30 nodi, e alle condizioni del mare forza 4, ed è subito affondata.Maccioni ha trovato l'appiglio di una cima legata ad una boa di segnalazione dell'ingresso del porto canale di Cagliari. Il comandante della Capitaneria di Porto di Cagliari, il capitano di vascello Gaetano Camilleri, ha spiegato all'ADNKRONOS che Maccioni, accompagnato in un ospedale di Cagliari in stato di choc, e' rimasto attaccato alla boa per circa 25 ore e ha raccontato di aver visto i tre compagni di pesca perire sotto la forza della corrente e del maestrale che li spingeva a largo del golfo di Cagliari. Sarebbe morto, dunque, anche Paolo Farci, il cui corpo però non e' ancora stato trovato dalle quattro motovedette, dall'elicottero e dall'aereo che stanno scandagliando il tratto di mare teatro del naufragio. I quattro avevano appena iniziato la battuta di pesca di fronte al porto canale di Cagliari, ma improvvisamente la loro barca di 4,20 metri si e' ribaltata senza dare la possibilita' ai quattro pescatori di indossare i giubbetti salvagente e di usare i razzi di segnalazione. La Capitaneria di porto ha spiegato che in quelle condizioni meteo e' stato quanto meno imprudente avventurarsi in mare per una battuta di pesca, perche' il maestrale, come poi confermato dal racconto del sopravvissuto, spazza il mare verso sud rendendo praticamente impossibile combattere contro le correnti. (Adnkronos)
Referendum acqua pubblica, consegnate 1 milione e 400mila firme Sono state consegnate oggi alla Corte di Cassazione 1 milione e 400 mila firme per il referendum per "l'acqua bene comune", che mira ad abrogare la legge sull'affidamento dei servizi idrici a società private. Lo ha annunciato in un comunicato il comitato promotore dell'iniziativa referendaria, che oggi ha organizzato un incontro a Piazza Navona a Roma per festeggiare la consegna delle firme. "Nessun referendum nella storia repubblicana ha mai raccolto tante firme", si legge nel comunicato. "La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare 'si' la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici". Le firme, sottoposte ora al vaglio della Corte di Cassazione, superano abbondantemente la soglia di 500mila per l'ammissibilità, secondo il comitato raggiunta già a maggio, dopo soli 25 giorni di raccolta. L'iniziativa referendaria prevede tre distinti quesiti. Il primo, ritenuto quello più importante, riguarda l'abrogazione di un articolo di un decreto legge del 2008 ("Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria") poi convertito in legge nello stesso anno e modificato da una serie di normative nel 2009. In sostanza, si chiede di abolire la possibilità di dare la gestione dei servizi idrici a privati attraverso gara o a società a capitale misto (con almeno il 40% privato, scelto attraverso gara) mediante affidamento diretto. Il comitato promotore ha chiesto oggi al governo una moratoria che rimandi gli affidamenti dei servizi idrici fino alla data di svolgimento del referendum, e alle amministrazioni locali di "non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi". Il governo ha sempre ribadito che la proprietà dell'acqua resterà pubblica. (Reuters)
Cassazione: Calcio, striscioni di protesta si ma lontani dagli stadi La Cassazione ha stilato un vademecum per i tifosi ed ha chiarito che è lecito esporre manifesti di protesta contro provvedimenti adottati avverso le tifoserie. Questi striscioni però debbono restare lontani dagli stadi. Al contrario non ci sono problemi ad esporre striscioni per prendere in giro squadra avversaria. Questi ultimi infatti, spiega la Corte, sono espressione del ''diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero''. Il chiarimento arriva dalla terza sezione penale della suprema Corte (sentenza n.27284/2010) che ha accolto il ricorso di un tifoso denunciato per avere fatto parte di un gruppo che stava inneggiando con striscioni davanti ad uno stadio. Esaminando il caso la Corte ha fatto notare che il tifoso, insieme ad altri, aveva protestato contro alcune norme legislative e lo aveva fatto presso uno stadio diverso da quello in cui si svolgeva la partita della propria squadra. I tifosi si erano radunati "davanti allo stadio di Palermo per ascoltare la radiocronaca della partita e qui avevano inscenato una manifestazione di protesta contro adottati e adottandi provvedimenti normativi nei confronti delle tifoserie''. (Studio Cataldi)
Il Cavaliere ci ricasca: Belle e laureate a pieni voti, non come la Bindi Il lupo perde il pelo ma non il vizio, è proprio il caso di dirlo. Immemore (o forse no) delle polemiche infuocate che mesi fa seguirono alle sue parole offensive nei confronti di Rosy Bindi (''lei è più bella che intelligente'' le disse in collegamento telefonico a 'Porta a Porta') Silvio Berlusconi oggi ci ricasca con una nuova frase greve e infelice all'indirizzo del presidente del Partito democratico. L'occasione questa volta non è il salotto di Vespa ma un contesto universitario. Il premier si è infatti recato all'Università Telematica e-Campus di Novedrate, in provicia di Como, dove ha rassicurato gli studenti che nella riforma della scuola non verrà tolto il valore legale della laurea, perché non rientra nel piano del governo. Durante la sua visita, iniziata a mezzogiorno, il presidente del Consiglio ha incontrato il rettore Lanfranco Rosati e il presidente dell'Ateneo, Francesco Polidori, e si è soffemato per circa un'ora a conversare con gli studenti. Proprio con loro il Cavaliere avrebbe anche scherzato e, a proposito di tre giovani ragazze neolaureate che lo accompagnavano durante la visita, avrebbe sottolineato come spesso lui venga criticato perché accompagnato sempre da giovani, belle, tutte veline e senza cervello. Invece, avrebbe puntualizzato Berlusconi, queste ragazze hanno preso il massimo dei voti e non assomigliano certo a Rosy Bindi. Spiegando poi agli studenti il suo impegno per l'Università del Pensiero Liberale, che dovrebbe sorgere a Villa Gernetto, nei pressi di Monza, il premier si sarebbe lasciato andare a un'altra battuta, questa volta nei confronti del leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, osservando che dei suoi studi lo sapeva tutto il condominio e per ogni 30 e lode sua madre festeggiava alla grande. Invece, avrebbe ironizzato Berlusconi, quando ha preso la laurea Di Pietro, al suo paese, nessuno ne sapeva niente. All'epoca dell'episodio di 'Porta a Porta' il Cavaliere mise una toppa con un rimedio che suonò peggiore del male. ''Era una battuta di largo consumo'', si giustificò scusandosi con la Bindi. Chissà questa volta come rimedierà il Cavaliere. (Studio Cataldi)
Prostituzione: a Roma l'inutilità delle ordinanze "fai da te" A quanto sono servite le ordinanze emesse dal sindaco di Roma per la lotta alla prostituzione? È possibile adesso, dopo un anno e mezzo di mandato, provare a fare un primo bilancio della situazione e cercare di analizzare il fenomeno senza le altisonanti parole sentite durante la campagna elettorale? Ci ha provato alcuni giorni fa l'Associazione Radicale Certi Diritti, in compagnia di sociologi, avvocati ed esponenti del mondo politico interessati da sempre a questo tema. Intanto, un dato su tutti è sembrato emergere dal dibattito: la prostituzione c'è oggi esattamente come c'era prima che Alemanno prendesse le redini della città (una stima dell'Associazione Abele di Don Ciotti parla infatti di una "domanda" che sfiora i nove milioni) e c'è tanto più nelle periferie dove è meno palese, dove è più lontana - si crede - dall'occhio dell'opinione pubblica. Lì è stata rilegata e, quindi, clandestinizzata. C'è una mancanza totale di una seria volontà di affrontare il problema, di per sè complesso e multiforme, culturale e politico al contempo, tanto che si è deciso di procede con provvedimenti di urgenza un po' nel tentativo di "nascondere la polvere sotto il tappeto", ha denunciato il segretario dell'Associazione Certi Diritti Sergio Ravasio. Solo che prima o poi la polvere esce nuovamente, e così proprio in questi giorni anche i giornali fanno un gran parlare del "ritorno" delle prostitute, come se mai davvero se ne fossero andate. A ben guardare poi le stesse ordinanze con cui i sindaci si sono arrogati la risoluzione del problema, si scopre che ogni ordinanza è un po' a sé stante e che ogni Comune quindi agisce in maniera diversa da quello vicino. Sono atti poi (giudicati nel caso specifico dal Tar del Lazio come legittimi dal punto di vista amministrativo) che spesso vanno anche a sanzionare comportamenti che potrebbero verificarsi in un futuro, andando così ad incidere su una sfera di diritti già acquisiti. Quanto questo è compatibile con la nostra Costituzione? A prima vista, poco o nulla. E quello che più stupisce è la pochezza con cui si affronta un simile argomento: tra chi vorrebbe che le lucciole sparissero ma non è disposto a mettere in campo energie e serietà, e chi invece demonizza il tutto allontanando quanto più possibile proposte di regolarizzazione quali, ad esempio, la tassazione dei proventi delle attività delle prostitute. Proposta che non ha nemmeno visto la discussione nelle aule di Camera e Senato, con il rammarico di coloro che l'avevano fortemente caldeggiata e che ne hanno meglio spiegato il senso proprio in questa occasione, ovvero Donatella Poretti, radicale eletta nelle liste del Pd e Lucio Malan, senatore del PdL (quest'ultimo di religione valdese e non cattolica, il che dati i tempi sembra essere il fattore davvero discriminante). Al di là di retorica e discorsi demagogici allora servirebbe davvero una politica coraggiosa, che affronti il problema per quello che è, nel tentativo di proteggere i diritti di tutti (prostitute comprese) e che finalmente metta fine a questo strano stato delle cose per cui si è come in un limbo: niente proibizione di esercitare il mestiere di meretrice (purché lo si faccia nel chiuso di un appartamento) ma allo stesso tempo netta contrarietà a far svolgere il mestiere più antico del mondo nella legalità. (Agenzia radicale)
Il Comune di Napoli, pieno di debiti, non si cura dei guadagni da riscuotere Un milione e mezzo di euro: tanto riuscirebbe a ricavare il comune di Napoli se sanzionasse tutti gli impianti di pubblicità abusiva presenti in città. Eppure l'ente guidato da Rosa Russo Iervolino, indebitato per oltre 700 milioni di euro verso i fornitori, sembra non curarsi del guadagno mancato e continua a prendere provvedimenti contraddittori che fanno infuriare gli imprenditori. Nel comune partenopeo vige un regolamento che divide la gestione degli impianti pubblicitari tra privati e comunali. Alcune centinaia tra cartelloni 6 x 3, manifesti, totem, sono concessi in gestione a operatori privati, tenuti a pagare un canone annuo più prezzi di affissione che si aggirano attorno ai 120 euro ogni 15 giorni. Altri impianti, circa 1100, sono gestiti direttamente dal Comune, e il più delle volte sono occupati da pubblicità di spettacoli teatrali. Data la "pubblica utilità" di queste manifestazioni, affiggere le locandine per teatri e rassegne costa meno che per altri tipi di imprese, almeno 15 volte il prezzo "pieno" del servizio, non rendendo così necessario rivolgersi ad intermediari privati. Ma al di fuori di teatri e cinema, per il resto delle imprese è obbligatorio rivolgersi ai gestori: la pubblicità comunale funziona male secondo la maggior parte degli imprenditori campani. Non la pensa così Angelo Costa, presidente dell'Elpis, la municipalizzata che si occupa della gestione della pubblicità in città: "Siamo impegnati a ripristinare il decoro in città. Da poco abbiamo ripulito il Centro Direzionale, dove c'erano ancora i manifesti elettorali del 2005". Quella dei manifesti elettorali - e degli avvisi sacri - è una lunga storia: i candidati o le associazioni di culto non sono sanzionabili se affiggono i loro manifesti ‘fuorilegge', a meno che non li si colga in flagrante". Per porre un argine all'illegalità dilagante nel febbraio scorso il comune di Napoli ha deciso di prendere provvedimenti: così, assieme agli impianti realmente abusivi, ha messo fuorilegge anche gli impianti i cui gestori erano morosi. "Bastava anche solo una rata non pagata per essere dichiarati abusivi - ha raccontato Edoardo Arnese di Publionda - nonostante noi gestori ci fossimo già prima del febbraio 2010 costituiti in comitato per sollecitare il Comune alla rimozione degli impianti abusivi. Questi impianti infatti vengono fittati a prezzi fuori mercato, operando così una concorrenza sleale che ha ridotto sul lastrico il 70% degli operatori autorizzati". Ma Arnese rincara la dose sull'Elpis: "Non funziona, si occupa solo di riscuotere le tasse. In più la partecipata ha come socio privato la Aip, ex società pubblicitaria che vantava debiti per sei milioni di euro proprio nei confronti del comune di Napoli: secondo quale criterio è stata scelta come partner della municipalizzata?". Al quesito dovrà rispondere il vicesindaco Sabatino Santangelo: è da lui, e non dall'assessore all'edilizia con delega alla pubblicità Belfiore, che dipende la Elpis. (Agenzia radicale)
Capitan Findus torna a casa: Unilever vende a Birds Eye Iglo Capitan Findus 'torna a casa', ricongiungedosi all'operatore leader in Europa nel settore dei surgelati: oggi la multinazionale anglo olandese Unilever ha annunciato la cessione delle attività in Italia che ricadono sotto il marchio Findus al gruppo Birds Eye Iglo, controllato dal fondo Permira, per 805 milioni di euro. L'operazione riunisce l'intero business dei prodotti surgelati che fu separato nel 2006, e consentirà al gruppo ora ricostituito di "offrire ai consumatori in tutta Europa una gamma di prodotti surgelati senza rivali", ha affermato con una nota l'amministratore delegato di Birds Eye Iglo, Martin Glenn. Findus Italia venne di fatto staccata dal resto delle attività sui surgelati in Europa quando, nel 2006 appunto, Unilever decise di vendere le attività di Birds Eye e di Iglo al fondo Permira, spiega il comunicato del gruppo acquirente. Con sede a Bedfont, nel Regno Unito, Birds Eye Iglo produce e distribuisce alimenti surgelati in oltre dieci paesi - tra cui Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Russia, Turchia e Inghilterra - con un fatturato annuo complessivo di circa 1,2 miliardi di euro, a cui ora si aggiungono le attività di Findus in Italia. La società rivendica di promuovere uno sviluppo sostenibile e la produzione responsabile, tramite una piattaforma europea composta dai tre siti, a Lowestoft (Gb), Reken e Bremerhaven (in Germania). Birds Eye rappresenta oltre la metà delle vendite di surgelati in Gb, si legge, mentre Iglo è il marchio leader nella maggior parte dei mercati dell'Europa continentale. "Siamo entusiasti che Findus Italia si ricongiunga con Birds Eye Iglo - ha aggiunto Glenn -. Continueremo ad investire e sviluppare il nostro business in modo sostenibile e profittevole". Unilever, gigante anglo olandese attivo su alimentari, grande distribuzione e cosmesi, e che conta 163.000 dipendenti in oltre 100 paesi, ha per parte sua affermato che la cessione le consentirà di concentrarsi ancor meglio sulle sue attività chiave e sulla crescita a lungo termine. In Italia Unilever controlla un'ampia gamma di marchi, tra cui Bertolli, Calvé, Knorr, Lipton, Cif e altri. (Apcom)
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