| Cinema e spettacolo 20 luglio 2010 |
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Finanziamenti pubblici al cinema, Ozpetek: ''Senza addio a Gomorra'' Fanno discutere le dichiarazioni di Aurelio de Laurentiis che alcuni giorni fa, ospite dell'Ischia Global Fest, si è schierato contro i finanziamenti di Stato al cinema perché ''in Italia - ha dichiarato - i produttori non sono imprenditori ma 'prenditori'''. ''I film si finanziano con gli spettatori - ha aggiunto -, non aspettando i fondi del governo o attraverso altri escamotage contabili''. Per il regista Ferzan Ozpetek ''il cinema è arte ma è anche industria. Per questo un regista o uno sceneggiatore dovrebbero sempre mantenere il legame con il pubblico''. ''Secondo me - spiega all'Adnkronos - c'è una frase significativa di Billy Wilder che tutti i registi dovrebbero tenere presente: 'quando un mio film esce e non ha successo di pubblico cerco di capire dove ho sbagliato'''. Giusto secondo il regista italo-turco, che precisa di non avere ''mai avuto finanziamenti pubblici, nemmeno per il mio primo film 'Il bagno turco''', che siano gli incassi a pagare il cinema. Ma, spiega, ''se non ci fossero stati i finanziamenti publici non ci sarebbe stato 'Gomorra' di Matteo Garrone o 'Il Divo' di Paolo Sorrentino, che sono stati successoni pluripremiati. Non solo, secondo me - afferma - lo Stato dovrebbe investire nei giovani talenti finanziando i film dei debuttanti, almeno fino alla seconda opera, per fare crescere le nuove leve''. Per Ozpetek infine ci sono anche situazioni particolari, come magari un film ''difficile per il pubblico che però è molto importante per le novità che contiene e per le nuove strade che può aprire al cinema. Questo tipo di film - conclude - non può non essere finanziato''. Anche per Mario Monicelli "in una società capitalistica come la nostra sarebbe giusto non finanziarie l'imprenditoria in ogni settore, incluso quello cinematografico. Sarebbe l'ideale, ma è pura utopia". "In Italia - rincara la dose - non esistono privati che investono solo soldi propri per fare impresa". C'è da dire, però, aggiunge, che "anche De Laurentiis, quando lavorava in Italia, cercava sovvenzioni". E che "oggi né lo Stato, né il capitale privato, sostengono il cinema come dovrebbero". Conversando con l'Adnkronos, l'attore e regista Michele Placido, commenta così le affermazioni di De Laurentiis: "Il cinema sta cambiando profondamente. La distribuzione ormai è completamente cambiata. E il nocciolo, ad oggi, è capire se lo Stato se la sente di difendere i film d'autore. Film che, per il mercato, è quasi come se non fossero mai usciti, perché nelle sale ci sono solo i cosiddetti blockbuster commerciali". "E' vero che De Laurentiis e Ponti di una volta mettevano soldi propri. Ma è anche vero si tratta di una filmografia popolare. La vera domanda, quindi - dice Placido - è capire come fare per sostenere i film autoriali che ormai nelle sale non si trovano più''. Il numero uno dell'Anica, Riccardo Tozzi, interpellato dall'ADNKRONOS, si dice "d'accordo con De Laurentiis''. ''Bisogna dire basta ai finanziamenti pubblici" al cinema, ma è anche vero, precisa, che oggi le cose sono nettamente migliorate rispetto al quadro disegnato da lui. Anni fa "eravamo realmente assistiti, ora no e possiamo quindi rinunciare ad un finanziamento di fatto marginale, in cambio però di incentivi fiscali". "Le cifre parlano chiaro - continua -: fino al 2004 la percentuale del finanziamento pubblico sul totale del valore della produzione era superiore al 50%; lo scorso anno, invece, è stata pari al 12%. Cifra abbastanza marginale per la quale non vale al pena di stare a fare battaglie, altrimenti si dà l'impressione di essere finanziati dallo Stato quando siamo gli imprenditori meno finanziati". "Non è più fattibile che ci sia una commissione di Stato che decide quali film devono essere finanziati e quali no, anche se devo dire - tiene a precisare - che negli ultimi anni ha funzionato bene". "Nel passato, ha ragione De Laurentis, siamo stati troppo assistiti - ribadisce il presidente - ma dal 2004 ad oggi le cose sono cambiate. Ed ora possiamo dire stop ai finanziamenti statali in cambio di altri interventi che non arrivino dalla fiscalità generale. Si può pensare a forme di prelievo sul biglietto, a incentivi fiscali o alle forme di intervento usate in Gran Bretagna dove si procede alla ripartizione automatica" di una quota incassata dalla lotteria. Critico nei confronti di De Laurentiis, è invece Franco Scaglia, presidente di Rai Cinema dal 2004, che conversando con l'ADNKRONOS, sottolinea: "Noi siamo produttori veri, perché noi tiriamo fuori soldi veri, li diamo alle produzioni e contribuiamo e abbiamo contribuito a fare il cinema italiano". Noi - continua- siamo la colonna portante del cinema italiano e soprattutto degli autori nuovi. Tutto il resto, polemiche in testa, non mi interessa". E poi, "De Laurentis è un privato - precisa -, io presiedo una società pubblica che, investendo i soldi dei cittadini, lavora sul cinema italiano di qualità". "Rai Cinema - rimarca - produce moltissime opere prime e lancia i giovani. Se si vanno a vedere gli ultimi risultati come il film di Giorgio Diritti, o l'ultimo di Ozpetek o quello di Nanni Moretti, vedrà che sono tutti co-prodotti da noi. Anche il film di Martone ha una quota di Rai Cinema. Insomma - insiste - Rai Cinema è espressione virtuosa di Rai". Da parte sua Gabriella Carlucci, responsabile spettacolo del Pdl e membro della commissione Cultura della Camera, osserva: ''Il cinema italiano oggi non è più assistito. La norma mia e di Willer Bordon introdotta nella Finanziaria del 2007 ha introdotto regole fiscali che agevolano i produttori i quali trovano i soldi sul mercato''. ''Grazie a quella norma -aggiunge - confermata dal governo Berlusconi nel 2008, passata al vaglio della Ue ed entrata in vigore da più di un anno, per la prima volta dopo tanti anni in Italia sono tornati i produttori stranieri con ben 7 produzioni in piedi. In questo modo i soldi dello Stato vanno solo a finanziare le opere dei debuttanti, che hanno oggettivamente più difficoltà, sia nella produzione - conclude - che nella distribuzione''. Per il senatore del Pd, Vincenzo Vita, ''il discorso di De Laurentis non è nuovo, ma - avverte -attenzione a calarlo nella realtà di totale distruzione che il cinema italiano sta vivendo oggi''. ''Trovo stucchevole - aggiunge - continuare a improvvisare in un settore così delicato che sta morendo. E' come continuare con il famoso ballo sul Titanic, e un uomo avveduto come De Laurentis non può non accorgersene. Oggi non è più come negli anni '50 e '60 e ne va della stessa sopravvivenza del nostro cinema''. ''Questo governo - continua Vita - coi continui tagli ha devastato il settore della cultura. In tutti gli altri Paesi civili, il mercato è rigoglioso in quanto c'è un intelligente intervento pubblico. Quanto agli strumenti fiscali, sono giustissimi e siamo stati noi i promotori delle politiche fiscali in questo settore. Ma uno dei grandi difetti della politica fiscale italiana è di continuare a spremere gli spremuti lasciandio indenni i ricchi e non promuovendo il mecenatismo. Su questo tema - conclude - stiamo preparando un'interrogazione al ministro Bondi per chiedergli dova va la cultura italiana alla luce di tutti questi tagli''. (Adnkronos)
Jamie Bell, schiavo sexy e ribelle
Ne è passato di tempo da "Billy Elliot"
e nel frattempo Jamie Bell è cresciuto. L'attore 24enne è
pronto ad accettare nuove sfide come vestire i panni di Jane Eyre
in "The eagle of the ninth". E si racconta a Vogue
Italia, che mostra in anteprima il backstage del
servizio che lo mostra sfacciato, seminudo e con la matita sugli occhi. In
attesa di vederlo nel nuovo film di Steven Spielberg, "Tintin",
che uscirà a Natale del 2011. Jamie recita al fianco di Mia Wasikowska e
Michael Fassbender, diretto dal regista Kevin Macdonald, l'autore de
"L'ultimo re di Scozia". Nella nuova pellicola, Bell interpreta uno
schiavo celta che combatte contro la legione romana comandata da Channing
Tatum. (Tgcom)
Usa/ Amante numero 1 Tiger Woods protagonista di un reality show L'amante numero 1 di Tiger Woods torna alla ribalta. Rachel Uchitel, manager di noti locali notturni a Las Vegas e New York, che ha fatto esplodere il caso Woods, farà parte del cast del reality televisivo "Celeb Rehab". I partecipanti più o meno famosi, affrontano un periodo in un centro di disintossicazione super lusso a Pasadena, in California. Chi per alcool, chi per droga, chi per farmaci. Il tutto sotto la stretta vigilanza del Dottor Drew, un noto medico di Hollywood. Nel caso della Uchitel si tratterebbe di una dipendenza da pillole. A farle compagnia ci saranno l'attore Jeremy London, la modella Janice Dickinson e il musicista Leif Garret. Il cast non è ancora completo, ma le prime puntate andranno in onda su Vh1 alla fine di quest'anno. (Apcom)
Belen Rodriguez e Raoul Bova: tamponatori ideali per gli italiani In caso di tamponamento, gli uomini italiani si augurerebbero che la guidatrice distratta fosse Belen Rodriguez (19% degli intervistati), o Michelle Hunziker (17%) o, ancora, Manuela Arcuri (14%). Per le donne, invece, la speranza è che nei panni dell'altro conducente ci sia Raul Bova, che raccoglie quasi il quadruplo delle preferenze del secondo classificato Luca Argentero (42% contro 11%); terzo il capitano della Nazionale di calcio Fabio Cannavaro (8%). E' quanto emerge da un indagine condotta da TNS Italia per www.assicurazione.it. Quarto posto per Sabrina Ferilli e Luciana Littizzetto che raccolgono le preferenze dell'11% degli automobilisti uomini. Mentre al nono posto, con il 4%, si colloca il ministro Mara Carfagna. Subito sotto al podio dei vincitori, le guidatrici italiane hanno invece indicato Valentino Rossi, Paolo Bonolis ed Eros Ramazzotti. Ciascuno di loro raccoglie il 7% delle preferenze e i tre staccano Raz Degan e Riccardo Scamarcio. Nono posto per Morgan. Ma se si guarda alla realtà sono oltre 6 milioni gli italiani che, dopo un tamponamento, hanno cominciato una relazione amorosa con chi li aveva tamponati. L'indagine, che ha raccolto le risposte di un panel rappresentativo della popolazione italiana fra i 18 e i 64 anni, ha scoperto che, se per il 7% degli automobilisti italiani che hanno intrecciato una relazione amorosa con chi avevano tamponato o con chi li aveva tamponati, il tutto si è risolto nell'avventura di una notte, per il 13% l'amore è tuttora in corso e ben 500.000 sono quelli passati dal modulo di constatazione amichevole all'altare. (Apcom)
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