| International 20 luglio 2010 |
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Afghanistan, occupazione a oltranza
Questo, in soldoni, il risultato venuto fuori della conferenza internazionale sull'Afghanistan
tenutasi oggi a Kabul, a cui hanno presenziato 70 rappresentanti e
ministri degli Esteri stranieri, capeggiati dal segretario di Stato, Hillary Clinton. Per l'Italia c'era il capo della Farnesina, Franco Frattini.
I delegati stranieri hanno formalmente approvato il 'piano di transizione' proposto dal presidente Karzai (in realtà preparato nelle scorse settimane dai vertici Usa e Nato). Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, presente alla conferenza, ha fatto una precisazione non da poco all'approvazione di questo piano: anche quando le forze di combattimento lasceranno l'Afghanistan, e non è detto che sarà entro quattro anni, la presenza militare occidentale continuerà. ''La nostra missione - ha dichiarato Rasmussen - finirà quando, solo quando gli afgani saranno in grado di garantire la propria sicurezza. Il processo di transizione sarà basato sulle reali condizioni del momento, non su calendari. Le forze internazionali non lasceranno l'Afghanistan (nel 2014, ndr): acquisiranno semplicemente un ruolo di supporto. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare la nostra missione di lungo termine: quella di ottenere un Afghanistan stabile, sicuro e pacificato. Troppe nazioni, specialmente l'Afghanistan, hanno troppo sofferto per vedere questo Paese scivolare indietro''. L'altro punto del piano Karzai approvato dalla conferenza riguarda gli aiuti economici: 600 milioni di euro che il governo afgano userà per convincere in cinque anni 36mila guerriglieri talebani a deporre le armi e rientrare nella vita civile (progetto sulla cui efficacia ci sono molti dubbi) e l'innalzamento dal 20 al 50 per cento della quota di aiuti finanziari internazionali (quasi 11 miliardi di euro all'anno) direttamente gestiti da Kabul. Vista l'inaffidabilità mostrata dal governo Karzai nella gestione della sua quota di aiuti (miliardi di dollari trafugati su conti esteri e fiumi di denaro destinato alla ricostruzione spesi invece dai politici afgani - Karzai compreso - per costruirsi faraoniche ville private a Dubai), questa decisione si spiega solo con la necessità dell'Occidente di soddisfare qualsiasi richiesta dei politici mafiosi afgani pur di assicurarsi la loro lealtà. Almeno per qualche anno ancora. (Peacereporter) Gran Bretagna, preoccupa il fenomeno delle conversioni in carcere ll fenomeno della conversione in carcere sta assumendo in Gran Bretagna proporzioni decisamente preoccupanti. Circa il 30% dei detenuti musulmani estremizza la propria fede religiosa durante la permanenza in un istituto di pena E' quanto si evince da uno studio del Muslim Prisoner's Experiences, condotto sulla base di circa 90 indagini ispettive che dimostra come l'islam riesca a diffondersi a macchia d'olio nelle carceri britanniche. Infatti, negli ultimi anni il numero dei detenuti musulmani è sensibilmente lievitato passando dai 2.500 del 1994 (pari al 5% della popolazione carceraria), agli attuali 10.300. Di particolare interesse è l'analisi sulle cause che determinano tale comportamento da parte della popolazione carceraria musulmana. IIn primis vi è una ragione sostanzialmente sociologica in quanto, spesso, la dimensione religiosa appare come l'unica possibilità capace di garantire un significato alla propria condizione, specialmente nei casi in cui alla restrizione personale si aggiunge quella di straniero che nella maggior parte dei casi significa appartenere ad una minoranza. La religione, in sostanza, si presenta al musulmano come concreta possibilità di procedere verso una rinnovata autostima, stimolando il bisogno di appartenenza. Una seconda ragione, più prosaica ma non meno importante nel contesto carcerario, è quella dell'alimentazione. A tutti i detenuti islamici, infatti, è offerto il cibo halal, secondo le prescrizioni coraniche. Una terza motivazione di attrazione verso l'islam viene identificata in un altro privilegio concesso ai musulmani, ossia quello di essere dispensati da ogni attività lavorativa e dai corsi rieducativi, in occasione delle preghiere del venerdì. Fin qui tutto normale. Tuttavia, uno dei principali motivi di preoccupazione lo si rinviene nelle parole di Ann Owers, ispettore carcerario che ha condotto l'indagine, secondo la quale "l'esperienza del carcere può creare alienazione con la conseguenza di restituire alla società persone più propense alla violenza o, addirittura, a cadere nella trappola ideologica dell'estremismo" invitando quindi i direttori degli istituti penitenziari "a trattare i detenuti musulmani come singoli individui e non come parte di un turbolento gruppo separato". Negli ultimi tempi, tali argomentazioni sono state evocate dai più come pretesto per una critica a 360 gradi verso la politica britannica in tema di immigrazione ed integrazione. Ciò in base all'assunto che il popolo britannico sia (e sarà...) comunque restio al dialogo interculturale. Simili affermazioni, volte a screditare le capacità di cognizione e tolleranza degli inglesi, risultano francamente opinabili in virtù di ciò che si sta concretamente realizzando oltremanica. A mio avviso, invece, nonostante la persistente e diffusa diffidenza dei cittadini di Sua Maestà, c'è da sottolineare come la Gran Bretagna (insieme alla Spagna) sia in prima fila nell'attivazione di iniziative volte alla piena integrazione degli stranieri, musulmani e non, che si estrinseca in una serie di attività che negli ultimi anni hanno posto l'immigrato, lo straniero al centro del dibattito politico e culturale. Anche il Sindaco di Londra, Boris Johnson, in occasione del Ramadan, ha invitato tutti i cittadini londinesi a partecipare, almeno un giorno, al digiuno, affinché possano trarre edificanti ed istruttive lezioni dallo spirito e dal significato del digiuno, dimostrando una chiara sensibilità verso le ragioni dell'altro . Personalmente, reputo che il sistema multiculturale britannico, tanto esecrato da popolari opinion maker, seppur non ancora compiuto ed assolutamente perfettibile con il contributo della politica, della comunità musulmana e della società civile, si avvii ad essere un esempio per tante altre nazioni per le quali, ancora oggi, identità, multiculturalismo ed integrazione sono, purtroppo, semplici parole prive di un reale, concreto significato. (Agenzia radicale)
Serbia, il vice primo ministro conferma che la Sebia non riconoscerà l'indipendenza del Kosovo
Il viceprimo ministro serbo, Bozidar Djelic, ha ribadito
questo martedi che il suo paese non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo.
Dichiarazione che arriva a due giorni dal verdetto della Corte Internazionale
della Giustizia sulla legalità della separazione dell'antica provincia serba.
Ha inoltre dichiarato che il suo governo deve presentare una soluzione
equilibrata sul tema dell'Assemblea Generale dell'Onu. (Peacereporter)
Cuba, prigioniero politico cubano in sciopero della fame da tre giorni
Il prigioniero politico arrestato durante la Primavera Negra
Efrén Fernández, membro del Movimiento Cristiano Liberacion, continua da tre
giorni uno sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione in
prigione mentre stava ricevendo cure mediche, secondo quanto affermato sulla
pagina web del leader del movimento Oswaldo Payá. (Peacereporter)
Pakistan, Faisalabad: secondo giorno di violenza contro i cristiani Ancora violenza contro i cristiani a Faisalabad, in Pakistan. Secondo l'Agenzia Fides, la scorsa notte, almeno 2000 militanti armati, divisi in gruppi, hanno attaccato il quartiere cristiano di Waris Pura e hanno ferito alcune persone a colpi d'arma da fuoco, devastato strade e saccheggiato negozi. È il secondo giorno di attacchi, iniziati con l'uccisione di due fratelli di fede cristiana, incarcerati per blasfemia contro l'Islam, ammazzati davanti a un tribunale nella stessa città di Faisalabad, vicino a Lahore. Uomini con il viso coperto hanno freddato Rahid e Sajjid Emmanuel mentre uscivano dal palazzo giudiziario dove si era tenuto il processo a loro carico, concluso con l'assoluzione. "A Waris pura c'è la polizia a ogni angolo di strada. Dopo l'attacco della scorsa notte, la situazione è molto tesa e le famiglie cristiane sono chiuse in casa, nel panico. Con altri tre sacerdoti abbiamo passato la notte in bianco girando per il quartiere, chiedendo ai cristiani di non reagire alla violenza con la violenza", ha detto all'Agenzia Fides padre Pascal Paulus, domenicano, parroco della Chiesa del Santo Rosario a Waris pura, dopo una notte agitata, in cui la comunità cattolica ha vissuto l'emergenza, la paura, il terrore di un massacro, il desiderio di "fare il possibile per evitare una strage". (Peacereporter)
Singapore, l'autore del libro sulla pena di morte, arrestato per diffamazione, è stato rilasciato
Lo scrittore britannico Alan Shadrake, autore di un libro
sulla pena di morte arrestato domenica dalla polizia di Singapore, è stato
rilasciato ieri su cauzione. (Peacereporter)
Elezioni in Ruanda, ombre sul governo. Ucciso il vice presidente dei Verdi
La corsa alle elezioni che avverrano il 9 agosto non è stata
priva di incidenti ed è stato difficile mantenere inalterati i livelli di
trasparenza e democrazia. Il corpo senza vita e decapitato del vice presidente
del Partito dei Verdi democratico Andre Kagwa Rwisereka, è stato ritrovato nel
sud del Rwanda, poche ore dopo un discorso elettorale di Kagame. Il governo del
presidente Kagame (Fronte Patriottico Ruandese) ha negato qualsiasi
coinvolgimento. L'inviato della Bbc Will Ross ha dichiarato che gli omicidi
sono stati diversi, tra cui quello di un affermato giornalista e di un
generale, oltre ad alcuni arresti. (Peacereporter)
Afghanistan, scontri fra talebani e il gruppo ribelle Hizb-e-Islami. Almeno 17 morti
La provincia di Maidan Wardak questa notte è stata teatro di violenti scontri fra talebani e il movimento Hizb-e-Islami, il principale gruppo ribelle anti-talebano del paese. Diciassette i morti. Lo riferisce Shahidullah Shahid, portavoce del governatore della zona. I talebani avrebbero perso 15 uomini, mentre gli Hizb-e-Islami, gruppo guidato da Gulbudin Hekmatyar, soltanto due. Secondo uno dei loro capi locali, oltre ai 15 talebani uccisi, almeno 9 sarebbero feriti. Gli scontri sono avvenuti nel distretto di Nirkh, nella zona centro-orientale del paese. (Peacereporter)
Belgio, nuove minacce di morte alla regina Fabiola, alla vigilia della festa nazionale Torna alta la tensione alla vigilia della celebrazione della festa nazionale. La polizia di Bruxelles ha confermato oggi che due nuovi dossier sono stati aperti in seguito a minacce di morte indirizzate recentemente all'anziana vedova di re Baldovino, la regina Fabiola. In occasione della parata militare che si svolgerà domani saranno quindi rinforzate le misure di sicurezza a protezione della regina, anche se Fabiola avrebbe rifiutato di indossare un giubbetto antiproiettile nel corso della sua apparizione pubblica. Già lo scorso anno, in vista della festa nazionale, la polizia federale belga aveva avviato un'inchiesta su questo tipo di minacce in vista dell'appuntamento del 21 giugno. La festa nazionale del Belgio cade in un momento particolarmente delicato per il Paese, dove si è votato il 13 giugno per tentare di uscire da una crisi politico-istituzionale che si trascina da anni e che ha visto crescere le spinte separatiste tra le due comunità, quella vallona-francofona e quella fiamminga-nerlandofona. Mentre si è ancora alla ricerca di un'intesa per formare il nuovo governo, il Belgio, dal primo luglio, ha assunto la presidenza di turno dell'Ue, funzione che manterrà fino alla fine dell'anno. (Peacereporter)
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