Il Convitto Nazionale
Vittorio Emanuele II di Roma pianta la
sua bandierina sulla Muraglia Cinese.
di Silvia Lamia
Chiudono
le scuole ma il Convitto con il neo-nato Liceo Scientifico Internazionale con
opzione lingua cinese - primo in Italia, secondo in Europa - non si ferma. Ed è
già in volo. Destinazione: Pechino. Un viaggio organizzato proprio per
approfondire lo studio della lingua cinese. Dopo nove ore settimanali passate
sotto il segno del dragone, tra ideogrammi e geo-cinese (geografia in lingua
cinese), l’8 giugno il IC - 28 ragazzi e quattro intrepidi professori (Silvia
Fasciolo, Ping Ping Sun, Piero Costa e Francesco Alario) - hanno fatto un tuffo
di tre settimane nel lontano Oriente. Sin dal primo giorno al “Beijing Foreign Languages School” anche
i più scettici sono entrati subito nello spirito del Campus. Colazione alle
7.30 e poi full immersion di cinese. “Le
lezioni sono strutturate in maniera completamente diversa dalla nostra. Nessuna
lavagna, solamente proiettori: è tutto così tecnologico!”, spiega
elettrizzata Laura che subito dopo l’atterraggio ha abbandonato ogni perplessità.
Alle 12.30 pranzo: piatti elaborati, sapori agrodolci e piccanti con spezie di
ogni genere. Immancabile il riso, il pane della situazione. D’obbligo le
classiche bacchette, unico “utensile”. Ma ci si abitua presto: al ritorno in
Italia, i ragazzi, quasi non si ricordavano come si tenesse in mano una
forchetta! Poi tempo libero: chi scrive appunti di viaggio sul sito del
Convitto, come Giulia, Maurizio, Ludovica e Andrea; chi scambia due chiacchiere
con l’amica e chi non può fare a meno di tirare due calci ad un pallone. Sui
campi della scuola pechinese la nostra IC e alcuni studenti cinesi hanno
giocato una partita di basket e una di calcio: Roma vs Pechino, parità per la
prima e vittoria italiana per la seconda. Le lezioni riprendono verso le 14: cultura
cinese, musica, canto, origami e kung-fu. Il corso di grafia, però, è quello
che avuto più successo: “Sarà perché ci
siamo esercitati tutto l’anno, ormai con pennello e inchiostro abbiamo una
certa dimestichezza”, ammette Chiara. Le lezioni si concludono alle 16.30,
ma la giornata è ancora lunga. Ogni sera cena in un ristorante diverso: “Niente a che vedere con i “nostri” ristoranti
cinesi!”, precisano. Gli studenti cominciano ad abituarsi a quei sapori più
o meno forti, così diversi dagli internazionali “involtini primavera”. Niente
lezioni per il week-end. Ma chi si ferma è perduto. La Grande Muraglia - “Gigantesca!”, dice Simone con gli occhi
sgranati, che ancora canticchia la canzone ufficiale delle Olimpiadi 2008, “Beijing Huanying Ni” (Pechino ti dà il
benvenuto): “Ce l’hanno insegnata appena arrivati”;
la Città Proibita con 800
palazzi, tutta oro e rosso - colore importante e portafortuna, quello
dell’Imperatore; il Palazzo d’Estate;
il Tempio del Cielo e il Millennium Centre, costruito in
occasione del 2000. Al suo interno fregi di marmi policromi che raccontano e
celebrano la Cina.
“Tra i personaggi più importanti ci sono
anche Marco Polo e Matteo Ricci”, spiega Gianni. E ancora il Mercato delle Perle e il Mercato della Seta: “Bellissimi!” dice Simone che di solito
odia girare per negozi. Comunicare, per loro, non è stato poi così difficile.
Certo, “non è l’inglese - riconoscono
-, ma è stata meno dura del previsto”.
La classe non si è fatta mancare un salto allo Stadio Olimpico di Pechino, soprannominato
Nido d’uccello per la sua forma e al Centro Nazionale del Nuoto, Nido d’api, entrambi teatri delle
Olimpiadi 2008. Ultimo fine settimana: Shanghai, EXPO 2010. “Lì si respirava la
cultura di ogni Paese.”, raccontano i ragazzi con un entusiasmo travolgente. “Una
vera e propria città”. Il padiglione più visitato è quello cinese, seguito da quello
italiano. Vari ostacoli apparentemente insormontabili - atmosferici e non - ma la
montagna più difficile da scalare è stata l’HSK, l’esame di lingua cinese che
avrebbe confermato un intenso anno di studio. Spaventatissimi ma anche
concentrati e decisi a superarlo. Ora non resta che aspettare il giudizio
finale. Complimenti al rettore Emilio Fatovic che per primo ha creduto e ha investito
in questo nuovo progetto. Grazie ai professori che temerariamente sono partiti
in quarta verso la Cina. E
un applauso ai ragazzi del IC, che hanno affrontato un duro anno scolastico con
tanto impegno, concludendolo con questo splendido viaggio che ha arricchito il
loro bagaglio personale e culturale, che ha dato loro tante soddisfazioni e l’occasione
di conoscere una nuova lingua e non solo. E con gli occhi un po’ a mandorla, carichi
di emozioni e di speranze verso il nuovo anno scolastico, la sfida iniziale si
può dire ottimamente conclusa!
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