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Rassegna Stampa

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L'intervista

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Jason Derülo

Attualità 26 luglio 2010

Duisburg, dopo le lacrime le polemiche. Sicurezza sotto accusa

E' polemica in Germania due giorni dopo la strage di sabato a Duisburg durante la 'Love Parade'. A finire nel mirino sono le autorità e l'organizzazione del festival che avrebbero sottostimato la partecipazione del giovani alla tradizionale kermesse di musica techno. Secondo quanto rileva il periodico Der Spiegel la festa techno aveva ottenuto l'autorizzazione a ospitare 250mila persone perché le misure di sicurezza anti-incendio e di risposta in caso di emergenza erano del tutto insufficienti. A Duisburg sono invece arrivati quasi un milione e mezzo di giovani e i sindacati di polizia alzano subito le difese sostenendo che da giorni lamentavano una mancanza di uomini e mezzi.

Per chiarire come siano andate realmente le cose, la Procura di Duisburg ha ufficialmente aperto un'inchiesta. "I magistrati di Duisburg stanno indagando per omicidio colposo", ha detto il procuratore Rolf Haferkamp aggiungendo che l'inchiesta è contro ignoti.

Sotto shock l'intero Paese. Nel land del Nord Reno-Vestfalia, dove si trova Duisburg, bandiere a mezz'asta sono esposte in tutti gli edifici pubblici. A ordinarlo, si legge in un comunicato, è stato il ministro dell'Interno regionale Ralf Jaeger. "In questo modo - afferma nel comunicato - esprimiamo il nostro profondo cordoglio che le famiglie e gli amici delle vittime".

Sta intanto rientrando a Grugliasco, comune dell'hinterland torinese Irina Di Vincenzo la giovane amica di Giulia Minola, la 21enne morta negli incidenti. La ragazza nella notte è arrivata a Milano, dove proprio con l'amica divideva un appartamento perché insieme studiavano al Politecnico presso la facoltà di Design e dopo essere passata nella casa ora sta facendo ritorno nella villetta a schiera dove abita con la famiglia. Ad attendere il ritorno di Irina ci sono i famigliari, gli zii e i nonni.

(Adnkronos)

 

Italia, rimpatrio-lampo per nigeriana che ora rischia pena di morte a Lagos

Faith Ayworo avrebbe voluto chiedere asilo politico all'Italia. In patria, Lagos, Nigeria, un uomo anni fa l'aveva stuprata e lei per difendersi lo ha ucciso. Ora rischia la pena di morte, perché è stata rimpatriata troppo in fretta dopo una breve permanenza al Cie di Bologna. A denunciarlo è il suo avvocato, che punta il dito contro la Questura: non avrebbe dato alla 23enne africana né il tempo, né gli strumenti per chiedere asilo, calpestando ogni diritto e violando leggi internazionali. Faith è arrivata nella penisola italiana nel 2008. Una ventina di giorni fa, un altro nigeriano ha tentato di violentarla nell'appartamento di lei. I vicini di casa hanno chiamato i carabinieri: gli agenti, dopo aver verificato che su Faith pendevano due decreti di espulsione non ottemperati, l'hanno portata alla struttura di via Mattei. E mercoledì, nonostante il tentativo del suo avvocato, Alessandro Vitale, di ottenere un permesso di soggiorno per motivi di giustizia (avrebbe dovuto testimoniare per la recente aggressione) e di presentare richiesta di asilo politico (a cui avrebbe potuto avere diritto), è stata riportata dagli agenti a Lagos, dove è in attesa dell'impiccagione. Un rimpatrio arrivato ancor prima della decisione da parte del giudice sulla sospensiva, e senza che l'avvocato, avvisato all'ultimo del rischio che Faith corre in Nigeria, potesse trasmettere le informazioni alla Questura. La polizia sostiene che dalla banca dati Interpol non risulta nessun provvedimento di cattura nei confronti della ragazza e che quest'ultima, "serena e tranquilla" durante la permanenza al Cie non avrebbe "mai manifestato in alcun modo l'intenzione di chiedere la protezione internazionale", né avrebbe raccontato a nessuno la vicenda dell'uccisione avvenuta nel tentativo di stupro. Inoltre, sarebbero state ravvisate firme mancanti nella richiesta di asilo presentata in extremis dal legale. Che ribatte: "Scuse pretestuose, per dare una spiegazione a un comportamento non corretto". QUindi l'avvocato aggiunge: "Faith non parla minimamente l'italiano, tanto che per l'udienza di convalida al Cie c'è stato bisogno dell'interprete", e dunque avrebbe fatto fatica a manifestare espressamente l'intenzione di rimanere Italia. Contestata poi anche l'argomentazione secondo cui nella banca dati Interpol non risultasse nessun provvedimento di cattura: "Il punto - incalza Vitale - è che non spetta a loro questa valutazione, lo deve fare una commissione ad hoc". Intanto, la gara di solidarietà è partita. Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) ha scritto all'ambasciatore italiano in Nigeria. Cgil, Cisl, Uil denunciano "una legge che non ha mai permesso a Faith di poter richiedere un regolare permesso di soggiorno" e chiedono alle istituzioni di attivarsi. In Nigeria nell'ultimo anno sono state giustiziate almeno 58 persone.

(Peacereporter)

 

Spagna/ Corrida, torero Macias "incornato" è in gravi condizioni

Il torero messicano Arturo Macias si trova in "gravi condizioni" dopo il colpo di corna ricevuto ieri da un toro durante una corrida a El Puerto de Santa Maria, nel sud della Spagna. Lo riferisce un bollettino medico diffuso oggi. Il colpo di corna sferrato dall'animale ha "attraversato la cassa toracica e provocato un pneumotorace", si legge sul comunicato dell'ospedale di Siviglia, Virgen del Rocio. Il torero, 27 anni, era stato già ferito due volte da un toro, nell'aprile scorso, durante una corrida in Spagna.

(Apcom)

 

Fermato per controllo accoltella carabinieri che sparano: ucciso

A bordo di un ciclomotore non si è fermato all'alt intimato dai carabinieri. Poi, raggiunto dai militari, ha estratto il coltello e ferito i due militari della pattuglia. Uno dei militari ha reagito e sparato: così è morto vicino a Terni, in strada Caproni, un 35enne. Intorno alle 15 - spiegano i carabinieri - nel corso di un normale servizio di controllo una pattuglia ha intimato l'alt ad motociclo senza targa, l'uomo alla guida non si è fermato, poi, dopo un breve inseguimento è stato bloccato, a questo punto c'è stata una violenta colluttazione e l'uomo ha estratto un coltello con il quale ha colpito più volte ferendo gravemente i due militari. Uno dei due quindi ha reagito e ha sparato, ferendo il 35enne, che portato in ospedale è morto poco dopo. Entrambi i militari - spiegano dall'ospedale - sono stati sottoposti ad intervento chirurgico, essendo stati entrambi colpiti più volte dai fendenti. Presentano più ferite, uno all'addome e a un braccio, l'altro all'addome. Le loro condizioni sono gravi ma "non allarmanti", spiegano i medici. Il 35enne, ternano, morto dopo essere stato colpito da un colpo di pistola, aveva precedenti per rissa, porto abusi di armi. L'uomo - precisano i militari di Terni - è stato fermato non ad un posto di blocco ma nel corso di un normale controllo. I militari erano sul ciglio della strada, quando il 35enne è sopraggiunto con il suo ciclomotore, era senza casco e senza targa. Non si è fermato all'alt e raggiunto poco dopo dalla pattuglia ha estratto un coltello ferendo più volte i militari, quando uno dei carabinieri ha reagito e ha sparato. Il 35enne è morto poco dopo.

( Apcom)

 

Tangenti: sigilli alle discoteche Hollywood e The Club, Belen teste

Presunto giro di mazzette e di droga nei locali notturni milanesi: poste sotto sequestro la nota discoteca Hollywood, molto conosciuta perche' frequentata da vip e personaggi dello spettacolo, e un altro luogo molto noto della movida milanese, la discoteca The Club.

Belen Rodriguez, famosa showgirl e conduttrice tv, è tra i testimoni dell'inchiesta della Procura di Milano. Nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di cinque persone, tra cui il presidente del Sindacato italiano dei locali da ballo, Rodolfo Citterio, compare, a quanto si è appreso, infatti, anche la testimonianza della showgirl Belen, che avrebbe raccontato agli inquirenti che all'interno dell' Hollywood veniva consumata abitualmente droga, in particolare cocaina.

La cocaina veniva servita ai tavoli, insieme a fiumi di champagne che scorrevano nei privé dei locali tra i più esclusivi di Milano. Più che un'usanza il consumo di droga all'interno della discoteca Hollywood di corso Como e del locale The Club di Largo La Foppa, frequentata da personaggi dello spettacolo e imprenditori, secondo gli investigatori era un vero e proprio "sistema", come lo hanno definito gli uomini della Squadra Mobile di Milano.

Tanto che, nel giro di tre anni, lo spaccio e la cessione della "neve" nei privé è stato più volte accertato dalla polizia, sia con servizi in borghese sia grazie all'uso di telecamere. Per questo, per la prima volta, il gip di Milano, Giulia Turri, ha firmato l'arresto dei titolari delle società che gestivano le discoteche: l' accusa per tutti è di aver agevolato il consumo di droga all'interno dei locali pubblici. I tre imprenditori avrebbero agevolato il consumo di cocaina, che avveniva sia ai tavoli dei privé sia nei bagni delle due discoteche. In tutto gli ordini di custodia cautelare sono 5, gli indagati 19. La misura cautelare è stata notificata all'alba di oggi a Davide Guglielmini, 49 anni, Alberto Baldaccini, di 37, e Andrea Gallesi, di 42, in qualità di soci delle società Vimar e B&B Company che si occupano della gestione di diversi locali alla moda di Milano.

Un secondo filone dell'inchiesta, partita nel maggio 2007 da una costola dell'indagine su Vallettopoli, ha portato invece gli agenti ad accertare anche episodi di corruzione che avrebbero coinvolto sia i gestori dei locali milanesi sia dipendenti della pubblica amministrazione. Per ottenere "agevolazioni", sia sui permessi per l'apertura dei locali sia sui controlli, gli imprenditori del divertimento contattavano componenti della commissione vigilanza del Comune di Milano (ora di competenza della Prefettura) in cambio di favori: con l'accusa di corruzione, concussione e falsità materiale sono stati arrestati (ai domiciliari) Aldo Centonsi, 42 anni, dipendente dell'Ufficio Demanio del Comune, e Rodolfo Citterio, componente della commissione di vigilanza nonché presidente del Sindacato italiano dei locali da ballo. A quest'ultimo l'ordinanza è stata notificata alle 13:30 in stazione centrale al ritorno da una vacanza. Altre 19 persone hanno ricevuto un avviso di garanzia: 9 per il filone dello spaccio di droga nei locali, 10 sono invece dipendenti della pubblica amministrazione, dipendenti del Comune di Milano e della Regione Lombardia, che avrebbero, secondo le accuse, agevolato i gestori con permessi e avvisi di controlli per la sicurezza. La notte scorsa, la polizia ha sequestrato le discoteche Hollywood e The Club (attualmente chiuso per la pausa estiva), mentre altri controlli hanno interessato i locali facenti capo alle società Vimar e B&B: il Just Cavalli, il The Beach di via Corelli e l'Hollywood Bar di via Pisani.

Gli investigatori avrebbero anche piazzato delle microcamere per filmare il via vai nei bagni dell'Hollywood, dove alcuni vip e frequentatori della discoteca hanno sniffato cocaina. Nelle carte dell'inchiesta ci sarebbe anche una intercettazione nella quale Emiliano Bezzon, ex comandante della polizia locale di Milano, parla con Citterio, chiedendogli di fargli sapere quali sono i locali dove si spaccia, in modo da intervenire con un blitz delle forze dell'ordine. Bezzon risulta indagato nell'inchiesta per abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio.

(Ansa)

 

Cuore spezzato per l'orso Knut, Giovanna torna allo zoo di Monaco

Presto Knut sarà di nuovo solo. L'orso star dello zoo di Berlino sarà privato a breve della compagnia di Giovanna, l'orsa di tre anni che aveva conosciuto e imparato ad amare e che tornerà nel giardino zoologico di Monaco. Secondo la Berliner Zeitung la separazione avverrà in agosto. Giovanna era stata ospitata nel recinto di Knut durante i lavori di ristrutturazione dello zoo bavarese. La convivenza è stata considerata anche come un periodo di prova in vista di un possibile futuro accoppiamento tra i due plantigradi. "Knut non è ancora maturo sessualmente", ha spiegato il responsabile dello zoo, Heiner Kloes. Nella primavera scorsa si è molto dibattuto, in Germania, sulla possibilità che Knut venisse castrato. Anche perché Giovanna e Knut condividono lo stesso nonno e il rischio di un accoppiamento sarebbe troppo alto, secondo alcuni esperti. "I fan di Knut dovrebbero essere consapevoli che solo con la castrazione potrà essere possibile una durevole convivenza tra i due orsi", aveva affermato perentoriamente Frank Albrecht, esperto di un gruppo animalista, il People for Ethical Treatment of Animals (Peta). "Qualsiasi altra ipotesi non potrà portare che alla scomparsa ancora più rapida di queste bestie nate e cresciute in cattività". Ma la prospettiva della castrazione di Knut ha suscitato immediate proteste fra la gente. La direzione dello zoo di Berlino non ha voluto commentare l'allarme del gruppo Peta. Nato in cattività il 5 dicembre 2006, Knut è diventato un bestione di oltre 100 chili. Abbandonato dalla madre alla nascita, era stato svezzato amorevolmente da Thomas Doerflein, innescando una vera e proprio 'Knutmania', con tanto di visite di star del cinema e persino una copertina su Vanity Fair. Ma la sua crescita anomala è diventata presto oggetto di critiche virulente da parte di alcuni animalisti, secondo i quali sarebbe stato meglio uccidere Knut piuttosto che fargli subire l'umiliazione di essere allevato "come un animale domestico".

(Apcom)

 

Pubblicità ingannevole: la denuncia della Associazione Consumatori.

Il Codacons ha denunciato alla Procura di Torino e Bologna la Granarolo. L'associazione ha reso noto che intende per chiedere che venga accertata la legittimità di una pubblicizzazione che indichi come italiani prodotti realizzati anche con materie prime straniere. In particolare il Codacons vuole che venga accertato se, una simile pratica, possa integrare gli estremi di reati, quali la frode in commercio o la truffa aggravata, nonché le eventuali responsabilità connesse, al fine di avviare una indagine per accertare possibili danni all'erario connessi alle esportazioni e al discredito per il "made in Italy". Secondo l'associazione consumatori la nota casa produttrici non impiegherebbe nella lavorazione dei latticini esclusivamente materie prime italiane e se ciò venisse dimostrato ne deriverebbe un grave danno sia per i consumatori che per l'economia italiana. Ancora una volta viene posto l'accento sul carattere ingannevole della pubblicità, capace di avere un impatto negativo per l'economia del paese determinando una perdita di credibilità per i prodotti doc. italiani e più in generali per tutto il made in Italy.

(Studio cataldi)

 

Occhiali 3d: Codacons vince la sua battaglia su occhialini nelle sale cinematografiche

Il Codacons ha reso noto che il Tar del Lazio, infatti, ha dato ragione all'associazione ed ha "ordinato agli esercenti cinematografici di dare esecuzione immediata alla circolare del Ministero della Salute, redatta sulla base del famoso parere fornito dal Consiglio Superiore di Sanità proprio su richiesta del Codacons". Il Tribunale Amministrativo ha rigettato le richieste degli esercenti cinematografici che ora dovranno sconsigliare la visione in 3d ai minori di 6 anni e dovranno dotarsi di occhiali monouso oltre che informare gli spettatori sui i rischi legati alla visione dei film con occhiali 3D. Il Codacons avvierà anche un monitoraggio su tutto il territorio nazionale per assicurare il rispetto delle disposizioni. Carlo Rienzi, Presidente del Codacons, annunci anche l'intenzione di presentare "un esposto all'Ordine dei Medici contro la Soi (Società Oftalmologica Italiana) la quale, nonostante il parere del CSS, continua a sostenere l'assenza di rischi legati alla visione di film con occhiali 3D". Il 2 settembre prossimo il Tar si pronuncerà in merito alla richiesta dell'associazione di estendere le cautele a tutti i soggetti in età evolutiva (ossia fino ai 14 anni) e di stabilire quale sia la durata massima della visione in 3D oltre la quale è necessario un intervallo.

(Studio cataldi)

 

 

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