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Rassegna Stampa

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L'intervista

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Jason Derülo

Scienza e Psiche 28 luglio 2010

Vita senza amici come fumo 15 sigarette

Recita la saggezza popolare che 'chi trova un amico, trova un tesoro' e la scienza, ora, lo conferma.
Lo rivela uno studio Usa. Secondo la Brigham Young University, le relazioni sociali allungano le nostre possibilita' di sopravvivere ben del 50%. Al pari di altri fattori, quali l'alimentazione, l'attivita' fisica o il non fumare. Non avere o avere pochi rapporti sociali e' come fumare 15 sigarette al giorno o ad essere un alcolizzato, ed e' 2 volte piu' nocivo dell'obesita'.

(Ansa)

 

Ascolti musica mentre lavori? Finisci ko

Dovete beccarvi i rimbrotti del capo quando a lavoro ascoltate la vostra musica preferita? Forse non ha tutti i torti, infatti la musica di sottofondo non sembra aiutarci se dobbiamo lavorare: anche se è la nostra musica preferita ci fa perdere la concentrazione, riducendo le performance cognitive. Lo dimostra uno studio condotto dagli psicologi Nick Perham e Joanne Vizard della University of Wales Institute Cardiff, pubblicato sulla rivista Applied Cognitive Psychology. Meglio allora sentire un po' della nostra musica preferita prima di iniziare a lavorare per poi concentrarsi in silenzio sui nostri compiti, suggeriscono gli esperti. Della musica, finora, si è parlato sempre bene: per esempio si è dimostrato in vari studi che la musica classica fa bene al cervello. In particolare un lavoro diretto da Nicola Mammarella della Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti ha dimostrato che l'ascolto di brani musicali, meglio se di Antonio Vivaldi, potenzia la memoria degli anziani. Poi c'é il famoso "effetto Mozart", secondo cui la musica rende più intelligenti. E non è tutto, la musica sembra migliorare anche le performance fisiche degli sportivi, tant'é che alla maratona di New York sono state proibite le cuffiette. Per non parlare dei tanti effetti terapeutici riconosciuti alla musica. Molti la ascoltano mentre lavorano e più di uno studio addirittura l'ha promossa in sala operatoria dove sembra ridurre lo stress dei chirurghi e quindi, di fatto, aiutare il buon esito dell'intervento.

La nuova ricerca fa però lo sgambetto alla musica a lavoro. Infatti i ricercatori hanno sottoposto a test di memoria un gruppo di volontari e chiesto loro di cimentarsi nei test o in un ambiente silenzioso, o con sottofondo della propria musica preferita, o ancora con sottofondo musicale di brani non corrispondenti ai loro gusti; infine i test dovevano essere eseguiti anche con suoni non musicali di sottofondo. E' emerso che l'ascolto di musica (che piaccia o meno non conta) riduce le performance ai test. Ma è sufficiente questo studio per bandire la musica in ufficio?

(Ansa)

 

Estate:happy hour' a donare sangue, campagna Cns-ministero gioventu'

Come ogni anno, complici il caldo, le ferie e l'aumento del fabbisogno di sangue, l'estate porta con sé un calo delle donazioni. L'aiuto di nuovi volontari è dunque essenziale per affrontare l'emergenza e il Centro nazionale sangue (Cns) lancia in particolare un appello ai giovani. Lo fa con una campagna di sensibilizzazione in versione radiofonica, creata con il ministero della Gioventù, che si concentra su un argomento molto amato dai ragazzi: l'aperitivo. Il claim della campagna fa infatti leva sulla diffusione fra i giovani del rituale dell'happy hour, o meglio del prendi 'due e paghi uno', per concludere la giornata fra amici e chiacchiere. In questo caso, però, niente alcol: l''ora felice' consiste nel recarsi a donare sangue, magari in compagnia, per rendere altrettanto felici tre persone, quelle che possono beneficiare di una donazione. Il messaggio è stato veicolato dalla scorsa primavera proprio nei luoghi dove si celebra l'aperitivo, poi è seguito lo spot sul circuito del trasporto pubblico, MobyTV, e su Mtv, l'emittente giovane per definizione. Dal 1 agosto la campagna sbarca invece sulla radio, per ricordare che il bisogno di sangue aumenta in estate: fra un tormentone e l'altro, verrà trasmesso lo spot che invita a riflettere sull'attualità. "Durante l'estate - dice Giuliano Grazzini, direttore del Cns - vengono movimentate in tutta Italia 9 mila unità di sangue, ma in alcuni casi le carenze strutturali, come nel Lazio o in Sardegna, non facilitano la compensazione interregionale che garantisce l'autosufficienza del Paese. Occorre alzare la percentuale di donatori abituali, oggi pari al 15% dei volontari totali, specialmente fra i giovani". "Donare sangue è un atto che fa bene a tutti, tanto a chi dona quanto a chi riceve - ha commentato il ministro della Gioventù Giorgia Meloni - perché significa contribuire in maniera significativa alla salute altrui, ma anche occuparsi con più attenzione della propria: attraverso le donazioni periodiche e continuate nel tempo, infatti, è possibile tenere sempre sotto controllo il proprio stato di salute e prendersi cura di se stessi e degli altri con molta più consapevolezza e attenzione". "La pausa estiva da lavoro e studio è sicuramente un'ottima occasione per dedicare il proprio tempo a una causa così importante - conclude il ministro - e per dimostrare che la solidarietà non va mai in vacanza".

(Adnkronos)

 

Divieto di fumo sul lavoro: più salute e assenteismo ridotto

Vietare il fumo sul posto di lavoro migliora la salute dei lavoratori e riduce l'assenteismo per malattia, perchè diminuiscono i problemi respiratori legati al fumo. Non solo. Il divieto assoluto di fumare in azienda contribuisce anche a ridurre il numero di fumatori passivi. Sono i risultati dello studio 'The effect of comprehensive smoking bans in European workplaces', condotto dagli economisti Claudio Lucifora, dell'università Cattolica e research fellow dell'Institute for the study of labor (Iza), e Federica Origo, dell'università di Bergamo, che hanno analizzato gli effetti sulla salute nei luoghi di lavoro delle leggi che vietano il fumo in tutti i luoghi pubblici. L'esposizione al fumo passivo è un fenomeno drammatico se si pensa che in alcuni Paesi - Spagna, Portogallo e Grecia - interessa oltre un quarto dei lavoratori e che sono oltre 7.000 le persone che ogni anno muoiono di fumo passivo nei luoghi di lavoro nell'Europa a 25, circa il 9% dei 79mila adulti deceduti per l'esposizione al fumo in altri ambienti. I due studiosi hanno messo a confronto i Paesi europei che tra il 2000 e il 2005 hanno introdotto il divieto assoluto di fumare con tutti quelli dell'Unione Europea che non si sono ancora mobilitati su questo fronte. Il risultato è che il divieto di fumo nei luoghi di lavoro sta dando risultati positivi: dai dati dell'indagine Eurobarometro risulta come la percentuale degli heavy smoker, ossia quelli che fumano in media 20 sigarette al giorno, si sia ridotta. Per esempio in Irlanda è passata dal 39% del 2002 (prima dell'entrata in vigore della legge), al 37% del 2006, mentre in Italia nello stesso periodo è scesa dal 27% al 19%. In Svezia è rimasta invariata (11%). Se si guarda, poi, ai regular smoker, ossia quelli che fumano regolarmente ogni giorno, la percentuale in Irlanda è passata dal 91% del 2002 all'88% del 2006, e in Italia dal 90 al 77%. In Paesi, invece, che non hanno introdotto restrizioni questa percentuale è addirittura aumentata: in Spagna, tanto per citarne uno, ha toccato nel 2006 il 91% contro l'89% del 2002. Passando ad analizzare nello specifico gli ambienti di lavoro, emerge che la legge ha portato dei benefici alla salute, benefici che i ricercatori attribuiscono direttamente alla sua introduzione. Infatti, sostengono che c'è stata una diminuzione dell'1,5% dei problemi di respirazione dovuti all'esposizione al fumo. Anche l'assenteismo per malattia, in particolare quello causato dai tradizionali malanni invernali, si è ridotto: in media è calato del 2-3%, e fino al 4% nel nostro Paese. Un effetto inatteso della legge tuttavia, secondo gli studiosi, è che il divieto di fumo nei luoghi di lavoro fa salire la probabilità (+5%) che i fumatori siano maggiormente irritabili o possano soffrire di stress sul luogo di lavoro. Un rischio che forse vale la pena correre.

(Apcom)

 

Scienza/ Scoperto nuovo asteroide killer, minaccia la Terra

Per ora, il pericolo è remoto: una probabilità su mille. Ma il fattore di rischio potrebbe accrescersi nel 2182, quando l'asteroide 1999 RQ36, una palla di roccia larga 560 metri, passerà abbastanza vicino alla Terra da rischiare di colpirla. I calcoli relativi sono stati compiuti dagli astronomi dell'università di Valladolid in Spagna, e pubblicati sulla rivista specializzata "Icarus". Un'eventuale collisione con un corpo di quelle dimensioni avrebbe effetti devastanti e potrebbe squilibrare in modo drammatico e irreversibile l'ecosistema del nostro pianeta. Scoperto nel 1999, l'asteroide RQ36 è stato oggetto di un'ottantina di osservazioni ottiche e 13 rilevamenti radar. Il problema nel calcolare le orbite di questi corpi è che esse in certi casi non sono del tutto stabili, essendo soggette a influssi di vario tipo, come il cosiddetto "effetto Yarkovsky", che le fa variare in funzione delle variazioni termiche. Secondo María Eugenia Sansaturio, co-autrice dello studio, l'asteroide deve essere tenuto sotto stretta osservazione, perché i dati ricavati da un passaggio in prossimità della Terra possono variare in modo sostanziale in un passaggio successivo. Una data importante sarà quella del 2080: dopo, potremmo non avere più il modo di calcolare esattamente il tragitto del corpo celeste potenzialmente pericoloso. Sarà bene quindi preparare per tempo i mezzi tecnologici per farlo deviare o esplodere, se necessario.

(Apcom)

 

La Via Lattea e' piena di pianeti simili alla Terra, ben 140

Secondo i dati di "Kepler", sonda della Nasa lanciata nel marzo 2009 in orbita eliocentrica con l'obiettivo di setacciare l'universo alla ricerca di pianeti, il numero dei mondi simili per dimensioni alla nostra Terra è superiore a quanto si aspettavano gli astronomi. Lo ha annunciato (in anticipo sui risultati ufficiali) in una conferenza a Oxford uno dei ricercatori impegnati nell'analisi dei risultati. "I pianeti come la Terra ci sono, la nostra galassia ne è piena", ha detto Dimitar Sasselov dell'università di Harvard intervenendo alla "TEDGLobal conference", un evento prodotto da un'organizzazione nonprofit. Sasselov, riferisce la rivista "Science", ha mostrato un grafico che illustra la distribuzione di circa 265 pianeti esaminati da "Kepler", circa 140 dei quali erano etichettati come "simili alla Terra". Questo significa che il loro raggio è inferiore al doppio di quello terrestre. Fino ad oggi, la stragrande maggioranza dei pianeti extrasolari individuati dagli astronomi era del tipo "giganti gassosi", come Giove, e non mondi rocciosi come la Terra o Marte. Sasselov con la sua rivelazione ha bruciato sul tempo le pubblicazioni ufficiali, previste a partire dal prossimo febbraio, da parte dei team di astronomi impegnati ad analizzare i dati di "Kepler". Il fatto che i pianeti in questione siano "simili alla Terra", o comunque candidati ad essere tali, non significa che sulla loro superficie vi siano condizioni adatte alla vita. Questa, fino ad ora, per quanto ne sappiamo è un "fenomeno" ristretto al nostro globo. In ogni caso, il risultato ottenuto da "Kepler" è significativo.

(Apcom)

 

Biomasse e biogas, energie rinnovabili 'figlie di un dio minore'

Dare alle biomasse e al biogas le stesse opportunita' delle altre fonti rinnovabili, in particolare dell'eolico e del fotovoltaico, confermando per almeno un triennio gli incentivi attualmente in vigore. E' questa la richiesta di Confagricoltura, emersa nel corso del seminario 'Energie da fonti rinnovabili. Il ruolo dell'agricoltura nel piano di azione nazionale e per lo sviluppo sostenibile', svoltosi oggi a Roma. "Purtroppo le novita' introdotte dalla manovra finanziaria non vanno in questa direzione" afferma il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni. "Anche se la rivisitazione dell'articolo 45 della manovra riguardante i certificati verdi concede una boccata di ossigeno nel breve periodo, dando priorita' alla risoluzione anticipata delle convenzioni relative alle fonti assimilate alle rinnovabili, il provvedimento rimane privo di una logica sistemica, genera incertezza ed apre a possibili destabilizzazioni del mercato dei certificati verdi".

Dopo la predisposizione del Piano di azione nazionale (Pan), con cui viene definito il percorso per raggiungere l'obiettivo del 17% di energia da fonti rinnovabili sugli usi finali, l'Italia si appresta a recepire la direttiva sulla promozione delle energie rinnovabili, secondo i principi e criteri direttivi fissati dalla legge comunitaria del 2009.

Nei prossimi sei mesi, quindi, aggiunge Vecchioni, "si decidera' il futuro delle energie rinnovabili ed il ruolo che potra' rivestire l'agricoltura anche in relazione alla riduzione delle emissioni di gas serra". Secondo uno studio Confagricoltura- Nomisma sulle potenzialita' di produzione energetica dell'agricoltura italiana, lo sviluppo del settore evidenzia un potenziale di 8,3 Mtep.

In particolare solo il biogas agricolo al 2020 potrebbe raggiungere una potenza installata di 650-800 Mwe a fronte dei 750 Mwe previsti dal Pan per tutte le tipologie di biogas. In merito all'ipotesi di modificare l'attuale sistema incentivante, Confagricoltura ha ribadito la necessita' di usare molto cautela per le biomasse ed il biogas di origine agricola.

Per il presidente di Confagricoltura, "occorre un sistema di incentivi certo e stabile che garantisca un'adeguata programmazione degli investimenti. In particolare e' necessario stabilire definitivamente il principio che l'incentivo, uno volta riconosciuto ad un impianto, rimane fisso per 15 anni, indipendentemente da eventuali revisioni. Cosi' come il fatto che ogni revisione tariffaria si deve applicare dopo 12 mesi dalla sua definizione, limitatamente ai nuovi impianti".

(Adnkronos)

 

 

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