| Scienza e Psiche 29 luglio 2010 |
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L'amore crea dipendenza, rompere è difficile come smettere con la cocaina L'amore crea dipendenza come una droga. La rottura di una relazione, infatti, è difficile da superare come la disintossicazione dalla cocaina e attiva le stesse aree del cervello coinvolte nella tossicodipendenza. Lo ha scoperto un'equipe dell'università americana di Stony Brook, che pubblica uno studio sul 'Journal of Neurophysiology'. I ricercatori guidati da Arthur Aron hanno analizzato le reazioni del cervello in persone 'in pena d'amore', alle quali venivano mostrate foto con il partner perduto. Durante i test, è risultato che le zone cerebrali sollecitate erano le stesse di quelle attivate in caso di una forte dipendenza dalla droga. Queste aree sono coinvolte anche nei meccanismi di motivazione e ricompensa. "I risultati di questo studio confermano la tesi - dice Aron - secondo la quale l'amore romantico è una forma specifica di dipendenza". I dati aiutano anche a spiegare perché le emozioni e i comportamenti legati ai rifiuti in amore - come le ossessioni, gli omicidi, i suicidi, la depressione - siano presenti in diverse culture. Una notizia positiva per chi vive la sofferenza amorosa però c'è, con la conferma che il tempo lenisce il dolore: durante il test, infatti, il cervello attivava sempre più debolmente, con il passare del tempo, le zone coinvolte nelle dipendenza alla vista della fotografia dell'amato. (Adnkronos)
Viaggi: in hotel tra Leoni e Pavoni Paese che vai, turista che trovi. C'è quello che cerca solo quiete e tranquillità, ma che finisce per essere ossessionato dall'incubo dei vicini rumorosi, c'è chi invece è salutista convinto e vuole in tavola solo prodotti biologici; e ancora chi va pazzo per le stanze super accessoriate e rifornite di bagnoschiuma, accappatoio e altri piccoli lussi. Insomma, il popolo dei vacanzieri si rivela attraverso manie e tic non appena mette piede in un albergo. Un curioso sondaggio, promosso dall'Osservatorio Nestlé Professional, si è divertito a fotografare i loro vizi e virtù attraverso 500 interviste a uomini (51%) e donne (49%) tra i 25 e i 55 anni. La ricerca ha analizzato i desideri degli italiani in vista delle vacanze estive e ha rivelato quali sono le loro manie, individuando quattro diverse tipologie di viaggiatori, con caratteristiche proprie anche legate alla loro provenienza geografica. Ci sono innanzitutto i "Leoni". Vengono soprattutto dal Nord-est e cercano soprattutto la quiete. In cima alla lista delle loro preoccupazioni ci sono la posizione dell'hotel (80,9%), il design (33%) e i vicini di camera rumorosi (40,4%). Le pecche di cui si lamenta più di frequente sono le dimensioni del bagno e la stanza rumorosa (44,7%). Appena mette piede nella sua stanza il Leone prende possesso degli spazi mettendosi subito comodo (10,6%). I "Gatti" sono invece simbolo del centro Italia. Si tratta di soggetti ordinati, puntigliosi e molto diffidenti; sempre in cerca di servizi di qualità, ad esempio trovare sulla tavola solo prodotti biologici (26,8%, basano la scelta dell'albergo sul prezzo (86,6%). Tra le cose che proprio non vanno giù ci sono il letto, mai abbastanza comodo (63,9) e la poca cura nella preparazione della stanza (39,2%). Infatti il primo test al momento dell'arrivo è proprio dedicato a cuscino e materasso e all'aerazione della stanza: il suo primo gesto è infatti spalancare le finestre, per cambiare l'aria (12,4%), e disfare subito i bagagli. Ordinato e puntiglioso, il Gatto non accetta sbavature nel suo itinerario: tra le sue esigenze ci sono servizi di prima qualità, come trovare sulla tavola per colazione solo prodotti biologici (26,8%).
La "Volpe" arriva dal Sud. E' un soggetto
socievole, ma che fa dell'astuzia la sua arma vincente; cerca sempre di
ottenere il massimo con il minimo sforzo e sceglie l'hotel in base alla
convenienza del rapporto prezzo/servizi offerti (65,5%). Nella sua lista delle
priorità ci sono una stanza con tanti accessori Chiudono la rassegna i "Pavoni", viaggiatori tipici del Nord ovest. Modaioli e salutisti, prendono alloggio in alberghi dal nome noto, meglio se appartenenti a catene ultrarinomate e super glamour (24,2%). Una delle loro manie è ispezionare a fondo tutti gli aspetti della sua stanza, dalle dimensioni, che per loro non sono mai abbastanza grandi, all'arredo e alla vista panoramica (45,5%). La ricerca conferma che prima della partenza i viaggiatori dello Stivale non mancano mai di prelevare dalla stanza qualcosa e mettersela in valigia. Nei bagagli del Pavone finiscono di solito saponette, bagnoschiuma e kit bagno (23,5%), in quella del Leone piatti e ciotole (5,3%). Il Gatto preferisce invece gli oggetti che portano il marchio del'hotel (46,4%), dall'accappatoio (28,9%) agli asciugamani (26,8%), mentre la Volpe si porta a casa menù e carta dei vini (9,6%): oggetti di poco valore ma che testimoniano l'affare fatto nella scelta della struttura migliore. Infine una parola su quello che mette in ansia i diversi tipi di vacanzieri durante il loro soggiorno in hotel. Il Pavone teme di non sentire la sveglia (15,9%) e ha spesso difficoltà a regolare la temperatura della camera (35,6%); il Gatto si preoccupa di trovare sul proprio conto servizi che non ha utilizzato (39,2%) e ha problemi con la combinazione della cassetta di sicurezza (17,5%). La Volpe teme di trovare la stanza svaligiata (33,3%) e ha difficoltà ad orientarsi all'interno dell'albergo (16,4%), mentre il Leone teme di dimenticare qualcosa al momento del check out (59,6%). (Tgcom)
All'Expo Shanghai presentato 'Adamo', orologio per telesoccorso 'made in Italy' A prima vista sembra un normale orologio a lancette, ma racchiude un sistema di telesoccorso e telemonitoraggio unico nel suo genere, in grado di rilevare i parametri fisiologici della persona e combinarli con le informazioni sull'ambiente circostante, specialmente in condizioni di super-afa. E di allertare il medico in caso di emergenza. E' Adamo, un'invenzione che sara' presentata all'Expo di Shanghai 2010 all'interno della rassegna 'L'Italia degli Innovatori' in programma da sabato al 7 agosto. Adamo - spiega una nota - e' frutto di un progetto del Politecnico di Torino, sviluppato dall'Istituto superiore Mario Boella e prodotto, attraverso la collaborazione con altre realta' piemontesi, da Prima Electronics, azienda torinese che progetta, produce e commercializza elettronica industriale ed e' parte del gruppo Prima Industrie. Lo strumento e' in grado di individuare situazioni anomale quali cadute, immobilita' sospette, disagio termico e segnalarle immediatamente al centro servizi. Data l'estrema semplicita' d'uso, Adamo e' pensato per offrire un'assistenza pronta e immediata a tutti gli anziani e a tutti quei soggetti cosiddetti 'fragili' come disabili o malati che, soprattutto in periodi di grande caldo, possono trovarsi in situazioni d'emergenza all'interno della loro stessa abitazione. Il dispositivo, anallergico e resistente all'acqua, e' inoltre dotato di un pulsante d'allarme nella parte anteriore per una rapida chiamata di soccorso. All'interno possiede un accelerometro triassiale e diversi sensori in grado di riconoscere la temperatura cutanea, quella dell'ambiente circostante, la luminosita', i movimenti del polso, la micro-mobilita' delle dita e, infine, se il dispositivo e' stato indossato o meno. Dopo la registrazioni dei parametri, i dati vengono inviati a una centralina di controllo posta all'interno dell'abitazione, che li memorizza, li elabora localmente e li ritrasmette al centro servizi. La centralina e' inoltre dotata di un sistema viva-voce e di ascolto ambientale che permette di far interagire gli operatori direttamente con la persona in caso di emergenza. La Regione Piemonte - informa la nota - ha avviato nel 2008 un progetto pilota su Adamo e oggi vengono monitorati circa 300 persone fragili. I costi del servizio sono a carico della Regione Piemonte e gli utenti possono rivolgersi agli enti gestori per richiedere il dispositivo. (Adnkronos)
Usa e Gran Bretagna: il riscaldamento globale è inequivocabile Uno studio condotto dai più autorevoli organismi di ricerca sul clima degli Usa e della Gran Bretagna fornisco "le migliori prove raccolte finora" sull'aumento globale delle temperature a lungo termine, mostrando "chiari e inequivocabili segni" del riscaldamento globale". Inoltre la Nasa e il Noaa americani hanno riscontrato che nella prima metà del 2010 le temperature sono state le più alte da oltre un secolo. Un rapporto del Noaa e del Met Office britannico, che per la prima volta incrocia 11 diversi indicatori, dalle temperature dell'aria e del mare allo scioglimento dei ghiacci, raccolti in periodi che risalgono fino al 1850. Annunciando le pubblicazione dei dati a Londra, Peter Stott, capo della ricerca sui modelli climatici del Met Office, ha detto che nonostante qualche buco su singoli anni, le prove sono incontrovertibili: "quando si seguono questi trend decennali si vedono chiari e inequivocabili segni di un mondo che si riscalda". "E' un risultato davvero notevole, tutti i dati concordano. E l'evidenza più chiara raccolta in un unico luogo generata da una serie di indici diversi". Al momento il 1998 è l'anno più caldo mai registrato. I dati combinati sulle temperature di terra e mare del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della Nasa e del National Climatic Data Centre (NCDC) del Noaa dimostrano che il primo semestre di quest'anno è stato il più caldo in assoluto e accreditano la predizione che quest'anno supererà il 1998 per il record del caldo. Nonostante le fluttuazioni annuali i dati usa e britannici mettono in luce chiaramente il trend degli anni 2000, più caldi degli anni'90, che al loro volta sono stati più caldi del decennio precedente, spiega Stott. Il Met Office ha pubblicato la lista completa degli indicatori sul riscaldamento globale. Sette di questi sono aumentati negli ultimi decenni, segnalando "un chiaro trend di riscaldamento", nonostante le fluttuazioni annue. Tra questi le temperature dell'aria al suolo raccolte da sette diversi centri, che indicano tutte la stessa tendenza. Altri sei indicatori in crescita sono le temperature superficiali dei mari, raccolte da sei diversi centri, il calore degli oceani a 700 metri di profondità, con sette distinti set di rilevazione, le temperature dell'aria sugli oceani (cinque centri di rilevamento), la temperatura della troposfera fino a un chilometro di altitudine (sette), l'umidità dell'aria (tre) e il livello degli oceani (sei set di dati). Altri quattro indicatori sono in calo, in coerenza con il riscaldamento globale: la copertura nevosa dell'emisfero settentrionale (due set di dati), la calotta di ghiaccio artica (tre), la massa dei ghiacciai (quattro) e la temperatura della stratosfera. Il raffreddamento di quest'ultima è causata dal declino dell'ozono nella stratosfera, che impedisce l'assorbimento della radiazione ultravioletta. Sono stati lasciati lasciato fuori dall'analisi i dati sul ghiaccio antartico, che aumenta in alcune zone e diminuisce in altre, a causa della riduzione dello strato di ozono che modifica la circolazione del venti e le correnti marine di superficie. Secondo Stott, le cause del riscaldamento globale sono "dominate" di gas serra prodotti dall'attività umana. "E' possibile che qualche fenomeno amplifichi altri effetti, come la radiazione solare, ma le prove sono così chiare che la possibilità che dipenda da qualcosa a cui non abbiamo pensato sembra affievolirsi". (Apcom)
Piu' malattie in bibbia degli psichiatri C'e' il rischio che un giorno a tutti verra' diagnosticata una qualche malattia mentale e magari prescritti dei farmaci per guarire. E' lo spaventoso scenario dipinto da un gruppo di esperti che hanno tenuto una conferenza per sollevare ancora una volta il problema che la 'bibbia degli psichiatri',il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders,in fase di revisione, finira' per includere cosi' tante malattie mentali o comportamenti supposti essere anormali da ricomprendere tutti (Ansa)
iPad: utilizzatori egoisti e snob Egoisti, un po' snob e con uno spasmodico desiderio di potere. Non e' esattamente un profilo benevolo quello dei possessori di iPad. Dalla ricerca di MyTipe, emerge che i possessori della mitica tavoletta sono tutt'altro che esperti di informatica, e la usano come status symbol piu' che come oggetto tecnologico. Il possessore tipo dell'iPad e' sofisticato, ha un alto titolo di studio ed e' spasmodicamente interessato agli affari, mentre ha un punteggio molto basso nell'altruismo. (Ansa)
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