| Scienza e Psiche 2 settembre 2010 |
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Tessuti biosintetici, la speranza della scienza Una ricerca pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine (che ha superato già le prime fasi di test su pazienti umani) promette di trovare un nuovo modo per guarire i pazienti affetti da cecità per danneggiamenti della cornea. Infiammazioni o altri danni subito da questo delicato organo costituiscono la seconda causa di cecità nel mondo che coinvolge fino a 10 milioni di persone: l'unico modo per curarla, ad oggi, è sostituirla e ciò è possibile solo se si ha a disposizione una cornea recuperata da un donatore; sono solo 42mila i trapianti che in media si riescono ad effettuare, per esempio, negli Stati Uniti. Da questi occorre poi togliere i casi in cui si presentano problemi di rigetto o infezioni. Alla scarsità di donatori si poteva finora ovviare solo con riproduzioni di cornee in plastica, che evidentemente non può ristabilire la vista ottimale. Ora, invece, la collaborazione tra istituti di ricerca di diverse nazioni sembra aver trovato una soluzione ai problemi di rigetto e a quelli di scarsità di donatori: questi hanno sfruttato le risorse biotecnologiche a loro disposizione per riprodurre in laboratorio il tessuto della cornea. Un collagene biosintetivo è stato sviluppato a San Francisco dalla FibroGen Inc (riprodotto in un lievito che, come un'impalcatura ha permesso alle cellule del recipiente di crescere nell'innesto così da riprodurre il tessuto originario); questo è stato trasformato nella cornea e testato sugli animali da un team di ricercatori dell'Istituto di ricerca ospedaliera di Ottawa (Canada); la sperimentazione su pazienti umani è stata infine condotta dal dottor Per Fagerholm dell'Università svedese di Linkoping. A spingere all'ottimismo il fatto che dopo due anni i pazienti non hanno avuto problemi durante la sperimentazione e che la vista è stata riacquistata altrettanto efficacemente che con l'ausilio delle cornee ottenute da donatori (senza i già citati rischi che da esse deriverebbero) permettendo inoltre una lacrimazione normale e dovendo ricorrere alle lenti a contatto (utilizzare anche con le cornee ottenute da cadaveri) solo in alcuni casi. Tutti questi fattori hanno permesso di passare alla fase successiva di test che prevede ora la sperimentazione su altri 20 pazienti. (Agenzia Radicale)
Antibiotico ha 2000 anni,era nella birra La storia degli antibiotici non inizia con la penicillina nel 1928, ma 2000 anni fa. I nubiani avevano trovato il principio nella birra. Lo afferma uno studio pubblicato dall'American Journal of Physical Anthropology, secondo cui la popolazione, che viveva nell'odierno Sudan, avevano imparato a produrre la tetraciclina durante la fermentazione della birra, e ne facevano uso contro le infezioni. Un antropologo ne ha trovato tracce nelle ossa di nubiani vissuti tra il 350 e il 500 dopo Cristo. (Ansa)
Scienza/ Dio è superfluo, dice Hawking,il cosmo creato dal nulla Non c'è bisogno di chiamare in causa una divinità, quale che sia, per spiegare l'esistenza del Tutto: la forza di gravità giustifica da sola tutti i processi fisici che hanno dato origine a ogni cosa, dagli ammassi di galassie al più infimo dei batteri. E' quanto sostiene Stephen Hawking, uno dei maggiori astrofisici contemporanei, nel suo ultimo libro, intitolato "Il grande progetto", di cui sulla stampa britannica sono uscite diverse anticipazioni. "Poiché esiste una legge chiamata gravità", scrive lo studioso, noto per le sue posizioni eterodosse anche in campo scientifico, "l'universo può e ha potuto crearsi dal nulla. La creazione spontanea è la ragione per cui c'è qualcosa invece che il nulla, il motivo per cui l'universo esiste, il motivo per cui noi esistiamo". Di conseguenza "è inutile chiamare in causa Dio per fargli toccare il cielo e caricare la molla del meccanismo dell'Universo". Il nuovo libro dello scienziato sarà disponibile il 9 settembre. (Apcom)
Fiducia negli altri ci fa scaltri Non è affatto facile capire se chi abbiamo di fronte sta dicendo la verità o sta mentendo. Come fare allora? Di certo, non possiamo sottoporre alla macchina della verità tutte le persone con cui abbiamo a che fare, né possiamo confidare sull'aiuto di un esperto dell'Intelligence. C'è però un modo per "pesare" la sincerità di un nostro interlocutore. Secondo uno studio condotto da Nancy Carter e Mark Weber della Rotman School of Management presso l'Università di Toronto, se siamo fiduciosi nei confronti degli altri abbiamo molte più probabilità di capire al volo se qualcuno ci sta mentendo. I ricercatori suggeriscono che è il modo in cui ci rapportiamo al mondo e agli altri a renderci infatti più o meno perspicaci, svegli e addirittura più intelligenti. Per arrivare alle loro conclusioni, pubblicate su "Social Psychological and Personality Science ", Carter e Weber hanno reclutato un gruppo di volontari a cui è stato fatto compilare un questionario con cui misurare la fiducia nel prossimo. Tra le domande proposte ai volontari ve ne erano alcune del tipo: "La maggior parte delle persone sono fondamentalmente oneste", e "La maggior parte delle persone sono fondamentalmente bonarie e gentili". Dopo questa prima fase, i volontari sono stati invitati a visionare una registrazione di un colloquio di lavoro in cui alcuni studenti al secondo anno dell'MBA (l'equivalente della facoltà di Economia e Commercio) parlavano di se stessi e, a seconda dei casi, mentivano o dicevano la verità. Chi ha dichiarato di avere maggiore fiducia nella buona fede e nella sincerità delle persone ha individuato con maggiore frequenza i casi in cui gli intervistati mentivano. I risultati hanno smentito il luogo comune secondo il quale chi ha poca fiducia nel prossimo ed è più attento e diffidente è meno esposto al rischio "fregatura": al contrario sono stati proprio quelli che avevano più fiducia negli altri a dimostrare di saper captare meglio, spesso "al volo", le eventuali bugie. "Anche se la gente sembra credere che avere poca fiducia ed essere meno ingenui aiuti a scovare le menzogne, questi risultati suggeriscono che è vero il contrario", dichiarano i ricercatori. Insomma, chi ha fiducia negli altri non è necessariamente un idealista o un credulone, sottolineano Carter e Weber, ma la sua accuratezza interpersonale può rendere particolarmente abili nell'individuare chi dice la verità e chi invece mente. Le persone di questo tipo si rivelano preziose in campi come la gestione delle risorse (assunzione di personale) e nello scoprire buoni amici o soci d'affari. (Tgcom)
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