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Mentre
la lotta alla droga continua a fare stage
di Irene D'Intino
Della
serie, battersi per la bandiera: metaforicamente è quello che stanno facendo in
questi giorni milioni di cittadini messicani, che manifestano a parole il proprio
dissenso nei confronti del fumettista statunitense Daryl Cagle. O meglio
ancora, nei confronti di una sua vignetta satirica, che ha diviso l'opinione
pubblica tra sorrisi amari e risentimenti altrettanto spiacevoli. L'oggetto
della contesa consiste nella rappresentazione della bandiera messicana, che,
teoricamente, vedrebbe campeggiare al centro del classico tricolore una fiera
aquila. Quest'ultima, invece, nella vignetta di Cagle, figura a terra,
stecchita da colpi e proiettili, in una pozza di sangue. L'artista ha
dichiarato, com'è facile intuire, che la sua voleva essere una denuncia
esplicita nei confronti della politica del Messico, paese che ha visto morire
più di 28.000 persone da quando il Presidente Felipe Calderòn ha dichiarato
guerra ai cartelli di contrabbando di droga. Ma poichè Cagle appartiene a quel
gruppo di disegnatori e fumettisti i quali disegni vengono liberamente
utilizzati dalla stampa nazionale e mondiale, l'immagine ha presto fatto il
giro del mondo, campeggiando sulle principali testate, e facendo indignare non
poco i messicani, che in molti si sono mobilitati esprimendo il loro dissenso
al dissenso. "E' una vergogna che un simbolo patriottico come la bandiera
possa essere preso in giro da uno stupido disegnatore" scrive un lettore
del giornale messicano El Universal.
E così come lui, moltissimi i cittadini che non vedono di buon occhio
l'utilizzo simbolico del tricolore, mentre non manca chi, sostenendo il
fumettista, tenda a riportare l'accento sulla questione della guerra interna al
paese. Perché se il patriottismo si indigna per la bandiera, cosa dovrebbe fare
nei confronti di una guerra civile interna al Paese? Perché quella che fa
28.000 morti in 4 anni è una vera e propria guerra...
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