Condividi


Tonight With

febbraio 2012 Calendario
lunmarmergiovensabdom
0102030405
06070809101112
13141516171819
20212223242526
272829

L'intervista

derulo_1.jpg

Jason Derülo

Alexia N. 63 Settembre 2010

di Elena Del Duca

 

alexia.jpgNel video del singolo “Star”, tratto dal suo ultimo album, appare con grandi occhiali scuri e look da diva. Ma bisogna andare sempre oltre le apparenze e Alexia, pur lontana da qualsiasi eccesso da jet set, non sa proprio stare lontana dal palcoscenico. Lo fa, continuando a brillare di luce propria, con stile inconfondibile e soprattutto con una voce che non ha nulla da invidiare alle ugole d'oro delle più affermate cantanti soul americane. Sì, proprio così! Bionda più che mai, è ritornata a ritmo di dance music e pop rock ma nelle sue vene scorre sempre tanto rhythm and blues. In una Roma versione vacanze estive, abbiamo placcato proprio lei, la vivace performer spezina!


Ciao Alessia, benvenuta su What’s Up! “Stars” è il tuo ultimo album. Qual è stata la “gestazione” di questo lavoro discografico?

È stata una gestazione lunga. Passavo attraverso emozioni e sentimenti variegati. Avevo molto materiale a disposizione. Giunti poi in sala di registrazione, le cose si sono evolute in modo particolarmente articolato. Venivano fuori stimoli nuovi. Tutto questo mi ha portato a realizzare un disco che, secondo me, più che un album è una sorta di percorso attraverso le mie tappe artistiche ma soprattutto attraverso i generi che ho voluto affrontare perché sono una testarda, non riesco ad affezionarmi ad uno solo. Amo cambiare, probabilmente anche a scapito della riconoscibilità ma non me ne frega niente. Sono sicura che con il tempo, chi ha una certa sensibilità, capirà perché ho questa testardaggine.

Infatti, le trame musicali del tuo cd spaziano dalla dance music fino al rock e al pop rock. Perché questo ritorno proprio alla dance, il genere che ti ha lanciato?

Credo che la dance music per me sia stata un passepartout negli anni passati. Mi ha dato la possibilità di cantare le cose che amo poiché la dance, e soprattutto la house, hanno radici blues. Ricordo, nel 2000, uno show case a Miami con cantanti di colore, le quali in genere cantavano il gospel, il blues e il soul, che venivano “prese in prestito” da importanti dj americani. La dance è un po' un escamotage in questo senso, diventa più facile arrivare ad un pubblico non solo di nicchia. Comunque, il soul e il rhythm and blues rimangono sempre generi che io adoro. Purtroppo è difficile inserire testi in italiano che si sposino musicalmente con questo tipo di musica.

In un'intervista hai affermato: “Oggi mi sento come nel 1996 quando muovevo i primi passi, con lo stesso entusiasmo”. Pensi di essere all’inizio di una nuova fase della tua carriera artistica?

Sì, (sorride) perché avverto nuovamente i profumi e l'atmosfera che mi circondavano in quell'epoca. Era come se finalmente tutta l'energia, che avevo canalizzato nel voler fare questa professione, fosse finalmente esplosa nella direzione giusta. Ovviamente, sono passati più di dieci anni, sono maturata, mi sono anche riposata. Ho vissuto pure momenti in cui alcune cose mi venivano suggerite, consigliate, confezionate e talvolta ho interpretato parti che forse non sentivo al 100% ma le ho sostenute perché la mia professionalità mi ha sempre portato a quello. Oggi, essendo libera di prendere le mie decisioni, ho sicuramente l'entusiasmo che c'era nel '96.

Direi che nel disco questo si avverte! Ricollegandomi al tuo discorso, da un paio di album sei appunto diventata “indie” e non sei l’unica artista italiana. Secondo te, c’è qualcosa che si sta rompendo (o si è già rotto) nel rapporto tra le major e gli artisti?

Credo che sia una scelta dovuta essenzialmente ad un fattore di maturità perché una major ti consente di scattare una foto del personaggio che a volte viene molto bene però spesso è difficile riproporsi con un'immagine diversa. Penso che l'esigenza di noi artisti, che ormai facciamo questo mestiere da più di dieci anni, sia proprio quella di far vedere che è bella anche una foto in bianco e nero, basta riuscire a capirne lo spirito!

A proposito di foto! La copertina di “Stars” ha una cornice ispirata alla tv degli anni ’50, “una TV che ha reso popolari le star che hanno fatto sognare intere generazioni” affermi. Quali differenze fondamentali vedi tra le “star” di oggi e quelle di qualche decennio fa?

Billie Holiday, Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald ma anche la stessa Mina e Raffaella Carrà sono nell'immaginario collettivo, fanno parte della nostra quotidianità, sono come la Coca Cola. Purtroppo tra i progetti artistici moderni, sono pochissimi quelli che rimangono per più di un decennio. Oggi tutto ha un consumo molto rapido.

Allora che cosa significa essere “star” oggi e soprattutto continuare ad esserlo?

Io affermo sempre di aver giocato con la foto nella copertina del mio cd. Mi piaceva dare l'immagine di una cantante che soprattutto vuole cantare, vuole esprimersi. Mi definisco una performer. Sto bene quando sono sul palcoscenico. Cerco di avere un atteggiamento decoroso nei confronti di chi mi incontra, di chi viene a realizzare le interviste, senza trascendere nell'eccesso perché sono così caratterialmente. Credo che oggi fare l'artista significhi soprattutto divertirsi facendo il proprio lavoro, avere la passione degli esordi e il contatto costante con il pubblico e con il proprio fan club in modo da poter avere la sorgente per poter continuare.

In questo album canti il brano “Perfect Day”: qual è stato il “giorno perfetto” della tua vita?

(Ci pensa un po'...) Mah, il giorno perfetto per me non esiste ma c'è una grande consapevolezza: che si può raggiungere un equilibrio tra ciò che sei e ciò che vuoi, tra ciò che hai e quello che desideri. Purtroppo nella vita non si può avere tutto, si deve sempre sacrificare qualcosa. L'importate è raggiungere un buon equilibrio mentale.

Sei stata madrina del Porretta Festival, una quattro giorni di musica soul e hai cantato con diversi artisti. Ci sono collaborazioni ancora inedite in vista?

Mi piacerebbe tantissimo fare un salto anche in questo mondo. Credo però che sia difficile perché tutti sappiamo che il soul, il blues, il gospel, hanno una motivazione profonda, quella della liberazione del popolo di colore dalla schiavitù. Non so perché ho tale propensione nei confronti di questa musica, in fondo non ho mai avuto nulla di vissuto in comune però, probabilmente, sento legami con alcune cantanti famose del passato, come Aretha Franklin,Whitney Houston. Ho una certa sensibilità nel percepire la sofferenza di queste donne e amo riproporre il loro repertorio. Tina Turner le quali hanno tanto sofferto a livello sentimentale, hanno avuto uomini possessivi, prepotenti: è questo un po' il filo conduttore che lega diversi artisti, come la stessa

Capitolo “progetti futuri”: in autunno cosa ti aspetta?

Non lo so! Ci sono tantissimi progetti. Probabilmente si rientrerà in sala di registrazione... spero di arrivare indenne alla fine di settembre con il tour! (Scoppia a ridere). Di sicuro ci sarà un periodo di riposo, breve ma intenso.

Per concludere, lascia una dedica ai lettori di What’s Up!

A tutti gli amici di What' s Up voglio fare un saluto variegato con uno spirito dance, r&b, soul, pop rock e anche funky perché io sono tutto questo: sono un gran casino e voi mi capite!

Foto di Remo di Gennaro

 


 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna