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FOREZTIVAL: Piccoli festival crescono

Di Valerio D’Angelo


foreztival.jpgLo Sziget e l’Oktoberfest ne sono sicuramente i fratelli maggiori, i più noti e frequentati, ma la galassia dei festival che nei mesi estivi riuniscono i giovani di tutta Europa è alquanto varia e eterogenea; così, accanto a vere e proprie istituzioni, quali nel corso degli anni sono diventati l’Umbria jazz e il Rototom Sunsplash, si stanno affermando una miriade di piccoli spazi, quasi sempre connubi ben riusciti tra musica e cultura popolare, eventi che curiosamente riescono ad attrarre anche artisti di fama internazionale. È il caso del Foreztival, tenutosi dal 27 al 29 Agosto nella regione francese di Rhone-Alpes. Creato sei anni fa dalla Giunta comunale di Trelins, un paesino di appena 547 anime, con lo scopo di rivitalizzare culturalmente (ed economicamente) l’area, il successo del festival è stato tanto inatteso quanto improvviso: il “piccolo festival che attira i grandi”, come è comunemente chiamato, ha infatti avuto una popolarità imprevedibile, foreztivals.jpgtrasformandosi velocemente da fenomeno regionale in appuntamento imperdibile per gli ormai molti habitué. Il passaparola ha fatto il suo giro e il “piccolo” Foreztival non ha più nulla da invidiare ai suoi fratelli maggiori Sziget e Rototom tanto che, se era quasi d’obbligo che artisti francesi di successo come Fatals Picard e Peuple de l’Herbe rendessero omaggio al festival con la loro presenza, non era affatto scontato che gruppi d’oltreoceano, come la Dinamic Band (USA), si scomodassero per arricchire il panorama musicale del festival, dove le sonorità dub e reggae si confondono al punk, al rock, e ai numerosi gruppi rap, con un ampio spazio dedicato agli artisti emergenti, in una mescolanza di gruppi politically uncorrect che soddisfano i gusti più disparati. Ma la musica è solo uno dei tanti ingredienti che rendono l’evento esclusivo: il teatro di strada, gli spettacoli di giocoleria, i numerosi stand di informazione ecologica, e i mercatini di prodotti artigianali, formano infatti una scenografia perfetta di uno spazio libero e con regole proprie, un Isola che non c’è in cui anche il denaro è simbolicamente proibito (si compra in Buix, uno del valore di un euro). Un consiglio: andateci.

 

 
La bandiera che ha scandalizzato il Messico

Mentre la lotta alla droga continua a fare stage

di Irene D'Intino

banderamessico.jpgDella serie, battersi per la bandiera: metaforicamente è quello che stanno facendo in questi giorni milioni di cittadini messicani, che manifestano a parole il proprio dissenso nei confronti del fumettista statunitense Daryl Cagle. O meglio ancora, nei confronti di una sua vignetta satirica, che ha diviso l'opinione pubblica tra sorrisi amari e risentimenti altrettanto spiacevoli. L'oggetto della contesa consiste nella rappresentazione della bandiera messicana, che, teoricamente, vedrebbe campeggiare al centro del classico tricolore una fiera aquila. Quest'ultima, invece, nella vignetta di Cagle, figura a terra, stecchita da colpi e proiettili, in una pozza di sangue. L'artista ha dichiarato, com'è facile intuire, che la sua voleva essere una denuncia esplicita nei confronti della politica del Messico, paese che ha visto morire più di 28.000 persone da quando il Presidente Felipe Calderòn ha dichiarato guerra ai cartelli di contrabbando di droga. Ma poichè Cagle appartiene a quel gruppo di disegnatori e fumettisti i quali disegni vengono liberamente utilizzati dalla stampa nazionale e mondiale, l'immagine ha presto fatto il giro del mondo, campeggiando sulle principali testate, e facendo indignare non poco i messicani, che in molti si sono mobilitati esprimendo il loro dissenso al dissenso. "E' una vergogna che un simbolo patriottico come la bandiera possa essere preso in giro da uno stupido disegnatore" scrive un lettore del giornale messicano El Universal. E così come lui, moltissimi i cittadini che non vedono di buon occhio l'utilizzo simbolico del tricolore, mentre non manca chi, sostenendo il fumettista, tenda a riportare l'accento sulla questione della guerra interna al paese. Perché se il patriottismo si indigna per la bandiera, cosa dovrebbe fare nei confronti di una guerra civile interna al Paese? Perché quella che fa 28.000 morti in 4 anni è una vera e propria guerra...

 

 
Ultime da Venezia

di Irene D'Intino

Parte il Festival del Cinema, quest'anno un po' più giovane


venezia.jpgE' una Mostra molto più giovane rispetto alle edizioni passate quella che prende il via in queste ore nella laguna di Venezia: lo storico film festival, il più antico al mondo, si caratterizza infatti, in questa edizione 2010, per un'età media dei registi in concorso molto più bassa rispetto alle passate edizioni, grazie alla partecipazione del 41enne Aronofsky, vincitore nel 2008 con The Wrestler, e alla 39enne Sofia Coppola, che presenterà la commedia Somewhere. Sbarcato nella laguna, il presidente di giuria, Quentin Tarantino, ha dichiarato di dover lavorare sodo per riuscire a decretare, l'11 settembre, il vincitore dell'ambito Leone d'Oro, ma ha garantito, come si legge su Reuters, che in concorso, quest'anno, ci saranno “ molti film veramente interessanti, registi entusiasmanti. E' un gruppo fantastico”. Le danze si aprono con una Natalie Portman in veste di ballerina in Black Swan, anche se le prime indiscrezioni parlano di un avvio troppo hot, che non ha convinto la stampa.

Aspettiamo ora di sapere che effetto susciteranno invece le altre due attesissime pellicole in programma per la prima giornata, Legend of the Fist: the Return of Chen Zhen, omaggio al cinema di Bruce Lee, e Machete, il nuovo film di Rober Rodriguez, prodotto sempre dall'amico Tarantino, e interpretato da nomi del calibro di Jessica Alba, Michelle Rodriguez, Robert De Niro, Steven Seagal e Don Johnson. Nei prossimi giorni sembra invece ormai confermata l'assenza del cineasta iraniano Jafar Panahi, perché sembra che le autorita' iraniane non gli abbiano rilasciato il passaporto Parte infine la prima retrospettiva comica che vedrà protagonista, tra gli altri, l'indimenticabile Compagni di scuola di Carlo Verdone.

 
 
Allarme psicofarmaci ai bambini

Giù le mani dai bambini lancia l'appello e chiede l'intervento del Ministero della Sanità

di Irene D'Intino

integratori.jpgE' un allarme piuttosto serio quello lanciato in queste ore da “Giù le Mani dai Bambini”®, il più rappresentativo comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica. La questione sulla somministrazione degli psicofarmaci ai bambini sarebbe, già di per sé, un argomento delicato, se non fosse poi per le accuse partite proprio da genitori e psicologi, in ben due casi differenti. Nel primo, Gabriele, un bambino down ed iperattivo, è stato (secondo le accuse mosse dal racconto della mamma) sottoposto a terapie a base di psicofarmaci senza la firma del consenso informato da parte dei genitori e per un periodo ben più lungo di quello autorizzato dalle norme vigenti. “Non mi era stato detto molto sul farmaco” ha spiegato la madre di Gabriele “ma soprattutto non mi hanno fatto firmare alcun consenso informato. Non conoscevo gli effetti collaterali, né che poteva essere somministrato in prima battuta per massimo 6 mesi. Inoltre Gabriele da quando ha iniziato ad assumere Strattera ha dato evidenze di autolesionismo: graffiava, mordeva sé stesso, mordeva me, ed anche altri parenti, atteggiamenti violenti che non aveva mai avuto prima di prendere Strattera, ed era ancora più ossessivo”...

 

 
Dalla Cina con furore

Il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma  pianta la sua bandierina sulla Muraglia Cinese.

di Silvia Lamia

china.jpgChiudono le scuole ma il Convitto con il neo-nato Liceo Scientifico Internazionale con opzione lingua cinese - primo in Italia, secondo in Europa - non si ferma. Ed è già in volo. Destinazione: Pechino. Un viaggio organizzato proprio per approfondire lo studio della lingua cinese. Dopo nove ore settimanali passate sotto il segno del dragone, tra ideogrammi e geo-cinese (geografia in lingua cinese), l’8 giugno il IC - 28 ragazzi e quattro intrepidi professori (Silvia Fasciolo, Ping Ping Sun, Piero Costa e Francesco Alario) - hanno fatto un tuffo di tre settimane nel lontano Oriente. Sin dal primo giorno al “Beijing Foreign Languages School” anche i più scettici sono entrati subito nello spirito del Campus. Colazione alle 7.30 e poi full immersion di cinese. Le lezioni sono strutturate in maniera completamente diversa dalla nostra. Nessuna lavagna, solamente proiettori: è tutto così tecnologico!”, spiega elettrizzata Laura che subito dopo l’atterraggio ha abbandonato ogni perplessità. Alle 12.30 pranzo: piatti elaborati, sapori agrodolci e piccanti con spezie di ogni genere. Immancabile il riso, il pane della situazione. D’obbligo le classiche bacchette, unico “utensile”. Ma ci si abitua presto: al ritorno in Italia, i ragazzi, quasi non si ricordavano come si tenesse in mano una forchetta! Poi tempo libero: chi scrive appunti di viaggio sul sito del Convitto, come Giulia, Maurizio, Ludovica e Andrea; chi scambia due chiacchiere con l’amica e chi non può fare a meno di tirare due calci ad un pallone. Sui campi della scuola pechinese la nostra IC e alcuni studenti cinesi hanno giocato una partita di basket e una di calcio: Roma vs Pechino, parità per la prima e vittoria italiana per la seconda. Le lezioni riprendono verso le 14: cultura cinese, musica, canto, origami e kung-fu. Il corso di grafia, però, è quello che avuto più successo: “Sarà perché ci siamo esercitati tutto l’anno, ormai con pennello e inchiostro abbiamo una certa dimestichezza”, ammette Chiara. Le lezioni si concludono alle 16.30, ma la giornata è ancora lunga. Ogni sera cena in un ristorante diverso: “Niente a che vedere con i “nostri” ristoranti cinesi!”, precisano. Gli studenti cominciano ad abituarsi a quei sapori più o meno forti, così diversi dagli internazionali “involtini primavera”. Niente lezioni per il week-end. Ma chi si ferma è perduto. La Grande Muraglia - “Gigantesca!”, dice Simone con gli occhi sgranati, che ancora canticchia la canzone ufficiale delle Olimpiadi 2008, “Beijing Huanying Ni” (Pechino ti dà il benvenuto): “Ce l’hanno insegnata appena arrivati”; la Città Proibita con 800 palazzi, tutta oro e rosso - colore importante e portafortuna, quello dell’Imperatore; il Palazzo d’Estate; il Tempio del Cielo e il Millennium Centre, costruito in occasione del 2000. Al suo interno fregi di marmi policromi che raccontano e celebrano la Cina.Tra i personaggi più importanti ci sono anche Marco Polo e Matteo Ricci”, spiega Gianni. E ancora il Mercato delle Perle e il Mercato della Seta: “Bellissimi!” dice Simone che di solito odia girare per negozi. Comunicare, per loro, non è stato poi così difficile. Certo, “non è l’inglese - riconoscono -, ma è stata meno dura del previsto”. La classe non si è fatta mancare un salto allo Stadio Olimpico di Pechino, soprannominato Nido d’uccello per la sua forma e al Centro Nazionale del Nuoto, Nido d’api, entrambi teatri delle Olimpiadi 2008. Ultimo fine settimana: Shanghai, EXPO 2010. “Lì si respirava la cultura di ogni Paese.”, raccontano i ragazzi con un entusiasmo travolgente. “Una vera e propria città”. Il padiglione più visitato è quello cinese, seguito da quello italiano. Vari ostacoli apparentemente insormontabili - atmosferici e non - ma la montagna più difficile da scalare è stata l’HSK, l’esame di lingua cinese che avrebbe confermato un intenso anno di studio. Spaventatissimi ma anche concentrati e decisi a superarlo. Ora non resta che aspettare il giudizio finale. Complimenti al rettore Emilio Fatovic che per primo ha creduto e ha investito in questo nuovo progetto. Grazie ai professori che temerariamente sono partiti in quarta verso la Cina. E un applauso ai ragazzi del IC, che hanno affrontato un duro anno scolastico con tanto impegno, concludendolo con questo splendido viaggio che ha arricchito il loro bagaglio personale e culturale, che ha dato loro tante soddisfazioni e l’occasione di conoscere una nuova lingua e non solo. E con gli occhi un po’ a mandorla, carichi di emozioni e di speranze verso il nuovo anno scolastico, la sfida iniziale si può dire ottimamente conclusa!

 

 

 
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